Citazione di: Aregai il 26 Mag 2021, 08:55
ma è vero pure che il possibile "salto nel vuoto" un po' mi spaventa....
La chiave dello schieramento pro e contro sta tutta qui.
Io penso che nel profondo del cuore tutti siamo convinti che dopo 5 anni (e visti i meccanismi incancreniti dell'ultimo periodo) ci sia bisogno di cambiare. Ma non solo l'allenatore, anche diversi giocatori e possibilmente anche un nuovo ds che porti una visione nuova di progetto.
La verità è che al netto delle solite boutades tra chi dice che Lotito potrebbe tranquillamente prendere Sarri e Allegri, e chi invece pensa che Inzaghi sia stata una botta di c..o e che al massimo arriverà ventura, la soluzione sarebbe quella mirabilmente raccontata da IB in alcuni suoi post: il ritorno di quella scintilla e di quella intuizione che rivolta le regole del calcio basato su chi più spende, meno spende.
L'ingaggio dell'allenatore sconosciuto ma rivoluzionario, la costruzione di una squadra-banda di gregari con qualche stella che ne illumina il percorso di crescita, quell'atteggiamento sparagnino dentro e fuori dal campo che disorienta avversari e giornalisti. E ti porta in alto in classifica.
Ecco, ci siamo come "imborghesiti" dopo anni di consolidamento tra le medio alte, riconoscendo tra di noi che il livello raggiunto è più che dignitoso e che "Nun se sa mai", un anno ci pigliamo la coppa Italia e un 4 posto.
Sì, ma sempre con il "Nun se sa mai", che sa tanto di orpello aggiuntivo a qualcosa che, nella normalità (quarti di CL a parte), è esattamente la stagione terminata con un irritante Sassuolo Lazio ma al 6 posto. Un cosa che secondo i criteri di prima non ci dovrebbe toccare più di tanto, e invece lo fa: lo fa perché l'imborghesimento, raggiunto in maniera capace e con bravura dalla società e dal tecnico, inevitabilmente apre uno squarcio con vista sul piano alto, e ti sembra così a portata che dici al vicino di stadio "aoh, e che ci vuole? Stiamo proprio lì, basterebbe fare x, y, o z e saremmo lassù".
In sintesi: vogliamo Inzaghi perché, al di là dell'affetto e delle soddisfazioni portate, sappiamo che rappresenta l'apice di questo percorso di imborghesimento, e ci spaventa tutto quello che c'è sotto. Perché se alla società per prima questa situazione è un eden accettabilissimo di posizionamento, non si può pretendere che scalpiti come noi allo stadio, che abbiamo la camera con vista su quello squarcio del piano superiore e ci diamo di gomito pensando che non ci voglia molto a varcarlo.
E il punto è che di fondo abbiamo ragione entrambi, sia chi trova la situazione attuale assolutamente soddisfacente e chi pensa che basti poco per. Quindi Inzaghi si è tramutato improvvisamente nel feticcio che può rappresentare per entrambi gli "schieramenti" sia la possibilità di arrivare comunque più in alto ("Nun se sa mai"), sia quella di non scendere mai troppo più in basso di dove si è già.
Perché se vogliamo cambiare, bisogna farlo rivoluzionando (quasi) tutto; e non mi sembra che siamo in epoca di rivoluzioni, anzi, in questo periodo storico vedo in giro tanti Pangloss che si rimirano il loro piccolo orto, curandolo alacremente.