Stadio, M5S contro Raggi: «No al voto su Tor di Valle» (Il Messaggero, Cronaca di roma, 25 Novembre 2020)
IL CASO
La promessa di Raggi, ripetuta in loop dall'estate, è destinata ad infrangersi sul muro di gomma della maggioranza M5S. No, la variante urbanistica per Tor di Valle non si voterà «entro Natale», rispondono nel M5S romano. Anzi, più d'uno è convinto che non si debba votare proprio e confida nelle alternative, vedi il Flaminio, che la nuova proprietà giallorossa targata Friedkin ha iniziato a sondare. Nonostante la ridda di annunci della sindaca, che ha promesso di chiudere la pratica prima della vigilia, nella sua stessa maggioranza ammettono che l'operazione calcistico-immobiliare sognata dall'ex patron Pallotta in asse col costruttore indagato Luca Parnasi è ormai finita nel freezer di Palazzo Senatorio. E lì rimarrà per mesi. Non tanto per via dell'ultimo intralcio venuto a galla, il pignoramento dei terreni della Eurnova di Parnasi, quanto per i dubbi della nuova gestione dell'As Roma che ben si sposano con le perplessità sul progetto che hanno sempre trovato terreno fertile nel Movimento. Ecco perché tanti big dell'Aula Giulio Cesare oggi si dicono convinti che la promessa rilanciata la settimana scorsa da Raggi in conferenza stampa - «entro Natale saremo in grado di fare un bel regalo ai tifosi» - rimarrà solo una dichiarazione buona per le agenzie stampa e niente più.
I DUBBI
«Il voto entro Natale? Impossibile», è convinto Enrico Stefano, grillino, presidente della Commissione Mobilità. «La verità è che è tutto congelato, stiamo anche aspettando di capire quali siano le intenzioni della Roma di oggi». Se insomma prenderanno piede piste considerate di più facile riuscita e con meno criticità rispetto al progetto pallottiano in riva al Tevere, con un impianto sportivo da oltre 50mila posti e accanto il maxi-centro di uffici, negozi e alberghi, in deroga alle norme del piano regolatore. Piste alternative che non dispiacerebbero affatto al grosso dei pentastellati, spiega Andrea Coia, presidente della Commissione Attività produttive. «Magari, ben venga qualcosa di diverso rispetto a Tor di Valle. Noi lo abbiamo sempre detto che quel progetto l'abbiamo ereditato, che non è lo stadio come lo avremmo voluto noi, ma che ci siamo ritrovati a dover gestire l'operazione entrando in corsa. Se ci sono alternative ex novo, meglio». Maria Agnese Catini, presidente della Commissione Politiche sociali, spiega che la promessa di Raggi è difficilmente realizzabile anche per ragioni meramente tecniche: il calendario d'Aula da qui a fine anno prevede, per esempio, il voto sulla manovra di bilancio. «Insomma oggi vedo molto difficile che si possa parlare di stadio a Tor di Valle a stretto giro, anche se si partisse oggi con la discussione non si arriverebbe a un voto in Assemblea». Ma il nodo non è tanto tecnico, è politico.
I TERRENI
Anche nello staff di Raggi ammettono che molto dipenderà dalle mosse di Friedkin. In sostanza, se viene meno perfino l'adesione dei promotori dell'operazione, che senso avrebbe andare avanti? Resta in ogni caso da chiarire il nodo dei terreni pignorati. Il 18 è in programma l'udienza per la possibile vendita all'incanto dell'area dell'ex ippodromo. Il credito per cui si procede all'asta però è poca cosa, 1 milione e 160mila euro. Ampiamente alla portata del magnate ceco Radovan Vitek, che ha firmato un preliminare per acquistare la Eurnova di Parnasi. Mancherebbe solo il rogito, dicono fonti vicine all'operazione, ma dall'accordo è già passato oltre un mese (era del 13 ottobre). Ecco perché c'è chi inizia a pensare che, data l'aria che tira, anche quella transazione possa tornare in bilico.
Lorenzo De Cicco