Citazione di: Zarathustra il 26 Feb 2022, 10:11
Non è discrimine tra le scienze. È oggettivo che su questi temi ci si lanci, lo sai anche tu.
Sulla conoscenza diretta dei contesti invece penso sia assolutamente essenziale. Anche e forse soprattutto nella storia, nell'economia e nella sociologia. Unitamente allo studio, s'intende.
La connessione tra comprensione ed esperienza diretta è così ovvia che mi sembra strano doverla argomentare.
Analizzare i fenomeni sulla base delle sole letture è perfettamente possibile ma unire a ciò la conoscenza diretta del contesto, le relazioni strutturate con le persone, magari anche un po' di padronanza della lingua è INDISPENSABILE.
Se si vuole raggiungere un livello serio e credibile nell'analisi. In ogni ambito accademico questa cosa è così scontata che non se ne discute proprio.
Non sto parlando dell'italiano X, ma di chi pretende di fare analisi.
Comunque io auspicavo solo maggior cautela e dubbio, tutto qui. Troppe faccine sorridenti, troppa sicumera. Per me.
Ma dipende di cosa stiamo parlando. Altrimenti non potremmo parlare di medioevo, giustamente misterfaro chiedeva in modo ironico "ci sei stato?"
Sta cosa che in ambito accademico una seria analisi preveda la conoscenza diretta la contesto fortemente (mentre sulle lingue già sono piu d'accordo).
Chiaro che se stiamo parlando delle consuetudini quotidiane dei russi averle lette è infinitamente meno probante che averle anche studiate in loco.
Ma se parliamo di relazioni internazionali ha molto più senso lo studio delle carte che uno studio in loco, che vai a studià, che ne pensano i russi degli ucraini e viceversa?
O pretendi di essere presente agli incontri diplomatici per un'esperienza diretta?
No, questa cosa del "toccare con mano" è tipica della modalità anglosassone, dei case studies, delle microindagini del cazzo in cui si associa il toccare con mano alla conoscenza.
Dissento fortemente.
Anzi, a volte proprio questa modalità di indagine offre una visione parziale, offuscata dei processi reali, mancando di vedere le dinamiche generali (dandole in qualche modo per scontate/naturali).
Questa cosa si vede in modo particolare in sociologia, ma per certi versi anche in storia.
Io ebbi un problema enorme sulla tesi perché ogni mia proposta risultava "troppo ampia".
Ma no, il problema è che vi fissate sul particolare del cazzo, scambiando accuratezza e dettaglio, ma così è conseguenza logica che il generale risulti dato per scontato.
È come se fossi davanti ad un enorme mosaico che rappresenta l'Europa.
Ti dicono "se resti a questa ampiezza non puoi parlare del dettaglio dei tasselli di Parigi come di quelli di Roma".
Certo che no, ma sticazzi, io sto parlando della rappresentazione dell'Europa, a tali fini che io conosca i dettagli di tutti i tasselli non è rilevante, anzi è fuorviante.
Se ognuno si fissa su un tassello nessuno vede l'Europa, perché questa non è nemmeno l'unione dei singoli tasselli. La quantità fa la qualità (cit), l'insieme non equivale alla somma delle parti, c'è un qualcosa di diverso nel considerarlo come unicum.
Proprio come una classe sociale non è l'insieme dei suoi appartenenti (ma l'attuale sociologia la vede un po' così). Così come un fattore economico non è l'insieme dei fattori di quella stessa categoria (ma l'economia attuale la vede un po' così, basandosi principalmente sulla microeconomia)
Ecc.
Non so se sono stato chiaro, ma è un tema non da poco quello di cui stiamo discutendo. Proprio sulle modalità della conoscenza.
Olismo questo sconosciuto ai tempi odierni.