Citazione di: alex73 il 04 Feb 2023, 19:07
Il concetto di Nazione nasce con Rousseau se non ricordo male ...ed affermava che uno stato è tale se esprime la volontà generale. Prevale l'idea di popolo come collettività che determina il governo, quindi la nazione deve essere la voce del popolo stesso.
Curioso poi il parallelo con la Lazio dove il "made italy" e l'aumento dei "romani" risulta ambiguo.....
il concetto di nazione nasce parecchio (ma parecchio) prima, visto che il termine è di origine latina.
Fin dai romani si parla di
natio e il concetto è stato affrontato praticamente in tutte le dottrine politiche da allora in avanti.
Per nazione si intende un insieme artificiale di individui che su base geografico-culturale di nascita percepisce una cosiddetta "comunità di destino".
ossia nel dire "gli italiani" si evoca o un attributo, un passato comune ma soprattutto che il dispiegarsi degli eventi possa avere effetti comuni sul perimetro considerato: la crisi nuocerà gli italiani; la guerra la pagheranno gli italiani; gli italiani hanno più lavoro, etc.
Quello che si sviluppa in Europa dal tardo medioevo in avanti è lo Stato-nazione, ossia l'idea che lo Stato dovesse essere perimetrato attorno ed espressione di una nazione omogenea e che quindi ogni nazione (intesa come comunità di individui) avesse un suo stato.
Mi sembra abbastanza evidente perché questo concetto, in nuce, porti con se una possibile deriva razzista, laddove pone il confine dell'istituzione politica che garantisce cittadinanza, quindi sovranità, diritti e doveri, nella definizione di un'identità nazionale omogenea.
Quindi non è chi vive in Italia, ma gli italiani - definiti apriori dalla perimetrazione artificiale di cui sopra e da cui evidentemente è escluso chi arriva qui dopo - ad essere sovrani in Italia.
E così tutti gli altri.
Attenzione, che le frizioni odierne sulla questione razzista (la presunta
invasione, i diritti negati, fino alle sue espressioni comuni tra cori da stadio e stereotipi) deriva esattamente da lì. Da come quel fenomeno storico si è sviluppato alle contraddizioni del presente, nel momento in cui l'evoluzione sociale ha scombinato le "nazioni originarie" e messo in discussione che ci fosse davvero una comunità di destino tra un ricco mercante e un contadino vessato solo perché ambedue nati a Venezia.
Che qualsiasi nazione sia un perimetro artificiale, una convenzione e non una realtà oggettiva, è autoevidente. Un disoccupato palermitano e un manager milanese (per restare negli stereotipi) condividono a stento la lingua. Per certi versi manco quella. ed esempi così se ne possono fare anche in nazioni percepite come molto più omogenee.
OT
La volontà generale è proprio un'altra cosa. è il concetto sviluppato da Rousseau per intendere in che modo il popolo esercita la sua sovranità. Tuttavia, attenzione, Rousseau ha una concezione della volontà generale non esattamente democratica, per quanto esercitata in forme democratiche di espressione di voti. Questo perché non pensa che la volontà generale sia l'unione delle volontà particolari, ma un qualcosa di oggettivamente giusto che sovrasta le volontà particolari e le governa per il bene comune.
Il socialismo reale, pensato con l'idea che il partito conoscesse il bene del popolo e lo esercitasse come sua coscienza esterna, era una forma di volontà generale.
EOT