Assolutamente vero, la stanzialità è un fattore determinante.
Dunque legata all'agricoltura e al doversi fronteggiare con altre popolazioni che invece restavano nomadi e che quindi avevano altre abitudini.
Dunque Morgan sicuramente non ha del tutto ragione, sicuramente di teorie ce ne sono molte, ma in tutte resta un fattore storico o culturale e non biologico/naturale quello della difesa del territorio.
Ma criticare il concetto di stato nazione non significa propendere per la vita nomadica (per quanto sulla necessità di deterritorializzare e l'antinomia con la territorializzazione Deleuze ci costruì un impianto filosofico. Per altro distinguendo come uno degli esempi principali tra eserciti e "macchine nomadi da guerra").
Significa dire che la nazione come impianto culturale costruisce un tipo di comunità, di "noi", specifico, definito da specifiche esclusioni.
Comunità nazionale ed inclusione sono termini almeno parzialmente antitetici.
Non è un caso che in Russia o in ucraina con l'aumento del nazionalismo sia aumentato il razzismo.
Dunque è una forma di soggettivazione che a me non convince.
Può avere un ruolo progressivo come nel caso della decolonizzazione, ma è un ruolo estremamente specifico e che per altro facilmente si trasforma in altro, in nuove esclusioni a danno di terzi. Vedi in India, tanto per fare un esempio.
Ma non va confusa col senso di appartenenza, la nazione non è semplice senso di appartenenza.
Io non ho un sentimento nazionale sviluppato, per niente, ma mi sento fortemente appartenente a diverse comunità sovrapposte.