Non sapevo dove metterla, credo che sia questo il topic giusto, ma dopo accurata ricerca ho trovato la lettera aperta che il caporedattore di RDS Gianluca Teodori ha scritto al sindaco Gualtieri, lettera che ha ingenerato insulti di tutti i tipi verso lo stesso Teodori da parte della "controparte"....
Sono d'accordo in gran parte con il contenuto della lettera, non su tutto al 100%, ma comunque credo che sia una lettera scritta "in punta di penna" e che possa dar adito ad una discussione...
Eccola:
"Gentile Sindaco Gualtieri, ci permetta un appello e un consiglio. Occhio alla realtà aumentata e manipolata.
Perché anche per Lei, esponente di primo piano del partito che più di altri propugna quotidianamente e senza cedimenti il verbo dell'innovazione digitale, questo fenomeno romano può rappresentare una trappola.
Un tranello, una botola, anche per chi si è formato politicamente in una forza di potere scaltra, pratica, attenta negli ultimi anni a messaggi marcati.
L'innovazione appunto, come la fede quasi cieca nella laicità della scienza, ci perdonerà l' ossimoro.
Ma anche l'Europa, la Nato, la lotta senza quartiere al fascismo in tutte le sue forme, anche quelle apparentemente subdole o subliminali.
Partiamo da qui senza preamboli. Dalle magliette "Roma marcia ancora".
Le ha viste, Lei che era a Tirana? Le ha condannate apertamente?
Questo per dirle della realtà aumentata e delle sue insidie.
Perché la sua parte politica ha sempre apertamente fustigato eccessi laziali, peraltro da condannare senza SE e senza MA come si dice in politichese da qualche anno, ma ha sempre dimostrato indulgenza o, meglio, sospetta indifferenza se questi eccessi vengono dalla maggioranza giallorossa.
Lasciamo da parte il terreno delle ideologie, scivoloso e inconcludente tanto il mondo esterno al GRA ha già sufficientemente metabolizzato l'identificazione comoda laziale-fascista e rischiamo di predicare nel deserto.
Torniamo alla realtà aumentata e all'abbaglio che prende più o meno tutti quelli che tifano per la Roma, a Roma.
Il suo primo post da Tirana dopo il successo nella Conference League è quello del successo per la Città.
Ecco il primo effetto della realtà aumentata.
È vero che un chiacchieratissimo recente sondaggio ha stabilito il rapporto del tifo a Roma nelle proporzioni che conosciamo, 3 a 1, non banalizziamo quell'1.
Perché allora, caro Sindaco, dovremmo derubricare a semplice propaganda elettorale quelle belle parole su possibili progetti da stadio anche per la Lazio, pronunciate prima del voto dei mesi scorsi.
Stadio e altro, già... dovremmo ricordarle che nella trappola della realtà aumentata cadde anche la sua vituperata predecessora (si dice cosi?) quando annunciò Urbi et Orbi che si sarebbe fatto lo stadio della Roma.
Ricordiamo l'enfasi della dichiarazione, emozionata, prima di snocciolare fantascientifici effetti benefici per tutta la città.
Un'altra volta, tutta la città.
Che poi per ogni sindaco che si rispetti diventa "scittà", non si sa perché. Misteri della dizione amministrativa.
E a chi scrive, laziale, già abitante di quel quadrante di Tor di Valle (espressione immediatamente divenuta patrimonio di tutti all'epoca), queste benefiche ricadute sfuggivano.
Come è andata a finire lo sappiamo. Decine di indagati prima ancora che fosse posata la prima pietra e poi non se ne è fatto nulla.
Anche se la realtà aumentata, già in servizio permanente effettivo h24 qualche anno fa, impose la notizia dello stadio della Roma in apertura di tutti i tg nazionali per almeno dieci giorni consecutivi.
Converrà con noi che a Milano, capitale morale, tecnologica, innovativa, digitale, smart, futurista e cool, la notizia del nuovo stadio del Milan è poco più di una breve in cronaca.
Anche oggi, nonostante il ritorno in grande stile della Scala del Calcio, certo una bazzecola in confronto allo stellare successo della Conference League.
Torniamo proprio al trionfo di Tirana, dunque un beneficio per tutta la città.
Davvero caro Sindaco, risponde al vero il suo disappunto per non essere riuscito a salire sul carro-pullman dei vincitori?
Magari per intonare anche lei in giacca, cravatta e fascia tricolore qualche slogan anti-Lazio al fianco di Zaniolo?
Ci creda, ne abbiamo viste e sentite talmente tante nell'ultimo mezzo secolo che il carico di offese gratuite riversato sul mondo biancoceleste nelle ultime settimane non ci sorprende e non ci scalfisce più di tanto.
E poi spiegheremo perché.
Peraltro non sarebbe una novità assoluta.
Ricordiamo tutti Vetere al Circo Massimo nel 1984 per la finale con il Liverpool e il trionfale (e malaugurante) giro di campo di Signorello prima di Roma-Lecce del 1986.
Ma se ci consente di darle un consiglio, è quello di ascoltare Antonio Buccioni, suo vecchio compagno di scuola all'Istituto Massimo dell'Eur e depositario assoluto dei valori della Lazialità.
Ovvero di quel terzo di città che nessuno considera e che qualcun altro vorrebbe cancellare.
E qui torniamo alla realtà aumentata Sindaco perché, veda, non ci sono solo persone ingenue in quel terzo di città ricettacolo malsano di fascismo e xenofobia.
Se c'è una folla oceanica e smodata che si esalta per la Roma, tanto da spingerla ad annunciare feste itineranti per celebrare ancor di più e nel tempo la Conference conquistata a Tirana, c'è un drappello istituzionale che comunica, orienta, agita, accusa e deride l'altra parte.
Senza risparmiarne neanche i morti. E non solo Vincenzo Paparelli.
Parliamo di politici, vertici di giornali e redazioni televisive, personaggi dello spettacolo pagati col canone e non, insieme alle truppe militari di abili e indefessi esecutori che hanno iniziato con il massacro mediatico di quel terzo di Roma con il gol di Acerbi in fuorigioco, proseguendo con lo steward di Lazio-Verona e finendo con il surreale funerale della Lazio a San Lorenzo.
Per inciso, non approvammo neppure quel funerale che fece seguito al 26 maggio di qualche anno fa (ricorda il 26 maggio, Sindaco? Chiunque in questa città segnata dal tre contro uno ricorda cosa stava facendo nella domenica della coppa in faccia) con la bara della Roma a Ponte Milvio.
Non approvammo perché queste mascherate, in atto dagli Anni Sessanta, le troviamo personalmente becere e irrispettose.
E a San Lorenzo, quartiere romanista più di ogni altro, ricordiamo sommessamente che c'è un cimitero vero.
Fare un funerale per scherzo alla Lazio quando nel Lazio in due anni sono morte più di 11.000 persone per il Covid non ci pare una grande idea.
Farlo alla Lazio che con quella Conference League vinta dalla Roma contro il Feyenoord, poi, non solo non c'entra nulla, ma ci sembra un'emerita idiozia.
Che a quell'idiozia, poi, sovrintenda un assessore di municipio del suo partito, ci sembra il degno maldestro tocco finale a uno squallido quadro.
La lettera aperta è già lunga caro Sindaco, per cui andiamo a concludere.
Dalla realtà aumentata siamo partiti e alla realtà aumentata torniamo, con un riferimento alla sua parte politica.
Quella del politically correct che difende ogni minoranza, che si arrovella sui modi più bizzarri per non offendere questo o quello.
Parliamo della scuola? Dei presepi vietati nel segno dell'accoglienza? Dei karaoke giallorossi imposti da certe maestre?
Ecco, il politically correct della ZTL romana si occupa delle periferie con l'elargizione di questi ludi del terzo millennio che mirano a far apparire la Roma come unica realtà calcistica della Capitale, in simbiosi con i monumenti, assediati da mondezza e cinghiali in libertà.
Il laziale continuerà a difendersi da solo, 3 contro 1, restando fieramente al suo posto.
Quel posto che occupa dal 9 gennaio del 1900, nel cuore della Capitale (in piazza della Libertà, che nell'orgia giallorossa di questi giorni ha subìto gli inevitabili eccessi dei vandali, non accompagnati da alcun pubblico sdegno) rendendosi conto ogni giorno di più che la minoranza non è debolezza.
Ma con gli occhi aperti, si intende.
Perché questo diluvio fuori stagione di offese, accuse e descrizioni fallate cade su Roma in un momento storico molto particolare per la Lazio intesa come società, arrivata davvero al bivio di un'epoca.
E dipingere la realtà della Lazio come una feccia minoritaria, intollerante, razzista, fascista, insignificante numericamente (questo è il vero assillo e non è un caso), significa creare una brutta immagine, soprattutto all'estero.
E chi vuole intendere intenda perché questo, specie in questi giorni, può essere un danno enorme per la Lazio e il suo futuro.
L'identificazione della Roma con la città non è casuale.
La realtà aumentata a questo serve, a cambiare tutto per rendere granitico uno status quo.
Buon lavoro, Sindaco Gualtieri, nell'interesse di tutti."