Citazione di: Fiammetta il 21 Feb 2023, 08:28
Il rimpianto dei vecchi non ha niente a che fare con le condizioni di vita. E' un banale rimpianto della gioventù, quando sai che la tua vita è ormai alle spalle. Ricordo che a mio padre brillavano gli occhi quando parlava della sua infanzia, ed era orfano, povero e solo. Ma semplicemente aveva tutta la vita davanti. Siate gentili, perché toccherà anche a noi il rimpianto di cose assai discutibili.
ma infatti sono due cose diverse.
Dopodiché, al netto della nostalgia degli anziani, c'è questo rifiuto assoluto a concepire che molte persone in quei contesti stavano meglio.
il rifiuto è dovuto al fatto che questi racconti contrastano con l'esperienza (indiretta) che noi abbiamo di quei contesti.
Ci hanno sempre detto che li si faceva la fame, la galera, il terrore, i gulag, le file per prendere il pane, (cose assolutamente vere), risulta assolutamente inconcepibile che ci fosse chi stava meglio e che quindi ci possa essere un'altra parte della storia altrettanto vera anche se in contraddizione con la prima.
Le nostre menti abituate alla logica matematica faticano a concepire la contraddittorietà della Storia.
La narrazione bellica, anche della guerra fredda, è per ovvie ragioni piatta.
Nel blocco orientale si muoiono di fame mentre fanno la fila per il pane.
Nel blocco occidentale i proletari si muoiono di fame e si sgozzano tra loro per il pane.
La realtà, per fortuna, è più complessa da ambedue le parti.
In Occidente c'è il benessere diffuso che le economie di scala hanno prodotto, con una polarizzazione delle ricchezze nel momento in cui i corpi intermedi si sono disgregati lasciando libere le forze più selvagge del mercato.
In Oriente c'era una sicurezza sociale diffusa prodotta dalla gestione razionalizzante e centralizzata della produzione al netto delle sue diseconomie a livello di mercato, che sostituita dalle oligarchie privatistiche post-comuniste ha prodotto nuove forme di tirannia.
Vi invito a ragionare però che se si era un sottoufficiale dell'esercito stavi bene.
Se eri un grigio burocrate del ministero dell'economia (ma quanti ne abbiamo anche qui?) stavi bene.
Se eri un impiegato delle poste, idem.
Vi posso raccontare di come l'istruzione garantita a tutti era una sicurezza sociale non da poco per chi era interessato ad essa. In cui davvero vigeva il criterio meritocratico (che io non condivido eh, lo riporto asetticamente) e infatti chi finiva nelle forze di polizia era considerato un fesso in grado di usare le mani e non la testa.
Certo, c'era un carrierismo sfrenato, perché da quella promozione dipendeva quel pezzetto di più di privilegio che costituiva l'unica soddisfazione in termini di gerarchia sociale. E il carrierismo, come in tutte le parti del mondo, si accompagna col leccaculismo per i capi (di partito, in quel caso). E quindi il merito andava a farsi benedire. Contraddizioni, appunto.
E allora chi stava male? Storicamente, nel socialismo reale soprattutto la piccola proprietà.
Contadina, urbana. Spesso, non a caso, la stessa che - ad esempio - se ne fotteva della possibilità di studiare perché ciò che interessava era portare avanti bottega, al massimo farla crescere. Sticazzi della possibilità per tua figlia di diventare ingegnere meccanico. Per altre posizioni sociali invece quella possibilità era un qualcosa di straordinario.
Se andiamo a vedere la narrazione negativa occidentale che racconta come si viveva a est si basa sulle doglianze dei piccoli proprietari e delle opposizioni politiche. Che io non voglio sminuire affatto, avrei certamente fatto parte delle seconde, dico semplicemente che per una corretta visione storica le cose vanno dette così, considerando puntualmente posizioni sociali distinte, con interessi diversi e spesso confliggenti, senza lasciarsi andare a discorsi propagandistici che nell'anno domini 2023 non hanno alcun senso.
Non tocca evitare che il PCI arrivi al 40%, il PCI non c'è più e la presa egemonica liberale è oltremodo salda. Possiamo quindi anche evitare di raccontarci le stronzate utili a fomentare l'anticomunismo.