Allora, mi sono fatto forza.
Non volevo, perché immaginavo, ma poi ho riflettuto. Ho detto aspetta, non dimenticare che sono loro. Non c'è limite alla loro dabbenaggine davanti ad una vittoria con la Juve, comunque sia venuta.
Toni da trionfo epico, mondiale, irripetibile. Eroe incompreso finalmente adorato da tutti.
Nessuna disamina: soltanto un altare, un trono e un Uomo da incoronare, da blindare, da venerare.
Ora, ma c'è da sbrigarsi, in fretta e per sempre.
Tre pali, Juve dimessa (giocateci voi con quella spada di Damocle), gioco, tiri in porta, non è successo nulla. C'è solo l'incoronazione del Re al quale tutto va asservito e dal quale un popolo deve andare col cappello in mano ringraziandolo di averli degnati della Sua presenza.
Ne esco molto sollevato.
Basterà il prossimo avversario concentrato.
Avanti così.