Citazione di: kurt il 27 Set 2022, 16:18
Vi seguo con interesse anche se mi mancano le basi dialettiche e ogni tanto mi perdo ma ho una domanda da farvi: se mi dite che la "sinistra" tradizionale non si fa votare da quello che dovrebbe essere l'elettorato di riferimento perché non parla di tutela del lavoro, salario mínimo, tutela ambientale, welfare, pace e riduzione della spesa militare, beni comuni e sanità pubblica ecc e perché è supina alle élites finanziarie, come mai l'unica formazione politica che si è fatta portavoce di tutti i temi anzidetti e lo ha scritto a chiare lettere nel suo programma, ha preso 1,5%? Solo perché agli operai je sta sur cazzo demagistris? Tra l'altro tra i pochissimi (vorrei dire unici ma farei un torto ad altre sigle più piccole e sindacati di base) in tutto il panorama politico a metterci la faccia nelle lotte tra i lavoratori della gkn, della logistica, attivi nel movimento notav e a fianco degli studenti. Non sarà che tutta sta voglia di sinistra in questo paese non c'è? Perché a me sto dubbio me sta a veni'...
è una questione abbastanza antica.
Fin dagli anni '70 c'è questo dibattito, che ha dato luogo a diverse ipotesi.
Con la crisi della "classe" si hanno due grandi linee di pensiero:
- la classe c'è ma è minoritaria, occorre fare alleanze in cui è egemonie. Dunque egemonia come alleanza con le classi piccoloborghesi (eurocomunismo in italia, francia, spagna)
- la classe c'è ma è solo uno tra i discorsi possibili, senza un immediata ricaduta politica.
Il socialismo non è legato per forza alla classe, ma a forme di condensazione politica diverse (post-modernismo, laclau, ecc ecc). Egemonia come capacità di essere l' "universale vuoto", ossia il concetto universale che assimila i vari particolari.
In realtà secondo me il problema non è affatto la mancanza di voglia di sinistra. Anche perché altrimenti non avresti un'astensione così alta proprio nel paese senza sinistra.
Evidentemente quel "popolo" non va a votare. Non sarà il 40%, ovviamente, ma un 15 si, assolutamente.
Ora, è vero che c'era UP, ma UP non l'avrei mai votata manco io che oltre ad essere elettore sono militante. Non è questione di programma, ma di efficacia. In politica l'efficacia fa tanto.
Se UP aveva la possibilità non dico di governare, ma di entrare in parlamento, io penso che già solo questo l'avrebbe fatta salire dal 3 al 5. Ma facilissimamente. Ancor di più se poteva concretamente incidere nel quadro politico e non fare solo testimonianza.
E questo è un primo problema.
Il secondo problema è quello legato appunto all'egemonia e alla connessione con il senso comune.
La politica di massa, pur avendo anche una funzione pedagogica, non va ad insegnare alla gente come campare.
Al contrario, coglie alcuni elementi del loro sentire comune, di ciò che per loro è "giusto", e li articola politicamente. Cioè gli dà significato politico all'interno di un discorso complessivo.
Questa cosa la sinistra politica non la fa più. Ripete le sue ricette, del tutto sconnesse con la realtà odierna, solo perché funzionavano quarant'anni fa.
Attenzione, non sto dicendo che serve cambiare per cambiare. Ho sempre odiato i nuovisti.
Ma che quei concetti, in larga parte ancora validi, devono cercare connessioni con il senso comune contemporaneo.
Quello che fa jogging al parco dell'Aniene, quella che abita a pian due torri, il giornalaio di Torpigna devono sentirle e dire "
davero oh". Finché non si fa questo anche il programma perfetto è un programma totalmente inutile.