Stadio - L'iter si è inceppato
Tor di Valle torna in alto mare: tutti contro la Raggi (Corriere dello Sport, 12 Dicembre 2020)
Calenda: «E' una presa in giro». E Vitek non si fida: non procede all'acquisto dei terreni
di Guido D'Ubaldo
ROMA
Questo matrimonio non s'ha da fare. Friedkin e Vitek soci per costruire lo stadio della Roma, un'immagine suggestiva ma già sbiadita. Le difficoltà per l'approvazione in aula dell'ultimo passaggio della convenzione urbanistica aumentano ogni giorno. E dietro alle dichiarazione propagandistiche della sindaca Raggi, la realtà è ben diversa. Ieri il presidente della commissione Mobilità di Roma Capitale, Enrico Stefano, ha parlato della questione relativa allo stadio della Roma: «È evidente che l'iter è inceppato e non arriverà in aula a Natale», ha detto a 'Te la do io Tokyo'.
BUFERA SUI TERRENI. Vitek non ha ancora chiuso definitivamente la partita per l'acquisto dei terreni, per i quali ci sono altri problemi. Parsitalia, una delle società di Parnasi, attualmente controllata da un liquidatore, aveva fatto ricorso all'articolo 182 ter per il concordato fallimentare. A un certo punto i tecnici che hanno seguito questa procedura hanno incontrato ostacoli con l'erario che non avrebbero garantito la continuità aziendale. Vitek non ci ha visto chiaro e ha acquistato da Unicredit il centro commerciale Maximo, che è stato inaugurato tra mille difficoltà, ma fino a quando non ha la certezza che Parsitalia eviterà il fallimento non andrà avanti con il rogito per l'acquisto dei terreni. Per ora è tutto rinviato.
GLI ATTACCHI. Dal Comune non arrivano segnali positivi, nonostante le assicurazioni della Raggi. La Lombardi, un esponente del M5S che conta in Campidoglio, si è messa di traverso e anche altri consiglieri mantengono forti perplessità.
Che l'iter per lo stadio della Roma si sia fermato lo conferma anche Carlo Calenda, leader di Azione e candidato sindaco a Roma: «Grazie alle faide interne al M5S in Campidoglio emerge finalmente la verità sullo stadio della Roma: ovvero che l'iter per la costruzione dello stadio è inceppato per manifesta incapacità della giunta Raggi e che ai tifosi romanisti non arriverà nessun "regalo di Natale" come prometteva un mese fa la sindaca per ingraziarseli. Una presa in giro che dura dal 2016, un pantano burocratico dovuto in gran parte all'approccio ideologico e al dilettantismo gestionale di Virginia Raggi. Pensate anche alla società e ai potenziali investitori: voi scegliereste di spendere centinaia di milioni di euro in una città in cui non si riesce a poggiare la prima pietra di uno stadio in 8 anni, quando altrove si costruisce in 3-4 anni? Basta, non è accettabile che l'intera città paghi il conto dell'inettitudine di questa amministrazione comunale».
SALVARE LO SPORT. Un altro duro attacco alla Raggi in tema di sport è arrivato ieri nel corso della videoconferenza stampa "Tutto fumo, niente sport, le promesse mancate dell'amministrazione Raggi", coordinata da Svetlana Celli, consigliera capitolina, capogruppo della lista civica Roma torna Roma e presidente commissione Sport della Citta metropolitana. Un conferenza che, come ha spiegato Celli, nasce da «proclami che non sono mai seguiti da atti concreti, intervallati spesso da false notizie». Il capogruppo del Pd capitolino, Giulio Pelonzi ha aggiunto che «A Roma lo sport non deve essere inteso solo come una pratica per benessere fisico. Lo sport è un tassello importante su cui potrà basarsi il rilancio della Capitale nei prossimi dieci anni».
Il nuovo stadio
La maggioranza getta la spugna: «L'iter è inceppato» (Gazzetta dello Sport, 12 Dicembre 2020)
Stefano, presidente commissione Mobilità: «Il progetto per Tor di Valle non arriverà in aula prima di Natale»
Diciamolo: la notizia era nell'aria ormai da settimane, ma ha fatto un certo effetto ieri ascoltare il presidente della commissione Mobilità di Roma Capitale, Enrico Stefano, intervenendo ai microfoni di «Radio Centro Suono», dover ammettere senza giri di parole: «È evidente che l'iter per l'approvazione del nuovo stadio della Roma è inceppato, e non arriverà in aula entro Natale». Morale: quegli irriducibili ottimisti che avevano dato fiducia a Virginia Raggi stavolta hanno dovuto gettare la spugna: del progetto di Tor di Valle se ne riparlerà ad anno nuovo. Eppure la sindaca, il 19 novembre scorso, aveva detto chiaro: «Entro Natale ci sarà un bel regalo per i tifosi della Roma», prima d'inoltrarsi in un polemico botta e risposta con la Regione sullo stato dell'arte e le relative responsabilità dei ritardi.
Opposizioni all'attacco
Impressioni? Non è stato il giorno giusto per le confessioni, perché era già in programma una (video)conferenza stampa: «Tutto fumo, niente sport. Le promesse mancate dell'amministrazione Raggi», coordinata da Svetlana Celli, capogruppo della lista civica «Roma torna Roma» e presidente commissione Sport della Citta metropolitana. Un incontro che, come ha spiegato Celli, nasce da «proclami che non sono mai seguiti da atti concreti». Da Giulio Pelonzi (capogruppo del Pd in Campidoglio) a Stefano Fassina (capogruppo Sinistra per Roma) fino a Roberto Tavani (delegato allo Sport della Regione), tutti hanno evidenziato le manchevolezze, a loro dire, della gestione degli impianti. Poi ci ha pensato Calenda, candidato sindaco per Azione, a dire: «Emerge finalmente la verità sullo stadio della Roma: ovvero che l'iter per la costruzione è inceppato per manifesta incapacità della giunta Raggi». Da gennaio, quindi, Stefano Scalera – prossimo dirigente del club giallorosso –avrà il compito di fare il punto della situazione. Con le azioni sul progetto di Tor di Valle che, così com'è, volgono ogni giorno di più al ribasso. E se i Friedkin decideranno di ripartire, c'è sempre l'ipotesi Flaminio che resta in campo.