Citazione di: FatDanny il 04 Feb 2022, 16:30
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Proseguiamo col semiOT, perché il discorso è interessante, e mi scusino tutti per la lunghezza.
L'esempio di Lotito è perfetto: ha ceduto un credito da 20 milioni per prendere la Lazio, non ha praticamente investito altro, a parte l'intervento a sblocco dell'idl fatto ad agosto, e si è assicurato una società che in 18 anni scarsi ha fatturato più di un miliardo di euro, cifra che lui con le sue aziende avrebbe mosso in un secolo.
La Lazio vale una cifra indefinita, nell'ordine di alcune centinaia di migliaia di euro, quindi è di tutta evidenza quanto lui abbia moltiplicato il valore investito, che realizzerà un giorno, oppure mai, vendendo la società o lasciandola in eredità. Questo è il frutto della draconiana gestione iniziale, con ristrutturazione dei debiti e saldo e stralcio delle pendenze, che ha consentito, grazie all'ingente flusso di ricavi garantito dal posizionamento della Lazio di Cragnotti, di far fronte con efficacia al diluvio dei debiti. per fortuna lo scoglio grosso era l'erario, quindi Lotito ha sostanzialmente razionalizzato le risorse della Lazio pagando i debiti con quelle. Un capolavoro di morigeratezza. Ok.
Lotito non è uno speculatore ma la crescita del suo investimento è evidente e in più gli ha regalato una visibilità di valore enorme.
Pensiamo invece alla cicala oltretevere. Pallotta ha comprato una società esausta, indebitata, con una gestione fortemente squilibrata, ma ha agito al contrario di Lotito: ha gestito il debito con equilibrismi arditissimi, affidandosi a Sabatini per giocare una vera e propria partita d'azzardo: lavorare in perdita correggendo la rotta con le plusvalenze. La scommessa era vincere, ma hanno trovato chi glielo ha impedito. Sono stati fissi in CL e hanno fatto ricchissime cessioni con plusvalenze miliardarie che non sono bastate a tappare i buchi. Pallotta ha continuamente supportato la liquidità dell'azienda, perché i debiti tipici delle società di calcio hanno caratteristiche particolari: vanno pagati, perché stipendi e tasse sono oggetto di controllo (e di penalizzazioni in classifica), le compravendite italiane sono gestite dalla Lega e non dai club, quindi non è possibile non pagare, e quelle internazionali avvengono sotto il controllo della Fifa, con sanzioni pesanti per chi non onora gli impegni.
Quindi i soldi devono uscire. E li ha messi Pallotta prima, e li mette Fredkin adesso. Pallotta aveva puntato sullo stadio come speculazione-monstre. Come sappiamo l'aesse non avrebbe messo il bene in patrimonio, e secondo me se si fosse fatto l'affare probabilmente sarebbe andata a finire male.
Ma l'affare non si è fatto, e quando Pallotta ha capito che non c'era trippa per gatti s'è attivato per rientrare dell'investimento fatto. Senza vincere un cazzo, ma a loro interessava il giusto. Il gonzo l'ha trovato e i conti alla fine si saranno almeno in parte raddrizzati: un affare comunque a perdere.
Certi conti di "funzionamento" come s'è detto vanno pagati per forza, e i flussi di cassa delle merde erano insufficienti. Le perdite ingenti imponevano capitalizzazioni obbligatorie per legge. Gli aumenti di capitale vengono sottoscritti, per la parte devoluta al mercato, dalle banche, che poi li collocano ai clienti, lucrando le loro commissioni. I debiti però sono cosa diversa dal capitale minimo, quindi bisognava reperire risorse per pagarli senza incorrere negli strali della Covisoc, del Tas o delle istanze di fallimento.
Ovviamente i soldi deve metterli la società, sotto forma di ricavi, di iniezioni di capitali o di PRESTITI. Mutui, oppure prestiti obbligazionari. Il bond. Anche il bond viene sottoscritto dalle banche; ha un suo rating che quantifica in "cifre" la possibilità che sia rimborsato, perché le obbligazioni non garantiscono il rimborso a chi le sottoscrive. Più basso il rating più deve alzarsi il tasso d'interesse per poterli collocare, altrimenti si rischia di non riscuotere tutto quello che serve per far camminare i debiti correttamente.
I bond portano denaro contro interessi. Col denaro si sostiene la gestione, con gli interessi si gonfiano i costi. Le banche si pagano laute commissioni anche in questo caso. Un socio di maggioranza che ricorre al bond per finanziare la ristrutturazione di un debito lo fa, evidentemente, per non tirare fuori i soldi. Nel caso, centinaia di milioni. Pagherà interessi fuori misura, vista la situazione, e proprio per questo è evidente che non ha convenienza a porsi come creditore obbligazionista verso la società che possiede, sia perché questo si ripercuote sul risultato economico, sia perché questo si ripercuote sul valore di realizzo teorico della società.
Rimane poi il problema della scadenza del bond, che va rimborsato, dopo aver pagato la cedola annuale degli interessi. Ovviamente rinnovarlo consente di non tirare fuori quei soldi, ma occorre che si trovi chi lo sottoscrive, perché i conti vanno pagati. E come sappiamo, salvo cataclismi, finché si pagano i conti bene o male la baracca si tira avanti.
Quindi un Friedkin della situazione entra come socio di riferimento di una società in quelle condizioni e sa che chiude un bilancio con decine di milioni di perdite, dovendo già ripristinare un patrimonio netto negativo, come da legge, ed è costretto a sostenere la liquidità della società immettendo soldi in acconto su un aumento di capitale che deve per forza deliberare, visto che si tratta di un obbligo di legge, ancorché congelato causa covid. I soldi che anticipa saranno assorbiti, cioè, dalla fornace ardente. Ci sarà da portare in equilibrio la gestione, in qualche modo; facendo cacare la squadra non sarà possibile aumentare i ricavi, quindi se vai sotto sei costretto ad avanzare a colpi di aumenti di capitale, che significa sempre milioni nella fornace.
Quindi come si remunera il tuo investimento? Come ha fatto Lotito: facendo crescere il valore della società. Facile, per lui, che ci ha messo 20; difficile per chi ne tirerà fuori 500, come minimo. Friedkin rientrerà dell'investimento quando venderà, se venderà, come ha fatto Pallotta. Che aveva intenti speculatori stoppati dall'impossibilita di fare o' bisinissi dello stadio. Per ora Friedkin sembra voler fare calcio, quindi dovrà trovare il modo di far crescere i ricavi. Ma in Italia, si sa, i ricavi crescono solo se vinci, e vincere sembra un'esclusiva juventina che si sta forse aprendo all'Inter. I numeri che circolano in Europa sono proibitivi.
Quindi certe operazioni sono certamente un affare per le banche che fanno da advisor, non lo sono per le società di calcio, e possono esserlo o meno per chi se le compra e, eventualmente, se le vende. Ma le differenze di gestione che abbiamo evidenziato già soltanto su questo topic dimostrano che in linea di massima non è dato l'esempio calleriano di chi compra e risana per rivendere, che consentirebbe una rapida e corposa remunerazione del capitale.
Tutto qua.