Roma: resta la tensione finanziaria - Il Sole 24 Ore

Aperto da Redazione Lazio.net, 22 Mag 2018, 07:12

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Il nostro Giorgione

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Citazione di: LeastSquares il 03 Lug 2020, 18:53
:rotfl2:

Collegamenti via mare e su strada... un piano geniale di Jim per lasciare la as trigoria in buone mani!  :pp

A questo punto però inserirei nei pool dei pretendenti anche una compagnia aerea,  Alitalia ce la vedo benissimo! :pp

Partendo dagli studi di Nash, puoi elaborare una proto teoria che illustri la correlazione tra sfiga e cloaca???😘😘😘😘

LeastSquares

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Citazione di: Il nostro Giorgione il 03 Lug 2020, 22:15
Partendo dagli studi di Nash, puoi elaborare una proto teoria che illustri la correlazione tra sfiga e cloaca???


Mi pare una domanda di ricerca molto interessante  :=))

La imposterei però, più che tramite un modello teorico di teoria dei giochi, secondo un approccio empirico, ovvero stimando un'equazione di questo tipo:

Sy,t= alpha + betax*Xy,t + gammat*Tt + uy,t

dove Sy,t è un indicatore composito di sfiga nell'anno y per la squadra t; Xy,t è un vettore di caratteristiche della squadra t nell'anno y; Tt è un vettore di effetti fissi di squadra (ovvero caratteristiche che non cambiano negli anni). :pp

Servirebbero almeno due anni di dati. Dalla stima (ovviamente tramite Ordinary Least Squares :pp) del suddetto modello otterremmo una serie di coefficienti di sfiga, uno per ciascuna squadra, che potrebbero essere confrontati  :pp

Il nostro Giorgione

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Il team riom è un leggendario vettore di sfiga, una carta moschicida per la zella, un setaccio per malocchio... l'approccio empirico mi persuade molto (anche se non è che c'ho capito granché....)

:rotfl: :rotfl: :rotfl: :rotfl: :rotfl: :rotfl: :rotfl: :rotfl: :rotfl: :rotfl: :rotfl: :rotfl: :rotfl:

Tarallo

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No, veramente era Totti il vettore di sfiga. Ogni campione che si faceva la foto con lui poi perdeva gli open, il giro, il portafoglio, la moglie.

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Vertice notturno dopo il ko umiliante  con l'Udinese. Il tecnico per ora non rischia, ma il suo futuro torna in discussione Intanto Pallotta cerca nuovi soci per portare avanti  il business dello stadio

POLVERIERA ROMA
CRAC INEVITABILE (Corriere dello Sport, 4 Luglio 2020)


Incertezza societaria (sondaggio del magnate dei Miami Heat) e l'equivoco della preparazione

di Guido D'Ubaldo
ROMA


La Roma è una polveriera, la sconfitta contro l'Udinese ha aperto la crisi. Pallotta è molto arrabbiato, ma aspetta la partita di Napoli prima di prendere decisioni. Che in questo momento non riguarderanno la panchina. La gestione della squadra dopo la sosta ha visto crollare le quotazioni di Fonseca, la cui conferma per la prossima stagione a questo punto è a rischio, nonostante un altro anno di contratto. Una sostituzione in corsa era stata presa in esame giovedì notte, ma non è praticabile, non ci sono profili giusti per cambiare ancora durante la stagione, come Pallotta ha fatto spesso in passato, con Zeman, Garcia e Di Francesco. Il presidente ha capito che è meglio aspettare, anche perché ripone fiducia in Fonseca per l'Europa League, avendo il portoghese una buona esperienza in campo internazionale.

GLI EQUIVOCI. La situazione è diventata pesante, affiorano tutti gli equivoci di questa gestione che si avvia a diventare fallimentare. La Roma è ostaggio di Pallotta e Baldini. Sono stati perpetrati degli errori che hanno portato al punto più basso della presidenza americana, la quale in nove anni non ha vinto un titolo. La Roma ha mostrato evidenti lacune sul piano della condizione atletica, da due anni è la squadra con il maggior numero di infortuni. Sono cambiati tanti preparatori atletici, ma tutti devono relazionarsi con Ed Lippie, il personal trainer di Pallotta, che prima di essere mandato a Roma non aveva mai allenato un calciatore. Ancora oggi che non è più in organico è rimasto come consulente, viene a Roma saltuariamente, ma deve essere lui ad avallare i programmi di lavoro, tutti i preparatori atletici si sentono delegittimati. Baldini continua a essere il consigliere ombra di Pallotta, negli anni ha tolto autorevolezza ai direttori sportivi che lui stesso ha indicato, da Monchi a Petrachi. Ora si occuperà di una campagna acquisti che decreterà il ridimensionamento della Roma.

LO STADIO. In questo clima di incertezza il nuovo stadio di proprietà rappresenta l'ultima ancora di salvezza per Pallotta. Il presidente non vuole mollare e spera che a breve ci sia il via libera definitivo per fare entrare nuovi soci interessati al business dello stadio. L'approvazione della convenzione si avvicina, tutti aspettano che la Raggi dia un'accelerazione. Lunedì si riunisce in Campidoglio la maggioranza del Movimento 5 Stelle per discutere del progetto di Tor di Valle. Il meeting è stato voluto dalla stessa Raggi, che incontrerà i consiglieri di maggioranza per esaminare la due diligence svolta sul dossier dopo l'inchiesta della procura di Roma. Ma per arrivare al voto della convenzione in aula ci sarà da aspettare, anche se la Raggi vorrebbe fare di Tor di Valle il cavallo di battaglia in vista delle elezioni. Bisogna tenere presente che oggi al tifoso medio interessa poco se Pallotta riuscirà ad avere lo stadio.
sondaggi da miami. Ci sono altri imprenditori interessati, ma nessuno finora va oltre qualche sondaggio. E' il caso di un gruppo di investitori di Miami, che si è avvicinato al club giallorosso. A capo della cordata c'è Micky Arison, 71 anni, nato a Tel Aviv ma naturalizzato americano e proprietario dei Miami Heat di basket. Arison è il presidente della Carnival Corporation, una delle più grandi compagnie di navi da crociera al mondo. Il suo patrimonio è di 5.8 miliardi di dollari e Forbes lo inserisce al 357esimo posto nella classifica degli uomini più ricchi al mondo. E' appassionato di calcio ed è molto amico di Beckham. Ma siamo ai primi contatti. Solo quando arriverà la richiesta di documenti la trattativa entrerà nel vivo. A quel punto era arrivato solo Friedkin, che può ancora chiudere l'operazione perché conosce già i numeri e ha studiato i bilanci della Roma, altri dovranno ricominciare daccapo. Jim ha tempo per completare l'aumento di capitale e aspetta qualcuno che possa rilevare la società, che ha brand, storia. Per questo non vuole farsi prendere per il collo. Se non arriva l'offerta giusta Pallotta non vuole cedere. Ha investito nella Roma e fortunatamente per lui è lontano, non avverte la pressione. 







Dietro le quinte - Ascesa e declino dell'allenatore

Alchimie, tensioni e lockdown Fonseca ora è chiuso all'angolo (Corriere dello Sport, 4 Luglio 2020)

Non è mai riuscito a imporre il suo gioco, anche per mancanza di uomini adatti. E la squadra è uscita sulle ginocchia dallo stop

di Marco Evangelisti
ROMA


Figlio della guerra, partito per un ideale, Paulo Fonseca si sta lavorando nel petto le emozioni gorgoglianti di un eroe romantico alle prese con eventi di colpo sproporzionati alle sue previsioni, alle sue risorse, fors'anche alle sue qualità. Ne ha viste di cose, quando era bambino e il padre prestava servizio militare in un Mozambico molto più che inquieto, ma quelle probabilmente non se le ricorda. E quando in Ucraina la tensione politica lo costringeva al pendolarismo con tutto lo Shakhtar Donetsk dopo che i bombardamenti erano arrivati talmente vicino da incendiare, letteralmente, le sedie degli uffici.

Allorché è partito per l'ideale romano, fornito di un bel contratto biennale che di netto contando i bonus non va lontano dai tre milioni a stagione, pensava a un'altra vita e in effetti, ora non esageriamo, l'ha trovata, persino serena fino all'approdo del 2020 con le sue apocalissi tascabili. La Roma non ha avuto neppure bisogno dell'epidemia e dei suoi danni collaterali per alimentargli l'angoscia. Nell'anno che è venuto sono arrivate 7 delle 9 sconfitte complessive in campionato, più la defenestrazione dalla Coppa Italia eseguita dalla Juventus. Dopo l'uscita dal blocco dell'attività, tre partite e due sconfitte che avrebbero potuto essere tutte se davanti alla Sampdoria non fosse calato sul palcoscenico Edin Dzeko. Infatti il centravanti nelle due gare successive è stato una volta sostituito e un'altra mandato in panchina.
Si sa che quando James Pallotta, fino a firma contraria proprietario della Roma, comincia a usare la parola nauseato gli allenatori cadono come le mele di Newton. Con tutti i problemi di contratti da onorare o penali da pagare e nuovi tecnici da rintracciare che questo comporta. Fonseca sembra al sicuro, eppure la tesi diffusa è che sia diventato, o possa diventare da domani quando la Roma andrà a Napoli con una voglia di esprimersi paragonabile a quella di un'alga marina, il capro espiatorio di una società che lo ha mandato in missione al comando di una pattuglia di riservisti impauriti. Dopo aver accuratamente ceduto tutti o quasi tutti i soldati scelti.
Questo non è completamente falso, ovvio. Però non si può trascurare quanto di concreto c'è nelle perplessità che il club Roma comincia a nutrire nei riguardi dell'opera di Fonseca. La principale riguarda l'assenza, o meglio la perdita rapida, di qualsiasi identità di gioco. Se qualcuno riesce a individuare una logica in ciò che la Roma tenta di fare in campo è bravo. Fonseca aveva cominciato la stagione infoltendo la fascia centrale del campo e lasciando spazio sui lati ai terzini. Facendo i conti ben presto con l'assenza dei medesimi a destra e l'evanescenza di Kolarov e Spinazzola a sinistra. 
Rigido nel far rispettare la regola del pallone lavorato dal basso, Fonseca si è poi reso conto che allo Shakhtar aveva difensori centrali adatti allo scopo e a centrocampo Fred, Bernard, Taison, Marlos. A Roma ha scoperto i talenti di Mancini e non a caso, per mancanza di avversari, continua a giocare Diawara, guarito a forza da un infortunio che di solito va operato e comunque oggi in stato di autoipnosi. Quindi il portoghese ha cominciato a inventarsi cose che raramente hanno funzionato, tipo Ünder a sinistra con l'Udinese, Kolarov fuori, Dzeko a rate. Giusto dire che ai giocatori Fonseca piace molto, per competenza e linguaggio. Almeno, piaceva fino al lockdown. Del seguito non abbiamo certezze, ma certo i piedi molli visti giovedì sera non erano quelli di una squadra pronta a dare i calli per il proprio allenatore. A proposito, qui s'innesta il terzo punto interrogativo che fluttua sulle teste dei dirigenti. Ma che cosa hanno fatto e come sono stati guidati i giocatori durante la sosta forzata? Fonseca risponde che in fondo solo l'Atalanta in questo momento corre più della Roma e allora i punti interrogativi diventano pericolosamente esclamativi.












il commento

Il rosso della vergogna (Corriere dello Sport, 4 Luglio 2020)

di Giancarlo Dotto 


Me la sono riguardata il giorno dopo perché ho dubitato dei miei occhi. E anche di quelli di Jim Pallotta. Che, dal suo non so dove, aveva mollato l'epitaffio: "Partita vergognosa!". Eh no, Pallotta. Troppo facile. Fa pensare a quei tumulti di piazza dove il primo a urlare l'esecrazione per un disastro appena avvenuto è sempre il colpevole. No, presidente, non le viene mai facile fare la scelta giusta quando si tratta di Roma. E questa volta la scelta giusta era il silenzio. 

È da un pezzo che il rosso della vergogna tinge i muri di Trigoria. Qui, da giovedì sera, siamo oltre la vergogna. Roma-Udinese. Me la sono riguardata ieri da solo per riuscire a credere ai miei occhi. Ci sono horror movie che liquidano la loro "missione" nella superficie del racconto. Ti prendono alla gola, ti fanno rantolare sul divano, spruzzano un po' di sangue, una dozzina di vittime, e poi tutto finisce lì in qualche catartico finale. Due ore dopo non ti ricordi più nemmeno la faccia dell'assassino. Nella trama di questa Roma, della Roma che si è consegnata a Lasagna e compagni, c'è qualcosa che turba ben al di là delle apparenze. E non c'è traccia di un possibile finale catartico. E non c'entra Lasagna, non c'entrano i tifosi assenti, non c'entra il Perotti furioso. C'entra la clamorosa, non più sopportabile assenza di una società. Nelle lucertole dalla testa mozzata, la coda continua ad agitarsi per un qualche tempo, prima di spegnersi o di finire nelle fauci di un gatto. La coda della Roma non si muove più. Nemmeno il gatto la vuole. È l'inerzia. La spina staccata. Il non credere più nemmeno alla possibilità di essere vivi.
In questa tela, invasa dall'acido dei cattivi pensieri prima ancora che dei cattivi risultati, nessuno è più nemmeno la brutta copia di se stesso. Quello non è Paulo Fonseca, ma la sua sbigottita controfigura. Quelli non sono Perotti, Fazio, Kolarov, quello non è Cristante. Quello non è Ünder. Dzeko è talmente enorme che manda bagliori anche dalla deriva. L'acido ha talmente intossicato i corpi che ognuno ha mandato in campo giovedì sera la versione "malata" di sé. E, quando non sono intossicati, sono precari. Puoi recitare quanto vuoi la giaculatoria del "noi siamo professionisti" o del "dobbiamo tirar fuori le palle". Quando sai di essere nel guado di una città fantasma, inevitabile pensare alla propria casa che brucia e immaginarne una migliore. La Roma di giovedì sera non ha la minima chance di qualificarsi nemmeno per l'Europa League.
Due parole alias certezze filtrano da tante macerie. Vengono dal passato per spiegare il non più sostenibile presente. La prima ha un nome e un cognome, Walter Sabatini. Risulta chiaro ormai anche ai chiodi di Trigoria che le funamboliche imprese del Bucaniere cacciatore di uomini e d'aria hanno tenuto in vita l'impossibile scommessa di una società condannata ogni anno a vendere i suoi pezzi migliori e allo stesso tempo capace di battersi con la strapotenza Juventus. L'altra parola chiave è "discredito". La Roma dell'era Pallotta è la tela di Francisco Goya al museo del Prado, Saturno che divora i suoi figli. Direttori sportivi, dirigenti, responsabili sanitari, allenatori e giocatori, scelti, osannati e poi puntualmente scaricati come fazzoletti da naso, senza nemmeno l'onore delle buone maniere. Da quando ha scaricato il Bucaniere, la Roma è una lupa zoppa, un tavolo sbilenco, il cerchio che non fa più la quadra. Pallotta e Baldini sempre più avvinti di qua e la Roma con i suoi tifosi sempre più smarriti di là: due mondi ormai inconciliabili protesi solo a liberarsi l'uno dell'altro. Che facciano in fretta. L'agonia non può durare più a lungo. La data di scadenza superata da mesi. Giovedì sera, all'Olimpico, l'odore era già quello delle cose andate a male.





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Crisi Giallorossa

Sfascio Roma: per i tifosi Pallotta è il vero colpevole, Fonseca merita l'appello (Corriere della Sera ed. Roma, 4 Luglio 2020)


È finita l'era Pallotta, mentre Paulo Fonseca merita ancora una possibilità di salvare panchina e stagione. È questo il «verdetto» di gran parte della tifoseria giallorossa, di molti addetti ai lavori e personaggi del mondo dello spettacolo di fede romanista. «Sto vivendo malissimo questo periodo - le parole di Massimo Ghini -. La partita contro l'Udinese ha dimostrato che la squadra è in disarmo totale, con giocatori demotivati, che sembra ci stiano facendo un favore. Se questo deve essere il calcio, meglio dedicarsi al golf. Sono molto dispiaciuto e amareggiato anche perché non sembrano esserci prospettive per il futuro, vista la situazione societaria». Le parole di Pallotta («Partita vergognosa») non sono piaciute a molti. «Il presidente - dice Angelo Di Livio - si deve assumere le proprie responsabilità perché la gestione sbagliata della società sta influendo anche sui risultati. Si sbrighi a vendere la Roma, perché ai tifosi non è più gradito. Fonseca è abbandonato dalla società, ma non avrebbe senso cambiarlo adesso». La pensa più o meno allo stesso modo anche Giovanni Cervone: «È una vergogna perché le colpe sono di Pallotta e di chi gli sta vicino. Anche i calciatori hanno grande responsabilità, ma la situazione societaria influisce: dovrebbe vendere il prima possibile. Fonseca ha le sue colpe, ma non si può cambiare adesso. E poi chi vorrebbe venire a Roma? Vale anche per i calciatori. Ma chi glielo fa fare a gente come Zaniolo o Smalling di rimanere?». Il pensiero di Roberto Pruzzo sul tecnico è controcorrente: «Fonseca è completamente fuori - le sue parole a Radio Radio -, si nota anche dalla formazione. Il primo tempo con l'Udinese è stato tra le cose peggiori viste quest'anno. La squadra non lo segue e ho l'impressione, già da alcune gare, che certi giocatori stiano con la testa da un'altra parte. Fonseca è il primo responsabile di un disastro annunciato, è fuori dal contesto e quel che dice non corrisponde a quello che si vede in campo». Un cambio di tecnico non avrebbe senso per Paolo Cento, presidente del Roma Club Montecitorio: «Lo abbiamo fatto, senza risultati, troppe volte nel passato. Dovrebbero andare via gran parte dei giocatori, che non danno il massimo per questa maglia. Spero che Pallotta venda presto la società a una proprietà pronta a investire, ma fino a quel momento ha il dovere di rispettare la passione dei tifosi e di garantire risultati sportivi, professionali e finanziari degni della Roma». Per Giorgia Rossi, conduttrice di Pressing Serie A su Mediaset, «se davvero Pallotta voleva vendere la società non avrebbe dovuto gridarlo ai quattro venti. La situazione in campo - ha detto a Rete Sport - è figlia soprattutto dell'incertezza societaria». Secondo Alessia Zecchini, campionessa mondiale di apnea, «Pallotta se ne sarebbe dovuto andare già da qualche mese e dovrebbe sbrigarsi trovare un acquirente per rilanciare la società. Da americano non è riuscito a capire lo spirito del tifoso romanista. Fonseca? Non è mai solo colpa dell'allenatore, sono gli atleti che vanno in campo e devono dare sempre il massimo ». Un po' di speranza prova a portarla l'attore e doppiatore Antonio Giuliani: «Sono convinto che con il rientro di Zaniolo le cose miglioreranno e contro il Siviglia, in Europa League, faremo una grande partita. Fonseca lo riconfermerei, ma cambierei qualcosa nella rosa, puntando di più sui giovani». «Nella Roma - le parole a Radio Punto Nuovo di Tonino Tempestilli - si sente l'assenza di gente come Totti e De Rossi. Fonseca è una persona seria e competente, ma ha quasi fallito l'obiettivo Champions». La sentenza definitiva arriva dai social. «Pallotta - si legge su Twitter - dovrebbe prendere il primo volo per Roma e venire qui a prendersela con i giocatori. Scempi come quelli con l'Udinese non sono ammissibili ». E poi: «Fonseca non sa che a Roma non piove, ma di solito grandina: il peggio deve ancora venire».
Marco Calabresi
Gianluca Piacentini




Il commento
Roma, le scelte di Fonseca rischiano di compromettere anche il futuro (Corriere della Sera ed. Roma, 4 luglio 2020)

Nessuno pensa più che la Roma possa raggiungere l'Atalanta al quarto posto. La corsa alla Champions è chiusa, anche se resta il posto assegnato dall'Europa League. Oggi come oggi, però, anche la sfida al Siviglia dell'odiato Monchi sembra ostacolo insormontabile. E se la Roma lo superasse resterebbero Inter, Manchester United, Bayer Leverkusen...
Il terrificante presente - due sconfitte e zero gol segnati contro il Milan e l'Udinese, che fino a giovedì sera era la peggior squadra in trasferta del campionato - rischia di far perdere di vista il domani, che per un club in grave difficoltà economica come la Roma è ancora più importante. Anche ai più bravi può capitare di fallire una stagione, ma l'analisi successiva deve eliminare l'errore e non rinnovarlo. La Roma del prossimo campionato, con Fonseca che ha ancora un anno di contratto, rischia invece di essere ancora più vecchia di età e meno performante. Il tecnico portoghese ha chiesto e ottenuto l'ingaggio di Pedro, 33 anni il 28 luglio, 2 gol in questa stagione (uno in Coppa di Lega, su rigore, contro una squadra di quarta serie). Ha fatto riscattare Mkhitaryan, 31 anni, che sarà legato da un contratto annuale, con opzione anti-infortuni per la seconda stagione legata alle presenze. Ha convinto i dirigenti a spendersi a fondo per Smalling, 31 anni a novembre, per il quale il Manchester United chiede almeno 20 milioni (e il calciatore, che ha giocato una stagione molto buona, vuole giustamente un contratto all'altezza). Dzeko va per i 35 e sull'altare delle plusvalenze e di Kolarov (del 1985) è stato sacrificato Luca Pellegrini (21) e forse lo sarà Calafiori, uno dei pochi talenti della Primavera. Fonseca chiede giocatori pronti, come fanno molti allenatori, perché si fida dell'esperienza e i suoi obiettivi sono immediati, mentre quelli di un club sono anche a media e lunga scadenza. Lasciar partire Schick per avere Kalinic come vice-Dzeko era un «modus operandi», ma così non si costruisce il futuro. Né vendendo Under o Kluivert e tenendo Perotti e Pastore.
Luca Valdiserri

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Mal di Roma (la Repubblica, 4 Luglio 2020)

Fonseca in confusione, Pallotta non trova compratori Dal campo ai conti così rischia tutto

di Matteo Pinci


Stavolta non c'erano nemmeno i fischi dei tifosi a dare enfasi all'ennesima figuraccia. Il silenzio in cui s'è consumata la sconfitta con l'Udinese, la settima in 13 gare del 2020, è rappresentazione plastica della Roma di oggi: svuotata di risultati e di dignità agonistica. Un gruppo di perdenti di successo assuefatti al piazzamento: in una città in cui manca la pressione della vittoria, i giocatori trovano un eldorado da cui non vogliono andar via. E gli allenatori, accolti con un credito quasi fideistico, finiscono regolarmente ribaltati dalla cruda logica del risultato.
Processo a Fonseca
Il cerchio ha già iniziato a stringersi intorno all'allenatore Paulo Fonseca. Nervosissimo, sconsolato. A Trigoria è insistente l'idea che qualcosa nel metodo di lavoro del tecnico sia cambiato: «È andato in confusione ». Dicono che dopo il ko col Sassuolo si sia spaventato: la Roma che pressava alto rischiando qualcosa ma seguendo un'idea di gioco è sparita quella sera. Ha chiesto ai giocatori più prudenza, un ibrido che ha prodotto confusione. Tutti ora gli chiedono un ulteriore passo indietro, mettere in sicurezza la squadra, magari cambiando modulo (lui studia da settimane una difesa a 3 stile Inter, Atalanta e Lazio). Ma è già un'ultima spiaggia: la Roma fagocita i suoi totem, il ds Petrachi è passato dall'essere il conducador che poteva bacchettare un dirigente anziano come Tempestilli o vietare agli impiegati di frequentare il bar per non distrarre i calciatori, all'essere defenestrato dopo un sms polemico e irragionevole al presidente Pallotta. La gestione schizofrenica delle emozioni per il presidente è prassi e Fonseca non fa eccezione: ieri era l'allenatore ideale. Oggi gli ha messo sulla fronte il sigillo dell'instabilità: «Roma-Udinese? Una vergogna». Una sentenza, come sanno Rudi Garcia ed Eusebio Di Francesco, congedati a ridosso di dichiarazioni simili. I giocatori non hanno mollato Fonseca come fecero colpevolmente con i due predecessori: quanto durerà?
Gli alibi della squadra
Ecco, i giocatori, tutelati e assolti anche di fronte agli insuccessi più evidenti. Il nuovo alibi della squadra è la mancanza di stimoli. Come se dicessero: perso il quarto posto, che giochiamo a fare? Molti magari lo pensano davvero, altri sembrano spauriti, disorientati dalla scelta del tecnico di mandarli inaspettatamente in campo. La frenesia tattica è inspiegabile, vero, ma anche il loro impegno impalpabile, giustificato sempre dalla ricerca di colpe altrui.
Acquirente cercasi
L'implosione sportiva ha prodotto uno tsunami anche a livello economico- finanziario. La Roma è una macchina che produce perdite: costa come se giocasse la Champions ogni anno, invece è prossima a fallire la qualificazione per la seconda stagione di seguito. Milioni di costi ingiustificati e spesso sprecati (Pastore, Nzonzi, Schick, tutti a libro paga) ingolfano un bilancio destinato a chiudere con 160 milioni di rosso, il peggiore della storia recente. Il capitale sociale è sceso al di sotto del limite legale, la continuità aziendale è garantita, in fondo il decreto Liquidità posticipa al 31 dicembre i termini per rientrare nei paletti: Pallotta s'è impegnato a ricapitalizzare per 150 milioni, ma a oggi ne ha versati solo una parte , pensando che magari qualcun altro provvederà. La Roma è in vendita e un paio di fondi statunitensi hanno un dialogo avanzato col presidente per rilevare il club o affiancarlo. Ieri circolava la voce di un interesse di Micky Arison, proprietario dei Miami Heat di basket, smentito da lui stesso. Dan Friedkin, che a dicembre aveva quasi preso la Roma, non è più un'opzione prioritaria. Ma qualcuno gli suggerisce di aspettare, perché anche l'offerta al ribasso avanzata già prima del lockdown potrebbe convincere Pallotta.
I centri di potere
Oltre a Trigoria, le decisioni viaggiano tra Boston e Londra, feudo del consulente Franco Baldini: un altro dei grandi equivoci. Il mercato lo decide lui, detta la linea ai procuratori, imbastisce trattative, cerca acquirenti.
Ha rallentato la cessione di Under al Napoli, convinto di poter far più soldi vendendolo in Premier.
I gioielli a rischio
Il management della Roma ha già programmato il futuro assicurandosi la permanenza di Mkhitaryan e l'arrivo di Pedro dal Chelsea: due ultratrentenni. Il Piano A che prevedeva di giocare la prossima Champions e tenere tutti i big è quasi sfumato, legato solo all'eventuale vittoria dell'Europa League. Già si lavora sul Piano B: senza Champions, probabile un sacrificio eccellente, la Juve vorrebbe Zaniolo o Pellegrini (per lui possibile scambio di plusvalenze con Bernardeschi). Ma il rischio oggi è il Piano C, ossia un anno senza coppe. Se il risultato fosse quello, nessuno sarebbe al sicuro.




L'analisi

Le anime in affitto di una Roma perduta (la Repubblica ed. Roma, 4 Luglio 2020)

di Enrico Sisti

Più o meno nel III canto del Purgatorio, Dante comincia a porsi un problema da niente: perché le anime, che sono ombre, soffrono il caldo, il freddo, i patimenti e le pene? E non sa dare una risposta. Ecco.
La Roma è un ombra che soffre. Un'anima in disgrazia, la Roma, un'entità diafana esposta alla corruzione della carne e condannata dai suoi stessi errori, antichi quanto può esserlo il Purgatorio di Dante, a vagare in eterno per i campi, non proprio Elisi, del calcio moderno.
Nella migliore delle ipotesi, e sino a prova contraria, la Roma è un'anima in affitto che nessuno vuole più accollarsi, difficile da abitare, difficile da ammobiliare, difficile da gestire per gli alti costi di effetti speciali che non portano più a nulla: difficile persino da tifare ormai. A volte sfugge alle telecamere, questa squadra inconsistente, tornando anima in tutto e per tutto. Ma è un'anima, come dicevamo, senza padroni, né sul terreno di gioco, né in panchina, né dietro le scrivanie.
Ovunque è nebbia, una nebbia densa, nerastra, nebbiose le fantasie del tecnico e nebbiosi i piedi che eseguono lo spartito, ammesso che ve ne sia uno e che non sia tutta una recita a braccio, un'improvvisazione disperata, fra gambe molli e automatismi disattivati o mai accesi.
La realtà è che quell'anima chiamata Roma, in dissipazione progressiva, non interessa più a nessuno.
Non ai giocatori, che hanno perduto qualunque slancio e che sembrerebbero aver dimenticato che uno sport di squadra deve possedere, di base, un gioco di squadra (anche nel perseguire un obiettivo comune). Non ai dirigenti, che per istinto venderanno quel po' che c'è di acquistabile, a cominciare, vediamo un po', da Zaniolo? Non al tecnico, al quale verrebbe da chiedere, tra le altre cose: perché umiliare Ünder facendolo giocare dalla parte sbagliata e poi toglierlo? Tanto valeva dirgli: vattene al Napoli o dove ti pare, qui non c'è più posto per te. Eppure Cengiz è l'unico che ha ancora un barlume di coraggio nella giocata individuale, là dentro. Ancora rischia. Gli altri è come se avessero deciso di pensare al (loro) futuro. Per dirla con Capello, forse il giovane turco è l'unico giocatore "importante" in un gruppo totalmente sprovvisto di figure chiave, di ispiratori, di modulatori dell'umore e del ritmo. Da Udinese-Roma 0-4 dell'andata (in 10) a Roma-Udinese 0-2 del ritorno (in 10), è cambiato tutto. O forse niente: forse quel secondo tempo di Udine era solo un sogno.

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Roma nella bufera
Fonseca si scopre sotto esame (Gazzetta dello Sport, 4 Luglio 2020)


Vertice col club e faccia a faccia col gruppo. Modulo e preparazione da rivedere

di Massimo Cecchini -ROMA


Non è la fine di un Grande Amore, ma di sicuro – dopo la crisi che sta attraversando la Roma in questi giorni – il rapporto non sarà più lo stesso. Perché no, forse potrebbe anche essere migliore, ma Paulo Fonseca, per la prima volta da quando ha cominciato la sua avventura giallorossa, è davvero sotto esame. E nonè detto che ne esca indenne, soprattutto se la squadra non dimostrerà – con i fatti e non a parole – di essere totalmente dalla sua parte.
La crisi del 2020
I numeri che vedete a fianco rendono l'idea del rendimento non all'altezza delle aspettative dei giallorossi. La Roma era stata costruita per provare ad entrare in zona Champions e, magari, riuscire a vincere un trofeo. Se è vero che l'Europa League potrebbe ancora regalare soddisfazioni, la squadra vista contro l'Udinese non potrebbe neppure avvicinarsi alla ribalta continentale, visto che i friulani hanno sbancato con autorevolezza l'Olimpico dopo che nelle ultime 9 partite avevano raggranellato la miseria di 4 punti, senza neppure vincere una volta. Ora i giallorossi hanno un punto in più rispetto alla scorsa, dura stagione, e con questi risultati sia Di Francesco che Ranieri avevano la valigia in mano, nonostante la loro media punti fosse superiore a quella del portoghese, che negli anni della Roma americana ha fatto meglio solo di Luis Enrique e Zeman, salutati senza rimpianti.
Pallotta si schiera
A favore di Fonseca, però, giocano una serie di fattori. Il presidente Pallotta, che pure ha definito «imbarazzante e vergognosa »la prova contro l'Udinese, crede che la maggior parte della responsabilità sia della squadra, che non segue Fonseca. Eppure, pare che i giocatori non abbiano affatto scaricato l'allenatore. Anzi, all'a.d. Fienga hanno assicurato di essere con lui. Ciò non toglie, però, che dei nodi stiano venendo al pettine. Ieri infatti, c'è stato un faccia a faccia fra Fonseca e la squadra, che è stato il seguito di un vertice notturno tra Fienga e lo stesso portoghese. E questi ne sono stati gli esiti. Il club non crede che la questione societaria (Pallotta intenzionato a vendere, Friedkin alla finestra e nuovi nomi alle porte, anche se la società smentisce Arison, proprietario dei Miami Heat) influisca sul rendimento. A Fonseca – che alla critica è parso in confusione – è stato ricordato come la rosa sia di qualità (e con un monte ingaggi da oltre 160 milioni lordi), come sul mercato sia stato accontentato sull'arrivo di Pedro, sulla conferma di Mkhitaryan e si lavori su quella di Smalling, ma che stia a lui trovare dei correttivi, motivando i calciatori e studiando accorgimenti tattici diversi. E perciò gli è stato detto di confrontarsi con la squadra, perché un finale di stagione che metta a repentaglio anche il 5° posto o facesse fare brutta figura in Europa League non sarebbe gradito, pur dando al portoghese la scusante dell'imperfetta conoscenza del calcio italiano. Per questo, anche un k.o. a Napoli non porterebbe a un esonero,maa fine stagione senz'altro si farà un bilancio, anche se a nessuno sfugge come, se il portoghese è l'8° tecnico in 9 anni, ci deve essere a monte qualcosa che non funziona.
Faccia a faccia
Così ieri Fonseca si è confrontato con i giocatori, che gli hanno evidenziato come si sentano privi di energie, segno di una preparazione imperfetta. Lo staff tecnico, però, fa presente che tanto è dovuto agli interventi dell'uomo di Pallotta, Ed Lippie, che ha voce in capitolo sul lavoro fisico, segno di una sovrapposizione di ruoli che non giova a nessuno. Morale: i giocatori di più esperienza hanno sottolineato come in questa fase sia meglio cercare correttivi, magari cambiando anche sistema di gioco, per utilizzarne alcuni che coprano di più la difesa (4-1-4-1 o 3-4-1-2). Per il resto, è stato Fonseca ad assumersi le responsabilità collettive, ribadendo però alla squadra che «la stagione non è finita e potremmo toglierci tante soddisfazioni». Vero. Ciò che pare terminata è la pazienza dei tifosi. La Roma degli incubi, infatti, è puntualmente tornata.

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Fonseca in discussione... Che contratto ha sottoscritto Fonseca? Biennale? Triennale? Eventualmente gli fanno causa, come con Petrarchi? Gli fanno un buono?

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Entro martedì o mercoledì chiudono per Cavani

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Fonseca ha un altro anno a 3 milioni, se non ho capito male. Tifo per il licenziamento, altri 3 milioncini buttati.

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Potrebbe essere la grande occasione per Serse Cosmi.

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Citazione di: robylele il 04 Lug 2020, 08:51
Potrebbe essere la grande occasione per Serse Cosmi.
Ha un altro anno di contratto con il Perugia.....

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Citazione di: Redazione Lazio.net il 04 Lug 2020, 07:41


il commento
di Giancarlo Dotto 

...
In questa tela, invasa dall'acido dei cattivi pensieri prima ancora che dei cattivi risultati, nessuno è più nemmeno la brutta copia di se stesso. Quello non è Paulo Fonseca, ma la sua sbigottita controfigura. Quelli non sono Perotti, Fazio, Kolarov, quello non è Cristante. Quello non è Ünder.
...

Walter Sabatini. Risulta chiaro ormai anche ai chiodi di Trigoria che le funamboliche imprese del Bucaniere cacciatore di uomini e d'aria hanno tenuto in vita l'impossibile scommessa di una società condannata ogni anno a vendere i suoi pezzi migliori e allo stesso tempo capace di battersi con la strapotenza Juventus.
...

Due punti ritengo importanti.
Il primo : chiara fase di negazione, classica fase di chi ha una malattia, ma rifiuta di accettarla, non ne guarirà.
Il secondo : autoesaltazione (o marchetta all'amico DS), si vive su ideali di gloria, mai realmente avvenuta, solo verbalmente divulgata.

Devo dire che se uno continua a ricevere uno stipendio per scrivere certe cose, lui ha capito tutto della vita ed io un cazzo

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La Roma maledice il 2020
IL TEMPO (F. BIAFORA) - La Roma si è fermata a Firenze. La sconfitta contro l'Udinese - definita "vergognosa" da Pallotta, più che adirato nel vedere la prestazione della sua squadra - rappresenta il punto di non ritorno di una stagione che con ogni probabilità sarà la seconda consecutiva in cui il club giallorosso non riuscirà a raggiungere la Champions, nonostante un bilancio che segnerà una perdita record da 150 milioni di euro. Il ko con i friulani, arrivato a pochi giorni di distanza da quello con il Milan, è il settimo in dodici partite di campionato disputate dall'inizio del 2020: un ruolino di marcia da parte destra della classifica. La rosa di Fonseca è letteralmente sparita dopo la pausa natalizia, chiudendo il girone d'andata con la doppia sconfitta con Torino e Juventus, primi campanelli d'allarme di una lenta ed inesorabile caduta, interrotta fino ad ora soltanto da qualche sporadica vittoria e dalla qualificazione agli ottavi di Europa League. Prima di Capodanno i giallorossi erano però al quarto posto, con ben quattro punti di vantaggio sull'Atalanta (ora a +12) e ad una sola lunghezza di distanza dalla Lazio, che aveva una gara in meno poi pareggiata. Il dato che più balza all'occhio nei match del 2020 sono i 23 gol subiti, praticamente due a partita, con la porta che è stata mantenuta inviolata soltanto nel successo contro il Lecce. Gli ultimi mesi non hanno generato soltanto discussioni per quanto successo sui terreni di gioco, ma anche per tutte le vicende extra-campo, acuite dallo stop per il lockdown. La sospensione del direttore sportivo Petrachi - inviperito per come è stato trattato dalla dirigenza e in attesa di ricevere la lettera di licenziamento - è ancora freschissima, con il mercato che è interamente nelle mani di Franco Baldini, coadiuvato da De Sanctis per le operazioni in uscita (su Under la Roma attende un rilancio dell'Everton prima di dire di sì al Napoli, mentre l'agente di Florenzi ha incontrato la Fiorentina). Altro scenario che è completamente cambiato in poche settimane di questo infausto 2020 a tinte giallorosse è quello relativo alla cessione del club al Gruppo Friedkin. Ad inizio marzo erano pronte le bozze dei contratti preliminari e non si aspettava altro che la firma e l'inizio delle procedure del closing, un passaggio mai avvenuto. Oggi il magnate texano resta interessato (non alzerà la nuova proposta presentata a maggio, convinto che tra un paio di mesi sarà accettata) e la società resta in vendita come annunciato da Pallotta nell'intervista al sito ufficiale. Sono numerosi i soggetti con cui sono in corso dei colloqui: in particolare si tratta con alcuni gruppi statunitensi, che non hanno però sferrato l'affondo decisivo. La certezza è che l'attuale proprietà vuole passare la mano entro il 31 dicembre, con la speranza che Fonseca sia in grado di dare una sterzata alla squadra - Mancini e Jesus si sono allenati in gruppo - già a partire dalla sfida di domani contro il Napoli.

Ranxerox

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Se po' di' che stanno vivendo un periodo di merda così come non se ne vedeva da parecchio tempo?
In due anni gli sta succedendo di tutto in un crescendo Rossiniano.
Oltre al fatto che, come già scritto altre volte, secondo me dentro Trigoria se stanno a prende' a coltellate...

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PILØ

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Non gli sta capitando di tutto, ne stanno combinando di ogni.
L'unica sfiga è l'infortunio di Zaniolo, tutto il resto che sta succedendo sono cose si sono andati a cercare loro.

MisterFaro

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Infortuni che capitano in tutte le squadre, a volte sembra che solo a loro capiti "la sfiga"

Da quando gli arbitraggi hanno smesso di ipertutelarli i risultati si stanno allineando al loro valore. Io ho ancora negli occhi gli scempi dell'arbitro nel derby di andata

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