Ogni volta che escono tutte le italiane dalle coppe si rifanno i soliti discorsi , la solita solfa esterofila....disprezziamo tutto ciò che fa parte della tradizione calcistica italiana, bollandola come vecchia, e cominciamo a seguire, anzi scimmiottare le mode, una volta il tiki-taka, poi il gioco orizzontale, poi la costruzione dal basso, i portieri che non devono essere bravi a parare ma saper giocare con i piedi....insomma si inseguono mode e modelli esteri, dimenticando che la scuola calcistica italiana è tra le migliori al mondo.
Atalanta e Lazio sono uscite con squadroni che fatturano 100 volte di più , basta mettere di mezzo l'Italia per giustificare l'eliminazione di una squadra.
Anche nel passato avveniva ciò, anche in anni in cui il calcio italiano primeggiava, solo che economicamente l'Italia aveva una economia ricca, e le squadre che erano di proprietà di imprenditori ricchi, che compravano campioni giovani nel pieno della loro classe, vincevano anche in Europa.
Tanti comunicatori parlano e sentenziano mentendo sul passato: anche negli anni '70-'80 il calcio inglese aveva molta più intensità e corsa del nostro, così come quello tedesco era molto atletico e fisico, la scuola italiana è sempre stata caratterizzata dal giusto equilibrio tra tecnica, tattica e senso della posizione.
Questo faceva sì che i difensori, pur essendo tecnici, sapevano fare molto bene la fase difensiva ma soprattutto sapevano MARCARE, un concetto che oggi viene dileggiato e dimenticato, e questo valeva pure per i centrocampisti di quantità. Però avevamo anche molta attenzione alla tecnica, ai fondamentali, al controllo di palla, il dribbling, anche questi concetti che spesso vengono messi da parte in nome di concetti tattici. Ma alla base di tutto c'è la differenza che oggi i campioni, affermati o nascenti, non vengono acquistati perchè economicamente i club di altri Paesi sono molto più ricchi, in più aggiungiamoci l'atavica abitudine ad essere troppo protezionisti versi i giovani, ritardando l'inserimento in prima squadra, ma questo penso sia un elemento secondario, di solito chi ha giovani forti li fa giocare.
Recuperiamo la nostra identità di scuola calcistica, sicuramente il gap economico potrà rimanere e fare la differenza, ma sicuramente basandosi sulle nostre solidità storiche potremmo avere più chance di vittoria contro altri club esteri.
Se la Lazio o l'Atalanta avessero incontrato il Valencia o l'Hertha Berlino magari li avremmo eliminati, il gap enorme è con i club che fatturano molto di più.