Riporto anch'io il mio ricordo di Ferretti.
Splendida figura di Laziale, grande giornalista e pezzo della meglio gioventù di tantissimi di noi.
Difficile spiegare oggi, per chi non ha vissuto i tempi della radio e di 90° minuto, cosa significasse il rito complessivo della domenica. Per me, era la messa, le partite a biliardino all'oratorio, la passeggiata col papà (finalmente) a riposo per comprare le "paste" (ma chi le chiama più così!) in pasticceria, il pranzo (anche qui, finalmente) "buono"; la fuga col boccone ancora in bocca per la partita all'oratorio delle 2 (non potevi far tardi, perché faceva buio presto, e comunque dopo qualcosa dovevi fare pur per la casa o per la scuola); la radiolina accesa a tutto volume sul muretto: perchè noi tutti in campo volevamo sentire - durante la nostra partitella tra polvere, pali di ferro, buche, sassi e palloni di pietra con la camera d'aria mezza di fuori - cosa succedeva sui campi veri.
Ma quanto mi divertivo, porca zozza, ma quanto.
E la colonna sonora di tutto questo era le voci meravigliose di quella radio, tra cui il timbro pacato, incisivo e coinvolgente del grande Ferretti.
Ferretti, che non solo era un giornalista sopraffino, ma anche e sopratutto una persona squisita, soave, allegra, nonostante una vita non credo facile: il padre, autentico filibustiere, l'aveva lasciato da bambino per rifarsi una nuova vita in sudamerica con la sciantosissima Doris Duranti. Proprio a Mario Ferretti, forse simpatizzante Laziale pure lui, si deve la mitica radiocronaca del giro d'Italia dove, all'apertura del collegamento, pronunciò la celebre frase:«Un uomo solo è al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi» (Coppi aveva la tessera n. 9 della SS Lazio Ciciclismo 1945).
Insomma, andando via Ferretti ci lascia tanti ricordi bellissimi e un grande vuoto. La speranza è che ritrovi il suo papà, i suoi sportivi preferiti e i tanti amici e colleghi che aveva in Rai e nel mondo dello sport e che lo hanno preceduto.
Che riposi in pace.