Citazione di: RG-Lazio il 15 Mar 2022, 19:26
oh mio dio...colpa mia che mi metto a fare il filosofo da strapazzo su internet, quando avevo giurato di non farlo piú. Provo a farla breve, premettendo che ho analizzato molto da vicino il nazionalsocialismo e piuttosto da lontano lo stalinismo. Tra l´altro il mio focus é sulla Biopolitica, che non é un qualcosa di ascrivibile al solo nazismo, ma che il nazismo rende molto piú evidente.
Seconda promessa, lungi da me negare la validitá del concetto di totalitarismo per se. La vedo semplicemente limitata e "politicizzata" , ossia ha lo scopo di mettere nazismo e stalinismo dentro una comune categoria. Questa é una cosa che non mi convince, perché dice quasi niente sull´uncitá del nazismo. Paradossalmente vedo piú analogie tra stalinismo e fascismo piuttosto che con il nazismo.
Terza premessa. La societá moderna-industriale é di per se totalizzante ossia tende a definire lo spazio e il tempo degli individui-cittadini costantemente e pervasivamente. In questo senso (ed é quello che cerca di mostrare la Arendt) tutte le societá moderne tendono a diventare totalitarie ed in questa prospettiva la nostra epoca sembrerebbbe addirittura la piú totalitaria se consideriamo il fatto che non solo il lavoro, ma anche il tempo libero, i nostri comportamenti, le nostre relazioni sono diventate oggetto dell´estrazione capitalista. Non a caso si parla di "fascismo di Facebook".
Tuttavia, nessun sano di mente scambierebbe la propria vita attuale con una vita nel nazismo o nello stalinismo.
Tornando allo stalinismo. Evidentemente non doveva essere cosí totalitario e pervasivo se il diretto successore di Stalin, Kruschev, per prima cosa lancio una decisa campagna di destalinizzazione. Krusciev non é che diventa antistalinista perché batte la testa...evidentemente all´interno di quel partito (terrificante)c´era molta piú dialettica di quanto un regime totalitario lasci pensare. Ribadisco che non totalitario, non significa buono, anzi, né sto dicendo che in fondo l´URSS fosse liberale. No e poi no, semplicemente quel potere (che la prospettiva del totalitarismo presuppone assoluto) aveva delle zone d´ombra, non arrivava dappertutto...chiaramente sto semplificando a bestia.
Il Nazismo é unico, perché é fondamentalmente una semplificazione della complessitá politica. Il nazismo non é un fenomeno complesso (come lo é a mio modo di vedere il fascismo). Il nazismo persegue il suo ordine riducendo l´essere politico o l´esistenza politica a l´essere o l´esistenza biologica. Nasci ebreo, il tuo sangue definisce senza via di fuga cosa farai o non farai. Hitler non era un Principe o un Re o un Imperatore...era il medico supremo. Non si sbaglia a definire il nazismo "medicina politica". Semplice e terrificante come terrificante é il modo in cui questo biologismo politico fu applicato. A me hanno sempre affascinato e disturbato i passaggi lessicali e legali. Gli ebrei prima di essere gassati (non ammazzati) venivano "entbürgern" ossia privati della cittadinanza, poi privati dell´umanitá...e infine la questione ebraica diventava disinfestazione. I nazisti non pensavano di ammazzare cittadini ebrei, ma insetti nel vero senso della parola. Mettere questo contenitore politico insieme allo stalinismo in nome del comune uso della propaganda (in quale sistema politico non ci sarebbe???) o del partito unico, mi (ci) dice poco di entrambe le esperienze. Guarda alla copertina del libro.
Assurdo che i tedeschi mettano Hitler e Putin nella stessa frase...ai miei amici tedeschi che fanno questa analogia, non ho potuto resistere...gli ho detto "stai riscrevendo la storia di tuo nonno o cosa??"
Fine OT...spero. ps: ho semplificato tantissimo...forse andrebbe aperto un topic a parte.
Propendo per il topic a parte perché potrebbe volare altissimo visto il livello dei contributi, ma non ho genio di strutturarlo, scusate.
Io ho però un'idea diversa sul perché sia stata possibile la destalinizzazione subito dopo Stalin rispetto al fatto che ci fossero zone d'ombra.
A mio avviso non capiamo perché c'è stata un'errata concezione di quel totalitarismo, del culto della personalità (presente in tutti i socialismi reali, da mao a castro), perché interpretato con i canoni delle dittature di derivazione liberale/capitalista, che sono effettivamente personali (Mussolini, Franco, Hitler, Pinochet, ecc).
Nel socialismo reale l'aspetto totalitario è ideologico e pervade l'intera società attraverso il partito, dal luogo di lavoro al circolo ricreativo fino alla famiglia, per mezzo del partito.
Il culto della personalità è il culto di stalin-rappresentazione del partito, non è il comando di stalin-persona.
Per questo krushev-partito può sanzionare stalin-persona il giorno immediatamente dopo.
io sono del tutto contrario a chi interpreta Stalin o Mao come poteri strettamente verticistici. Per questo ho discusso a morte con vincelor e penso che il più esperto occidentale se legge il socialismo reale con queste lenti, anche avesse un esperienza quarantennale sul tema, sbaglia.
Stimatissimi sovietologi e sinologi hanno, per me, toppato alla grande con questa lente.
Per come la vedo io è una traduzione occidentale di quel tipo di potere.
Questo non significa che sia meno asfissiante, lo è molto di più. Perché se Hitler muore il nazismo si dissolve, non è fatto per riprodursi al di fuori del capo.
Il totalitarismo di partito invece è impersonale, l'incarnazione del partito può essere sempre ritrovata. E così fu in Urss, così è in Cina.
Non significa che non ci siano le scelte di vertice, del comitato centrale, il problema è come si interpretano tali scelte.
Non sono l'equivalente di ciò che potrebbero essere in una dittatura "occidentale" di destra.
Quelle scelte sono la massima espressione del partito ed esprimono, in qualche modo, una dialettica effettivamente presente all'interno.
C'è una discussione, anche se a noi può sembrare del tutto implausibile con la lente occidentale. Questa cosa nel nazismo, carte alla mano, è del tutto assente.
Ci sono carteggi tra gerarchi di primo piano che si litigavano i favori di Hitler su stupidaggini che voi non immaginate.
In Urss anche nel pieno del culto della personalità non era proprio questo il punto.
Quindi c'era una sorta di democrazia interna? No quella dialettica era del tutto subalterna alla logica impersonale di riproduzione di quel potere stesso. Ed era una logica impersonale operante su ogni livello, dal micro al CC.
Come ho avuto occasione di dire dovevi guardarti più dal tuo collega diretto o dal tuo vicino che da Stalin.
Un'analisi non ideologica smentisce chiaramente le tesi di Fisichella/Grilli.
Ho consigliato ad aquila1979 di leggere Alexandar zinoviev che a mio avviso descrive molto bene la realtà dispotica dell'Unione sovietica, nella sua tragicità ma anche nella differenza enorme col nazismo (e lui pensava che l'unione sovietica fosse la più grande minaccia per il mondo, stile zelensky con Putin, dunque non è che relativizzasse qualcosa).