Il racconto
Sagome d'ultrà Il tifo a distanza non funziona (la Repubblica ed. Roma)
di Marco Lodoli
Può sembrare quasi una bella idea, un'invenzione originale del presidente Lotito: cari tifosi, non potete venire allo stadio a tifare Immobile e Luis Alberto? Be', per adesso mandate la vostra sagoma, 45X75, 39,90 euro che saranno devoluti alla Croce Rossa Italiana. Così nella partita contro la Fiorentina, le file basse della Tevere sono state occupate dai faccioni sorridenti delle sagome laziali: c'era anche la grande foto di Anna Falchi, con la sciarpa biancazzurra. Bella distesa a coprire le tette, e insieme a lei un migliaio di uomini, donne, anziani, bambini, tutti immortalati dalla luce della fede laziale. Certo non possono cantare "Vola un'aquila non cielo", non possono zompettare urlando "Chi non salta è della Roma", non possono incitare la squadra e nemmeno esultare ed abbracciarsi al momento del gol: stanno tutti lì, fermi, eternamente sorridenti, con il cappellino o la maglietta della squadra, incorniciati dal grande silenzio dell'Olimpico. E così alla fine il risultato è vagamente spettrale, quasi funebre, come fosse la gelida rappresentazione di qualcosa che è morto e sepolto. In fondo in mezzo alla folla di fotografie potremmo metterci anche quella del nonno morto vent'anni fa, grande laziale, o dell'amico finito sotto a un camion l'estate scorsa, o la foto di noi a sedici anni, capelloni e tifosissimi della Lazio di Chinaglia. Attimi passati e presenti, vivi e morti, tutti insieme sulle gradinate, in una sorta di mesta Spoon River biancazzurra. Insomma, capisco le buone intenzioni, ma il risultato appare malinconico come quegli album di famiglia che si sfogliano sospirando sul tempo che passa. Il "tifo a distanza" non può funzionare, il giocatore che segna il gol decisivo all'ultimo minuto non può levarsi la maglietta e correre felice verso quella distesa di fototessere giganti, lanciare saluti e baci a una curva di fantasmi. "Sei 'na sagoma", si dice a Roma per indicare un tipo buffo e divertente, ma che in fondo non merita troppa attenzione. Uno a cui non dare troppo peso perché ha poca sostanza. Il tifo non può essere sostituito da centomila sagome paralizzate, perché i novanta minuti sugli spalti sono fatti di emozioni, speranze, paure, sudore, allegria, delusione, entusiasmo, meravigliosi attimi fuggenti che nessuna foto al mondo potrà mai fermare