Ma infatti, a me cascano le braccia a sentire certe analisi.
C'è più emotività attorno alla guerra in Ucraina rispetto alla tragedia palestinese. Ma và? La prima non è iniziata da neanche 10 giorni, l'altra è iniziata nel 1948! Riparliamone non dico tra 80 anni ma tra 1 anno, se c'è ancora, e sarà un paragone più probante sull'attenzione della gente!
I media sono più attenti. Ma veramente? Siamo a un tiro di schioppo dalle capitali europee, dove ci sono decine di giornalisti che lavorano abitualmente, dove ci sono reti di comunicazione che funzionano alla perfezione, quindi raggiungere "la notizia" è più facile. Non c'è da stupirsi se abbiamo infinitamente più fonti di informazione su questa guerra rispetto a quante ne abbiamo per guerre in luoghi lontani dove per far funzionare una telecamera serve un generatore e i giornalisti arrivano a massacri finiti! Le immagini sono più forti delle parole, più ce ne sono più c'è la reazione della gente. Non capisco cosa ci sia di strano.
Siamo più mobilitati per i profughi ucraini che per quelli di colore. Ma dai? Dai conflitti in Congo anche se fossero sfollate milioni di persone, quante è possibile che ne arrivino qui? Relativamente poche. Qui sono MILIONI nel cuore dell'Europa, e si spostano anche con treni organizzati. Dici che la cosa ci è indifferente? O magari tempo qualche giorno arrivano anche qui, a centinaia di migliaia? Essù dai... è chiaro che ci sentiamo più coinvolti, questo non è un problema a mezzo mondo di distanza, è letteralmente sull'uscio di casa.
Ed è un Paese con centrali nucleari a iosa che combatte con uno con missili capaci di annientare il mondo. Brutto da dire finchè vuoi, ma come minaccia effettiva e reale all'Italia e al resto del mondo è un filino più concreto del genocidio ruandese che avveniva a colpi di machete, per fare un paragone. E se rischi di persona è assolutamente naturale che alzi le antenne di più.
Poi, come ho già spiegato, gli ucraini sono brava gente. Sono la quarta comunità in Italia per popolazione, eppure nelle cronache non li trovi quasi mai. Rarissimo che siano implicati in spacci, omicidi, prostituzione, racket. Non sono gente ricca, sono poveri come tante altre comunità immigrate, ma anche quelli che vivono ai margini lo fanno con dignità, non creano problemi nè di ordine pubblico nè ai servizi sociali, non fanno sceneggiate per avere sussidi e raramente chiedono le case popolari (conosco gente che lavora ai servizi sociali e faccio volontariato pure io, so di che parlo). Quello che hanno se lo sudano facendo i lavori più umili (badanti, facchini...) in silenzio. Dove vivo io questa cosa genera tanto ma tanto rispetto e adesso il dividendo è l'empatia e la solidarietà.
Ancora, gli ucraini è rarissimo che chiedano asilo politico (qui ci è stato ricordato varie volte che un milione e mezzo di ucraini del Donbass è fuggito dalla guerra. Bè, non sono venuti qua a chiedere asilo -e nulla gli impediva di provarci- mentre da altri Paesi con conflitti altrettanto localizzati sono arrivati a decine di migliaia). Potevano 'provarci', hanno preferito arrangiarsi a casa loro. Anche questo genera rispetto. Non è un popolo che cerca scorciatoie, che viene a sfruttare il nostro welfare o gli altri vantaggi qui disponibili, manco li chiede.
Infine, altra cosa che fa una differenza enorme, sono profughi veri, mentre i "neri" di cui tanto si parla sono in stragrandissima parte (le ultime statistiche parlavano del 95% e più) migranti economici che si dichiarano profughi per saltare la fila per l'Europa. Dall'Ucraina arrivano solo donne e bambini, dall'Africa e dall'Asia arrivano in maggior parte uomini. In Ucraina gli uomini difendono la loro terra, molti sono ripartiti da qui per andare al fronte (uno lo conosco pure io aveva un impiego a tempo indeterminato e si è licenziato), altrove invece di battersi scappano. Questa cosa non è marginale.
Ripeto, sono anni che gli europei hanno potuto confrontare la comunità ucraina con le altre comunità immigrate, sono anni che gli ucraini salvo qualche eccezione si comportano bene e sono un valore aggiunto per le nostre comunità. Alla lunga tutto questo paga. Mentre i disagi che creano "gli altri" pagano in diffidenza e porte chiuse.
Non c'entra nulla il colore della pelle, c'entra la capacità e la volontà di sapersi integrare. Gli ucraini sono maestri in questo, gli altri non sono stati altrettanto bravi.