Citazione di: FatDanny il 05 Mag 2022, 09:45
Quando prendi due gol tra 90esimo e 91esimo è ideologico vederla come dici tu.
ossia si attribuisce un carattere causale ad elementi aleatori.
Non è che guardiola insegni a non difendere pragmaticamente al 90esimo.
Ma succede che becchi gol, vai nel panico e ne becchi un altro.
Non c'entra niente la filosofia di gioco, semplicemente succede.
Hitzfeld non era un "maestro de carcio" ma gli è successo così, addirittura in finale.
In realtà quella sui "maestri de carcio" è una narrativa che a roma va per la maggiore dopo l'esperienza zeman.
Ma fondamentalmente è na cazzata.
La differenza fra i "Maestri di Calcio" e i "Professori di Sport" (i pragmatici e i semplici grandi allenatori di calcio li chiamo così, per nobilitarli : D) per me c'è eccome: e scorrendo la storia delle idee del gioco è possibile risalire a delle vere e proprie differenze sostanziali (la sostanza dei principi di gioco fanno la squadra; la squadra fa i principi di gioco: per dirne una) così come metodologiche (induzione-deduzione; e a partire dalla sostanza, diversamente ragionano i metafisici e gli storicisti; etc) tali differenze di forma e contenuto distinguono dunque i "Maestri" dai "Professori".
Si tratta di due modelli (due tipi ideali) che nella realtà ovviamente non esistono; ma aiutano comunque a meglio comprendere il mondo del pallone e le sue contraddizioni dialettiche (

).
Si fa per giocare, naturalmente - ma neanche troppo!
"Maestro di Calcio" però non ha un'eccezione negativa.I "Maestri di Calcio" sono coloro che hanno rivoluzionato il modo in cui allenatori, giocatori, addetti ai lavori e tifosi ragionano e si rappresentano il gioco.
L'impronta dei "Maestri" influenza, dopo di loro, generazioni di tecnici, creando delle vere e proprie "Scuole di Pensiero", un tempo nazionali e oggi pure (non solo: pure) mondializzate - sino all'istituzione di vere e proprie "Accademie Globali"! come attualmente sono quella spagnolo-olandese e quella tedesca, ad esempio.
A prescindere dagli stili di gioco - e senza risalire al primo novecento, metà ottocento - Nereo Rocco è stato un "Maestro" (sebbene non esattamente l'inventore del Catenaccio); così come Rinus Michels per il "Calcio Totale"; Arrigo Sacchi per la fusione tra "Calcio Totale" di Michels e il "Calcio-Collettivo" di Lobanovskyi; Ralf Rangnick per la definizione del cosiddetto "Gegenpressing" tedesco, ispirato da Sacchi e Lobanovskyi; etc, etc - sino a Guardiola, naturalmente, che ha rivoluzionato (seguendo una solida tradizione di pensiero: Cruijff, Barcellona, Ajax) il modo d'intendere il calcio offensivo basato sul possesso.
Nel suo piccolo, in Italia, Zeman è stato un "Maestro di Calcio".
Sarri, nella sua piccola grandezza, è un "Maestro di Calcio".
Pure Gasperini lo è: rispolverando un modo di giocare (uomo su uomo a tutto campo, aggressivo, offensivo, verticale) che non si vedeva forse da novant'anni.
Guardiola è allora un "Genio-Maestro" del Calcio.Ancelotti (Allegri, Mourinho, Klopp, Zidane, etc, etc) è un "Professore dello Sport": nello sport vince chi arriva primo!
E loro, non a caso, hanno imparato, e insegnano, soprattutto ad arrivare primi - che per l'albo d'oro è ciò che conta di più, ma lo sviluppo del Gioco va al di là delle coppe e delle medaglie e si misura non solo sulla base dei successi.
Naturalmente, ieri il Manchester City è stato semplicemente molto sfortunato.
Ma se in 6 anni (e rotti petromiliardi investiti) il City di Guardiola non ha mai vinto una Champions - venendo eliminato spesso contro pronostico e in maniera rocambolesca, a parte una finale persa tragicomicamente - un motivo, forse, ci sarà.