Se è così, e sottolineo centoquarantamila volte il SE, sta a lui trovare quella chiave.
Se non la trova o diventa complicato è un segnale che non va, per quanto la cosa ti possa dispiacere.
Allo stesso tempo, nota positiva, se ci hai visto qualcosa è perché al netto della paura possibile secondo me una risposta l'hai quantomeno intuita, intravista, in lui.
Lui potrebbe essere in grado.
E forse ti terrorizza proprio la possibilità che questa intuizione venga smentita.
Ti terrorizza verificarlo ed il rischio di esserti (di nuovo) sbagliata.
Forse. Lo sai tu, questa è una mia storia ipotetica che con Christina potrebbe non azzeccarci nulla.
Ti faccio questo altro esempio.
C'è un mio amico carissimo, anzi un fratello acquisito, che al tempo del terremoto in Abruzzo era adolescente e viveva a L'Aquila.
Da quella terribile esperienza lui aveva sviluppato il timore che qualsiasi cosa costruisca possa venire giù.
Improvvisamente. Quando meno te lo aspetti (mentre dormi), stravolgendo la tua vita, togliendoti i riferimenti principali (la casa). Se qualcosa si incrina, sicuramente di lì a breve crollerà.
Una perenne attesa del crollo, vissuta con attenzione per non essere di nuovo preso alla sprovvista.
La soluzione? Non costruire niente. Se niente costruisci, niente può essere distrutto.
Un autosabotaggio non masochistico, ma al contrario volto a preservarlo dai possibili crolli!
Questo è (forse? probabilmente?) un esempio di disturbo post-traumatico, un'altra casistica ancora.
Tu da quello che ci hai raccontato dei traumi li hai vissuti quindi potrebbe essere utile, quando ti riterrai pronta, approfondirli.
uno dei motivi per cui a me funziona/piace il setting tradizionale è che non vedo l'analista, quindi durante la seduta mi ritrovo con me stesso, prima ancora che con lui, che interviene senza divenire centro d'attenzione ed evitando che lo diventi io stesso in termini consapevoli.
Perché io finché ho un centro d'attenzione non mi lascio andare, ci entro in dialettica, alzo il muro, cerco di averla vinta (lo sapete, no?

).
Per funzionare devo dislocare il centro d'attenzione. Renderlo per certi versi inafferrabile. E così si aprono porte che altrimenti restavano serrate. Nel tempo eh, non da un momento all'altro.