Ok però poi non ci lamentiamo se allo stadio siamo pochi.
Perché delle due l'una: o ci incazziamo perché la Lazio toppa appuntamenti tutto sommato abbordabili, oppure molliamo tutto perché le competizioni sono truccate al di là dei meriti.
Qui non si sta facendo la gara sulle merde (che comunque l'anno scorso, per dire, sono finite sotto a noi) oppure si pretende che la Lazio vinca l'Europa League a Novembre, né che sia quarta per tutto il campionato.
La sconfitta con la salernitana, maturata dopo una sequela esaltante di vittorie, e l'uscita rocambolesca da un girone francamente da alta serie B (ma manco troppo) possono essere analizzate con la rabbia e la delusione del caso senza per forza estendere il ragionamento altrove.
Poi, per carità, le frustrazioni per i media, per gli arbitraggi e per le altre penalizzazioni ci stanno tutte.
Però il focus della negatività, almeno stasera, è spostato su un altro argomento, che riguarda noi e solo noi: io personalmente non ho mai pensato che la Lazio debba vincere qualcosa ogni anno o che sia in grado di farlo in scioltezza in condizioni normali.
In certi frangenti, ahimé ricorrenti, trovo però che gran parte del male ce lo facciamo da soli. Al netto del reale valore della squadra e dei suoi obiettivi, forse sbandierati in maniera erronea (anche dalla società) prima di aver lavorato per raggiungerli concretamente.