Citazione di: Achab77 il 17 Gen 2022, 09:28
Tare, come molti altri, si appoggia a società di servizio fatte da intermediari e procuratori.
È semplicemente un modo diverso di lavorare, è una sorta di sharing economy differente rispetto a chi ha in proprio (ovvero assunti) scout e osservatori.
Dire che lavora da solo è parzialmente vero, cioè lui avoca a sé tutte le decisioni e impartisce ovviamente gli ordini, ma le squadre di collegamento ci sono.
Il problema è capire se si stia concentrando troppo su alcuni campionati o su combinazioni cartellino/stipendio che limitano la ricerca solo a un determinato campo. Probabilmente l'intuizione che poi fa la differenza deve averla lui: quando ha funzionato ha ottimizzato perfettamente la filiera, ultimamente ci azzecca di meno e quindi il meccanismo mostra i suoi limiti.
Paradossalmente la soglia di passaggio da fallimento a successo totale, in questi casi, è veramente labile.
Prendendo a spunto il tuo interessante ragionamento, credo che la cosa importante non sia tanto lo schema organizzativo, cioè se assumere persone o delegare a "consulenti esterni", quanto piuttosto il livello e la qualità di delega organizzativa e la qualità delle relazioni che intessi.
A me sembra che Tare abbia quei 5-6 personaggi di riferimento e si appoggi con ostinazione a loro - sia in entrata che in uscita.
Mi ricorda più lo stile di lavoro di un mastro bottegaio rimasto ai tempi delle agende cartacee (metaforicamente).
La DEA, indipendentemente dal fatto che punti su dipendenti assunti oppure su una rete di collaboratori esterna, ha fatto un processo di decentramento: conducono tante operazioni contemporaneamente - su tantissimi fronti diversi - e sempre con le giuste tempistiche, è impensabile che questo non sia il frutto di un lavoro a più mani.
Il risultato non è solo una rosa di livello, ma anche una agenda di collaboratori fittissima: sanno sempre a chi vendere e da chi comprare, in quali tempi e a che prezzo.
Per me sono (e devono!) essere un esempio di progetto.