Non so quante partite avrò visto giocare a Craven Cottage, e c'è sempre una sensazione particolare e stranamente inspiegabile, che ho sempre creduto fosse creata dalle telecamere, fra le più anticamente "verticali" sul campo, e che danno una sensazione quasi di vertigine. Tipica anche la frenesia che spesso agita le partite interne del Fulham, che attribuivo senza troppo pensarci alle frequenti rigorose esigenze di classifica della squadra di casa (ma sono settimi!) o dal freddo esagerato dal fatto che l'umidità del fiume entra praticamente fino alle sottomaglie dei poveretti che ci giocano (ma succedeva anche d'estate...).
Stasera finalmente ho capito che non c'entra niente e sono andato a guardare. Giocare a Craven Cottage è frenetico e difficile perché è di gran lunga il campo più piccolo della Premier. Non ce proprio spazio per giocare e non solo fuori, che se non stai attento te ammazzi, ma proprio dentro. Con 100 metri per 65, quindi 6500 di area, si assesta a distanze siderali dai 7140 di Emirates e Villa Park per esempio, ma anche molti altri, addirittura ai 7500 del City Ground del NFFC, e anche ai discreti 7000 di Stamford Bridge, 6900 di Anfield e 6800 di Goodison Park (che tanto ne stanno facendo uno nuovo in riva al mare).
Cioè la partita va giocata proprio in un modo diverso. Finalmente risolto il mistero dell'ansia da Craven.
Mentre io divago finisce un primo tempo dai contenuti tecnici degni di un Lazio-Cluj, ma almeno adesso sappiamo perché, come quando, seguendo da vicinissimo il nostro obiettivo di mercato Loftus-Cheek, (

) avevo sempre l'impressione che fosse cresciuto ancora di più.