La narrazione, però, la fanno anche e soprattutto i tifosi. Se non è ancora ben chiaro (cosa che io rimango sbalordito nel vedere in gente adulta) questo è un business e i tifosi sono i clienti, e il miglior modo per vendere al cliente, purtroppo, è dargli quello che vuole.
Ma questo delle tifoserie ricorda un po' un gioco di ruolo, e chi ha scelto la narrazione del laziale? Chi ha deciso che "semo laziali, dovemo soffrì?" Chi ha deciso l'eterna ispirazione ai "mitici anni '80" anche in periodi che sono l'esatto opposto? Non io che sono del '91 e la Lazio dei -9 non l'ho mai vista; non io che non ho mai accettato questa narrazione; non io che di questo gioco di ruolo mi sono rotto le balle da anni, motivo per il quale lo seguo in maniera molto meno appassionata, perché è sempre la stessa favoletta che si ripete.
I romanisti vogliono sentirsi dire che loro sono la squadra più forte del mondo che non vince mai un cazzo per colpa dei poteri forti. Quei poteri forti che, per esempio, in occasione degli scontri di Tirana fanno sì che il romanista diventi Voldermort, ovvero Colui Che Non Deve Essere Nominato (nelle notizie).
I laziali, invece, vogliono sentirsi dire due cose: se la Lazio va male, che fa tutto schifo per colpa di Lotito; se la Lazio va bene, che ce l'hanno tutti con lei. Il laziale vuole sentirsi sempre attaccato, vuole il ruolo dell'underdog.
I giornalisti, per quanto facciano schifo perché non dovrebbero basare il loro lavoro totalmente sul fare branding, devono vendere, e per farlo sono disposti a tutto pur di accontentare il cliente.
Mourinho in tutto ciò è stato un genio: una squadra che lo esalta come se fosse ancora quello che ha appena fatto il Triplete con l'Inter e non quello che è stato appena esonerato dal Tottenham, e ora è l'allenatore che ha riportato una coppa internazionale in Italia dopo dodici anni dall'ultima volta (magari diranno che è lo stesso che ha portato l'ultima coppa internazionale in Italia, dimenticando Benitez e il Mondiale per club dell'Inter. Pensa: la Conference sì, il Mondiale per club no). Fossero riusciti nell'impresa di perdere, sarebbe stata una pietra tombale sulla sua carriera.
Questa vittoria dovrebbe spingere la Lazio ad alzare l'asticella, se non fosse che la nostra asticella era già più alta della loro, perché gli siamo arrivati sopra in campionato. Certo, loro hanno vinto la Conference League e con questo possono vantare una stagione migliore della nostra, ma l'unica colpa della Lazio in tutto ciò e l'essergli arrivata sopra pure l'anno scorso e l'aver passato il girone di Europa League, visto il risultato del Marsiglia arrivato dietro di noi.
La Conference League è una coppa, è una coppa internazionale, ma è una sorta di moderna Coppa Intertoto: vi rendete conto che se si arriva settimi e si vince la Coppa Italia, questa coppa non la si gioca?
E' una competizione che ci sta, anche perché snellisce e rende più interessante l'Europa League. Ok, quest'anno l'ha vinta l'Eintracht, undicesimo in Bundesliga, ma l'Eintracht ai quarti di Europa League ha eliminato il Barcellona, non il Bodo.
Vi rendete conto che a fine stagione, noi così come la Fiorentina, ma anche l'Atalanta e persino LORO, abbiamo lottato per NON giocare la Conference League?
Sappiamo il valore che ha l'Europa League, penalizzato purtroppo dal vero interesse del Calcio: i soldi. Sulla carta è la terza competizione più importante, la seconda per moltissime nazioni, ma in pratica se dovessimo giocarci lo scudetto o anche solo il quarto posto, la snobberemmo, e questo lo ha fatto capire anche Sarri. Il motivo? Perché paradossalmente il quarto posto paga di più della vittoria dell'Europa League.
Il valore competitivo della Conference League si vedrà con il tempo, ma quello economico sarà superiore a qualsiasi finale di Coppa Italia. Rimane comunque una coppa snobbata da chiunque riesca a giocarsi seriamente il quarto posto.
La squadra davvero in grado di reggere le tre competizioni la fanno solo i top club, perché nessuno inizia mai la stagione annunciando di puntare all'Europa League o alla coppa nazionale.