Da metà maggio SARS-CoV-2 sembra prendere di mira soprattutto ventenni e trentenni. In Florida, tra marzo e giugno, l'età media dei nuovi casi è scesa da 65 a 35 anni. In Arizona il 60% dei nuovi contagiati ha meno di 45 anni. Texas e California mostrano andamenti simili e nel sud degli Stati Uniti, (
https://on.wsj.com/30ibx2V) dove la curva epidemica si è impennata, i giovani adulti contribuiscono in misura maggiore alla diffusione del coronavirus.
Gli Stati Uniti non sono un caso isolato. In Israele (
https://bit.ly/2OvXcu3), dove l'età media delle persone infette è scesa intorno ai 40 anni, le cronache delle ultime settimane riportano preoccupazioni analoghe. In Iran (
https://bit.ly/2B8eevj) la seconda ondata dell'epidemia sembra coinvolgere anche bambini e adolescenti. Ma anche in Italia si è osservato un netto calo dell'età anagrafica delle persone contagiate. Secondo le statistiche (
https://bit.ly/3jfyJau) dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), negli ultimi 30 giorni l'età media di chi è risultato positivo al tampone è stata di 46 anni, contro una media di 61 anni dall'inizio dell'epidemia. Sorprende anche il boom di contagi tra gli under 18: nell'ultimo mese hanno superato il 10% del totale, contro un media del 2% da quando è cominciata l'epidemia.
DANNI PERMANENTI
I medici spiegano (
https://bit.ly/39gyNTb) che tre settimane di terapia intensiva equivalgono a invecchiare di dieci anni, con una lunga serie di strascichi fisici e psicologici che affliggono la maggior parte delle persone dimesse.
Secondo la Società Italiana di Pneumologia, in molti pazienti ricoverati o intubati si osservano difficoltà respiratorie destinate a protrarsi per mesi, che lasciano le persone guarite incapaci di affrontare qualsiasi sforzo fisico, giovani o meno giovani che siano. Un terzo delle persone dimesse rischia inoltre di avere problemi respiratori cronici a causa delle cicatrici che restano sui polmoni aggrediti dal coronavirus.
dalla pagina. coronavirus-dati e analisi scientifiche.