Avevo 6 anni quando quella banda di matti ha messo sotto l'Italia intera.
Erano tempi diversi, molto diversi, nemmeno ve lo immaginate voi ragazzi quanto.
Restando sul pallone se non eri ancora in età da stadio nemmeno sapevi per certo di che colore era la tua maglia.
Nei negozi non esisteva.
Quando chiedevi una maglia della Lazio il più delle volte ti mollavano una tipo nazionale con il girocollo bianco... forse è per questo che ci chiamavano più biancazzurri che biancocelesti.
Le TV erano in bianco e nero e lì era tutto grigio.
Però c'erano le figurine e qualche rivista tipo il Guerin Sportivo con le foto a colori e disegni dei gol (ma quelli forse sono venuti dopo).
In quel periodo le figurine li raffiguravano in azione i calciatori, o comunque a figura intera.
Lì i nostri colori li vedevi in tutta la loro bellezza ma erano tre le figure che ti rimanevano impresse.
Giorgio, perchè era Giorgio.
Ero piccolo e per tanti anni l'ho vissuto come qualcosa di etereo, di immateriale, come l'incarnazione della Lazio stessa.
Poi c'era Cecco perchè sembrava veramente un angelo con quei colori e quei capelli biondi.
E poi c'era "IL CAPITANO" ma non solo perchè era il Capitano ma perchè aveva l'aspetto del Capitano.
Sempre impettito, elegante e forte allo stesso tempo.
Quando correva dietro l'avversario non si incurvava.
Lo rincorreva a testa alta e schiena dritta, lo fermava se lo scrollava di dosso con l'aristocrazia di un lord che insegue la sua volpe. Il tutto senza nemmeno guardare il pallone.
Ma anche da fermo era elegante, aristocratico, autorevole.
Quella maglia fuori dai pantaloni e quei pantaloncini corti, anni settanta, che solo lui sapeva portare così, con il bordo che gli disegnava il muscolo e lo esaltava.
Stessa cosa i calzerotti (non calzettoni), non portati da autoreggenti come oggi ma legato con lo spago sotto al ginocchio a modellagli il polpaccio.
E poi c'era quella fascia, rosso fuoco, che spiccava da tutte le distanze.
Era bello da vedere, da fermo e in movimento, e quei colori lo esaltavano e si esaltavano.
Da Capitano si è rifiutato di denunciare i giovani che stavano sbagliando pensando di riuscire a rimetterli in riga da solo, ed ha pagato, pure troppo.
Con lui il nostro Olimpo è completo e quella cappella diventa un po' il nostro Altare della Patria.
Mi piange il cuore non saperlo più tra noi ma mi consolo pensando che non si sentirà solo e che il biancoceleste del cielo lo vestirà benissimo come solo lui sapeva fare.
Ciao Capitano della mia infanzia.