Citazione di: Buckley il 05 Feb 2021, 22:24
pero' Sharp, quante volte alle cose gli diamo un valore che non hanno? Quanto ci carichiamo sopra anche di nostro? Voglio dire, io da Roma me ne sono andato volentieri perche' l'ho vista peggiorare in una maniera incredibile. Io ho mollato fine anni 90 e fino ad allora non c'era la guerra civile per le strade,io sono di Monteverde Vecchio, gli scontri e gli insulti erano prevalentemente a livello di cazzeggio. Allo stadio era diverso, ma gia' sui muri ne leggevi di tutti i colori. Io sul mio banco delle elementari avevo una scritta offensiva contro la Lazio (guarda caso erano gli anni di Chinaglia, era una Lazio che vinceva). Quando sono tornato dall'Inghilterra ho trovato Roma che era diventata una cloaca, sporca e respiravi una tensione, una violenza nell'aria che non mi ha fatto piu' sentire a casa. Ma non era il calcio, ogni cosa e' un pretesto per sfogarsi con gli altri. C'e' una resistenza alla frustrazione pari a zero, per ogni cazzatella, dal parcheggio alla partita, si e' pronti a trascendere. Io non credo esista un solo modo di vivere, esiste quello che ritieni accettabile e quello che e' troppo. Piu' che per me, ho pensato che Roma non fosse l'ideale per crescere i miei figli. E me ne sto tranquillo qui dove al massimo trovi l'ubriaco che strilla qualcosa e poi se ne va affanculo. Non ce lo prescrive il medico di stare in un posto che va contro la nostra indole. Io amo Roma, ma Roma e' ancora Roma? Ogni volta che ci torno voglio scappare via, mi faccio il mio pellegrinaggio nei luoghi del cuore e via, se ne parla tra due-tre anni. Ma ho sempre netta la sensazione che noi romani non ci regoliamo piu' e di ogni cosa ne facciamo una guerra. Ma direi che siamo OT.
edit. ma mandare giu' significa accusare il colpo e inghiottire. Io parlo proprio di farselo scivolare addosso.
Bellissima conversazione, grazie per lo scambio. Mi riconosco un po' in entrambi: in Sharp, perchè anche io tendo a non fargliene passare una, soprattutto quando incontri l'arrivato di turno, quello che magari ha studiato ed acquisito quel minimo di prestigio economico e sociale. Con quelle persone, se arroganti, in genere faccio fatica a trattenermi.
Ma poi mi riconosco anche molto in quel che dice Buckley: in Inghilterra ci vivo, tra 'na cosa e l'altra, dal 1997. Compagna ungherese, quando posso fuggo da quelle parti, quindi non lontano da te, Buck! In Italia, ho ancora genitori e fratello a Roma, ma io ho i miei angoli di paradiso (o di inferno, considerando tasse e burocrazia), senza contare i miei figli, in Toscana: questo per dire che, in ultima istanza, ho la fortuna di potermeli non filare ed è spesso quello che faccio. Ma in fondo so, e lo dico anche con un certo rammarico, che purtroppo, dietro la patina della persona pacata e talvolta addirittura compassionevole, si cela ed ogni tanto si manifesta il delinquente che ero 30, 35 anni fa, quando invece, allo stadio io ci andavo per tifare Lazio E per attaccar briga con i difettosi.
In questo, e concludo con un piccolo esame di coscienza, ammetto di essere anche io (stato) parte del problema della progressiva decivilizzazione che ha colpito (e sta affondando) Roma. Fossimo stati tutti più Buckley e meno er polipo, probabilmente alla fine Roma sarebbe stata un posto migliore.