Citazione di: Davy_Jones il 07 Apr 2022, 15:45
Grazie phenix, non conoscevo questo articolo. Vorrei dire tre cose.
Primo: l'autore. Fino al 2014 Sergeitsev e' stato l'organizzatore delle campagne elettorali di uomini politici di primo piano in russia e soprattutto in ucraina, inclusa gente come kuchma e yatsenyuk. (Che piaccia o meno i due paesi erano in osmosi prima del 2014.) Per fare un paragone, e' una specie di Steve Bannon russo. Stessi pregi, stessi difetti. E' uno che calca sempre la mano, a volte ci prende, pero' non e' un maitre a penser del mondo russo, ecco.
Secondo: l'articolo si inserisce in un dibattito molto sentito in russia che non riguarda tanto quello che la russia deve fare in ucraina (cosa su cui si sono concentrati i media italiani), quanto cosa deve succedere in russia dopo la guerra, che per loro significa dopo il tradimento dell'occidente. I russi (media e non media) discutono moltissimo di questo.
Terzo: la parte sull'ucraina. Voglio essere onesto (=mi voglio rovinare). Sergeitsev estremizza, pero' secondo me quello che scrive non e' lontano da quello che i russi hanno in mente di fare. Lo so che in occidente si ride dell'idea di denazificare l'ucraina ("e' una scusa", "e' un pretesto", ecc) ma ti garantisco che i russi non ridono per niente. Per loro i nazionalisti/nazisti ucraini sono un problema vero, che ha causato morti e sofferenze vere alla popolazione russa e ha condizionato la politica di un paese "fratello" facendo da braccio armato contro i russi degli americani, loro peggiori nemici. Quando Putin parla di denazificazione tutti i russi capiscono a cosa si riferisce e cosa significa. Non ha scelto quel termine per colpire le loro fantasie sulla WW2. E' una cosa molto attuale e molto concreta. Molti commentatori moderati dicono cose simili nella sostanza (diverse nella forma) a quelle che scrive sergeitsev. Tipo che in una parte dell'ucraina i russi devono fare piu' o meno quello che hanno fatto in germania dopo il 45. In particolare, quando scrive che non si puo' sapere dove sara' il confine fra la zona russa e il resto dell'ucraina finche' non sara' compiuto il processo di denazificazione, secondo me scrive una cosa vera. Non c'e' modo di sapere quanti sosterranno il progetto russo e quanti invece preferiranno andare a ovest, in un paese che, quanto a nazionalismo ed estremismo, sara' una polonia all'ennesima potenza (non prendiamoci in giro). I 25 anni sono un modo di dire che il processo di assestamento non sara' veloce, o deciso con un tratto di penna su una mappa. Non so se sia una posizione minoritaria ma secondo me, su questo, ha ragione. Anche se forse noi occidentali non capiremo molto di questo processo, mentre avverra'.
Aggiunta: oggi Zelensky ha parlato al parlamento greco insieme a 2 membri di Azov. Svariati parlamentari greci di sinistra se ne sono andati. da noi zero, ma questa cosa in russia sta avendo un'eco enorme.
Grazie a te delle risposte e delle informazioni che non avevo su questo simpaticone.
Io non rido affatto della denazificazione. Ci sarebbe da ridere se non la prendessero sul serio nemmeno lor. E purtroppo non mi sembra affatto il caso.
Il problema che sottolineo è che denazificazione per l'estensore dell'articolo (e temo molti altri) non vuol dire eliminare le brigate di ispirazione neonaziste e relativi partiti, la qual cosa è abbastanza normale nell'europa del dopo II guerra. Vuol dire anche:
1) eliminare le regolari forze armate dello stato Ucraino. Per rispondere a chi si immaginava che le condizioni di Putin sarebbero state benevole, la famosa finlandizzazione etc. E non mi si dica che probabilmente le condizioni saranno diverse alla fine della guerra. Se sarà questo il caso, sarà grazie alla resistenza ucraina, non nonostante questa.
2) eliminare l'esistenza stessa del popolo Ucraino, frutto dell'etnocentrismo artificiale. Si nega l'esistenza stessa del popolo Ucraino, il suo diritto a formarsi uno stato e se ne vuole vietare anche l'uso del nome in riferimento a qualsiasi entità statale. Non mi pare che l'URSS avesse negato il diritto all'esistenza di uno stato tedesco dopo la II guerra.
Io fatico a ricordare una guerra d'invasione giustificata in base al fatto che il nemico in realtà non ha diritto ad esistere e deve essere assimilato (o meglio era già parte di noi, quindi è sostanzialmente una guerra civile e lo stato ha la legittimità a sopprimere i ribelli). La legittimità dell'Iraq, dell'Afghanistan, persino della Serbia, non sono mai state messe in dubbio, mi pare. Probabilmente bisogna tornare indietro alle aggressioni nazifasciste della seconda guerra.
Ora, in uno scenario simile, è davvero pensabile che il governo ed il popolo ucraino non combattano fino alla morte? Sun Tzu consigliava di lasciare sempre una via d'uscita al nemico, per evitare di vederlo combattere per la sua sopravvivenza come un animale. Secondo me fin tanto che non si considera questa (terribile) realtà, ogni considerazione sulla preferibilità di una resa al combattimento, lascia il tempo che trova.
Sul ruolo che stanno prendendo in Ucraina le milizie, mi sembra una conseguenza veramente ovvia della guerra di aggressione subita.