La propaganda occidentale si è messa in moto
https://www.corriere.it/economia/finanza/22_settembre_22/sanzioni-russia-l-attivo-bilancio-mosca-si-ridotto-10-volte-100-giorni-cfa19c68-3a79-11ed-b03d-1f9e636121b9.shtmlQuando vi dicono che le sanzioni sono inutili perché tanto gli alti prezzi del gas e del petrolio proteggono la Russia, rispondete con una domanda: parli a caso — come in Italia va così di moda — o hai visto gli ultimi dati del bilancio di Mosca? Perché quelli dicono più di montagne di parole. Gli ultimi dati si riferiscono ad agosto e mostrano che in apparenza tutto va bene, per il regime di Vladimir Putin. Dopo sei mesi di guerra il bilancio pubblico è persino in attivo, di 134 miliardi di rubli. Cioè di 2,2 miliardi di euro, uno zero-virgola-poco del prodotto interno lordo della Russia, ma comunque in attivo. Tutto a gonfie vele, pare, per il Cremlino: dopo aver mandato oltre centomila uomini in un'avventura militare all'estero, lo Stato vanta ancora un surplus che noi italiani non vediamo da due generazioni.
LE MISURE
Ue, nuove sanzioni contro la Russia: c'è anche il tetto al pezzo del petrolio
di Francesca Basso, corrispondente da Bruxelles
Il confronto tra i bilanci
Poi però date una seconda occhiata. Confrontate questa situazione con l'ultimo momento in cui la Russia ha pubblicato dati di bilancio più completi e trasparenti prima di far calare la censura di guerra su gran parte delle sue statistiche. L'ultimo bilancio dettagliato è di aprile e mostra che in quel momento — grazie ai prezzi stellari del gas e del petrolio — l'attivo di bilancio accumulato dalla Russia nei primi quattro mesi dell'anno era dieci volte superiore a quello di agosto. In aprile era pari a oltre ventidue miliardi di euro, quattro mesi si era eroso quasi tutto as appena 2,2 miliardi. Quattro mesi hanno mandato in fumo un avanzo di bilancio da venti miliardi, malgrado gli altissimi prezzi del gas e malgrado il fatto che l'Europa stia continuando a comprare il petrolio russo.
Le sanzioni vecchie e nuove
Ora provate a proiettare in avanti queste tendenze sulla base delle sanzioni che sono già state decise. Dall'inizio dell'anno nuovo l'Unione europea smetterà di comprare petrolio russo (finora ne è stata la prima cliente) e sosterrà le sanzioni del G7 che puntano a bloccare il prezzo del greggio e dei prodotti raffinati che Mosca venderà al resto del mondo. Inoltre si può immaginare che l'Europa smetta di comprare i 170 miliardi di metri cubi di gas che tradizionalmente importava da Gazprom. Per il bilancio di guerra di Putin, anche nel migliore (per lui) dei casi, si tratta di un colpo durissimo. Le entrate da gas e petrolio rappresentano il 38% di tutte le entrate statali della Russia quest'anno e sembrano destinate a ridursi di circa un terzo. Il Cremlino perde probabilmente almeno 40 miliardi di euro di risorse — il tre per cento del prodotto lordo russo — prima ancora di pensare a come finanziare la nuova «parziale mobilitazione».
Le tasse straordinarie e la tensione finanziaria
La tensione finanziaria inizia a farsi sentire sul regime. Qualcuno intorno a Putin dev'essersene accorto, perché due giorni fa Kommersant (il quotidiano finanziario di Mosca) ha pubblicato una fuga di notizie su un piano di tasse straordinarie dello Stato per ottenere più risorse dalle grandi imprese del gas e del petrolio. Quanto vuole ottenere in più il governo da loro? L'equivalente di circa 50 miliardi di euro, utili a tappare i primi buchi aperti dalle sanzioni europee. Ma le imprese stanno già dicendo che reagiranno scaricando gli aumenti sulle imprese e sulle famiglie, che così sentiranno sempre di più sulla pelle il costo economico della guerra. «Kommersant» ha dato spazio persino alle prime proteste delle imprese nel mirino del regime a caccia di denaro: «Il settore del gas e specialmente Gazprom — si legge — devono già fare i conti con la sfida di riorientare le esportazioni verso l'Asia, vista la perdita del mercato europeo. E questo richiederà migliaia di miliardi di rubli». La coperta di Putin è sempre più corta. Le sanzioni fanno sentire i loro effetti e i numeri pubblicati da Mosca lo dicono più chiaramente di qualunque chiacchiera da salotto televisivo romano.