Comunque il servizio è ridicolo. L'ho dovuto guardare due volte per capire che la parte più importante è il contratto tra la società uruguagia del fratello di Zarate e la Pluriel. Il documento viene mostrato 2 volte ma non viene analizzato compiutamente, eppure dovrebbe attestare la motivazione dei versamenti, avessi confezionato il servizio lo avrei letto integralmente. Si è preferito fare un gran minestrone confondendo le acque a partire dalla querelle Lotito-Di Canio sul reale prezzo di acquisto del pastorello di Haedo, e lo stesso Pippo dimostrava di non capire il senso della diatriba tra i 2 che non era riferita allo stipendio ma al costo del cartellino. Confusione ridicolmente aumentata dai riferimenti naif di Ruzzi al potere di Lotito, alla scorta e, particolarmente urticante, quello al prolungamento del contratto di Mauri, arrestato. Avessi fatto io il servizio una domandina sul modo in cui erano giustificati formalmente i compensi della Pluriel a Zarate l'avrei fatta come, da giornalista imparziale, avrei dato conto del fatto che il clan Zarate era parte integrante del pactum sceleris. Qui sembrano dei poveracci vittime di in.fame protervia. Non si capisce inoltre perchè se la Pluriel ha potuto intentare una causa alla Lazio vincendola, Ruzzi, in forza di quel documento non abbia fatto altrettanto verso gli inglesi. Azzardo: può essere che il contratto tra Lazio e Pluriel fosse legale e non altrettanto valido fosse quello tra gli inglesi e Sergio Zarate? Il servizio avrebbe potuto chiarirlo ma si è preferito parlare della scorta di Lotito.
Conclusione mia: questa vicenda ha purtroppo dei lati oscuri che sarei contento fossero chiariti, ma il dubbio di comportamenti non cristallini c'è e me ne dispiaccio non consolandomi il fatto che, al contrario di quanto affermato da Ruzzi nel servizio, giochetti contabili non sono esclusiva della Lazio.
Ultimissima considerazione, ricordiamo il contesto in cui si svolse la vicenda e dobbiamo riconoscere che l'operazione Zarate fu compilata da un recalcitrante Lotito che per la prima e unica volta ha ceduto alle pressioni della piazza che pretendeva il riscatto del pastorello dopo la illusoria prima stagione. È evidente che i 20 milioni in 4 anni erano la pretesa dell'entourage di Zarate per legarlo alla Lazio e l'escamotage usato secondo me rispondeva anche all'esigenza di non sconfessare il tetto stipendi che ci eravamo dati.
Possiamo definitivamente affermare che il riscatto di Zarate sia stato il più grande errore di Lotito, ma è un errore che ricade anche su di noi. Mi sarei dato fuoco davanti a Villa San Sebastiano se fosse tornato all'Al Saad.