Ho letto rapidamente molte analisi interessanti, ma proprio perché sono tante non riesco a quotare in modo da riferirmi specificamente a un netter o a un concetto espresso.
Volevo sintetizzare solo due miei pensieri circa l'evoluzione della conduzione aziendale di Lotito verso la Lazio:
1) la questione salernitana è piena di temi spinosi. La piazza "calda" (anche per la sua collocazione geografica e sociale), la guerra con Gravina, la situazione multiproprietà (piena di contraddizioni e di aggiustamenti in essere). Però i fatti dicono che a fronte di un percorso vincente di valorizzazione dell'asset c'è stato un ritorno minimo se non nullo dell'investimento. I dubbi sono tanti: è stata un'acquisizione "temporanea" che con la (probabile) retrocessione riporterà in gioco qualche esponente precedente e vicino a Lotito? È vera la "maretta" tra iron Claudio e il cognato che ha portato all'extrema ratio del trust? Sono stati fatti calcoli sbagliati su deroghe e/o cambiamenti della norma che consentissero ai vecchi proprietari di mantenerla con modalità diverse? Non lo sapremo mai. Però quello che ci arriva come semplici spettatori disinteressati è che tutto sommato non è sembrata una gran mossa imbarcarsi in questa situazione. Quindi come dobbiamo giudicare questo risultato? Ed è qui che mi collego al punto 2:
2) per me Lotito investe nel calcio soprattutto per una questione di bacino d'utenza e di visibilità. Mi spiego meglio: chiaramente ha speso salute, tempo e soldi nella Lazio e di questo gli sono (gli saremo) eternamente grati. Il risultato raggiunto è enorme. Però sarebbe anche poco onesto intellettualmente non notare che tante, troppe volte i gangli organizzativi e di cassa si siano messi in mezzo alla realizzazione di quel salto che sembra essere lì a portata e che per qualche motivo non si realizza mai completamente. Lotito è un imprenditore, e come tale dovrebbe massimizzare i suoi investimenti e poi monetizzarli per rinnovare la sua crescita, eppure all'atto pratico diventa iper-conservativo, e si metterebbe anche tutto il mondo contro pur di proseguire per la sua strada senza fare quello che invece normalmente gli investitori fanno, ovvero diversificare e alzare l'asticella. Per me Lotito sa benissimo che la Lazio è e rimane il suo trampolino di lancio e la sua riserva aurea per quel che riguarda visibilità, notorietà e forza negli ambiti politici e istituzionali. Considerata la sua vittoria sfiorata in Campania come senatore, penso che anche la salernitana rappresentasse un valore da non limitare alla speculazione economica ma da tenere stretto per avere una voce più forte a livello di politica calcistica e quindi anche istituzionale sia a livello locale che nazionale.
Per questo sono convinto che a lui, a meno di cadute tragiche in classifica o di estreme difficoltà gestionali, di de vrij perso a 0 o di esuberi che limitano la qualità della rosa della squadra, interessi il giusto. La Lazio è un investimento che ha fatto per il suo potere e per la sua crescita come figura pubblica, e quindi non vedo perché dovrebbe sentire il bisogno di cederla o di condividerla con altri soci tanto più finché la squadra si mantiene nella sua ottima condizione di piazzamento e di risultati.
Se fosse stato davvero "solo" un imprenditore, avrebbe già ceduto entrambe le società da prima, ottenendo valori altissimi da magari reinvestire in altre operazioni. Invece, come nel calciomercato e nella gestione della struttura societaria, quando sembra arrivato il momento di fare scelte diverse e di provare a modificare strategia per provare a raggiungere obiettivi sportivi più importanti, è come se preferisse invece temporeggiare e riflettere.
Così ha sostanzialmente "perso" con la salernitana, e così accade tutte le volte che la Lazio manca un acquisto importante o salta a piè pari sessioni di mercato che la avrebbero potuta consolidare in una posizione ancora più alta di quella attuale.
Rimango convinto che a lui di perdere Luis Alberto o SMS a scadenza, perdendo introiti importanti e forse vitali per accrescere il valore della rosa, interessi paradossalmente meno della sicurezza di potersi tenere stretta la Lazio anche se non dovesse qualificarsi per la Champions' per altri dieci anni.
E rimango convinto che certe decisioni cozzino molto tra loro se analizzate in ottica imprenditoriale e per certi versi speculativa.