Citazione di: salernitana il 18 Dic 2021, 21:37
Che simpaticone che sei!
No, è che attraverso voi si rivivono le dinamiche e le vicissitudini già viste qui.
Oltre agli "esperti" che anche noi abbiamo avuto, in quel delirio abbiamo anche avuto un tentativo di diaspora con la Cisco Lodigiani.
Una sorta di Nuova Lazio con Di Canio in campo e Pietro Leonardi dirigente ( quello dei crac Parma e Latina tanto per ricordare in che mani ci avrebbero mandato giornalisti "Laziali" come Plastino, tanto amico e ammiratore, ricordo bene, di questo ex Ds).
Quindi occhio, e per esperienza passata, il peggio potrebbe ancora venire...
Allego, per il fratelli Laziali che ci leggono, questo articolo del 2006, (su il Giornale", non un caso vista la connotazione politica dei due protagonisti Di Canio e Leonardi) sulla "CiscoLazio" che in qualche modo ci fa rivivere il clima di quel periodo assurdo:
Cisco la terza via del calcio romano.
Sembra di fare un tuffo nel passato mentre si osservano, magari pure con fare distaccato, i cartelloni che invitano gli sportivi romani ad abbonarsi alla Cisco Roma. Perché al fianco del faccione grintoso di Paolo Di Canio paiono quasi stonare i prezzi popolari di curva nord (50 euro), tribuna (100) e tribuna d'onore (150) dello stadio Flaminio che valgono un'intera stagione della ex Lodigiani. Perché in serie A, per quel pugno di euro, si riesce a vedere a malapena una partita, e neanche di cartello. Poi pensi che è «calcio di serie C», e allora la riflessione si allontana dalla mente, così come il genio di Quarticciolo si è staccato dalla «sua» Lazio per sposare il progetto del terzo club calcistico della capitale e soprattutto per ritornare alle origini, laddove era calcisticamente nato.
Scherzi del destino: Lodigiani-Lazio-Cisco Roma, la sorte di «Paolo il caldo» pare legata da un sottile filo che - siamo certi - non si spezzerà mai. Tanto che venerdì scorso quel «fato» ha creato pure un dubbio amletico nel cuore dei tifosi laziali che stavano seguendo, a Norcia, le gesta della formazione di Delio Rossi. Perché alle 17, nello stesso momento in cui i biancocelesti si apprestavano a disputare (e a vincere) il triangolare con gli arabi dell'Al Shabab Dubai e col Sant'Antonio Abate (serie D campana), a tre chilometri di distanza Di Canio stava scendendo in campo contro l'Arezzo, per l'ultima amichevole della Cisco Roma, prima del ritorno nella capitale, avvenuto sabato. Risultato: un po' di gente qua e un altro po' di là, a vedere il «fratello-ultrà» che gioca con un'altra maglia.
E allora? Tifoseria spaccata ancor prima di cominciare la stagione? No, certamente non così come l'abbiamo vista quest'anno ma, guarda caso, a osservare i 90 minuti dei biancorossoblu di Stefano Di Chiara stavolta c'erano più fan del consueto. E poco importa che la formazione capitolina abbia perso (1-0) contro i più quotati avversari toscani. Perché la Cisco Roma ha fatto passi da gigante sia durante il mercato che nel corso della preparazione estiva (per la cronaca: a Spoleto, la scorsa settimana, aveva mandato al tappeto la Reggina di Mazzarri). Segno evidente che il lavoro dell'allenatore sta proseguendo secondo le aspettative, e che il gruppo non solo sta diventando tale, ma crede fortemente nel progetto del doppio salto di categoria, dalla C2 alla B in due anni. Anche se il direttore generale Pietro Leonardi, proprio subito dopo il match con i calabresi, ha provato a fare il pompiere: «Se puntiamo alla promozione diretta e a vincere il campionato? A noi interessa andare in C1, in qualunque modo».