Citazione di: Aquila1979 il 08 Mar 2023, 15:53
ti confesso che avevo trovato i medesimi dati da altra fonte (appena la trovo te la posto).
a me pare comunque che i punti siano altri:
1. i "cinesi di Taiwan" sono cinesi Han
2. l'immigrazione al seguito di Chiang Kai-shek non ha modificato la composizione etnica dell'isola (semmai ha creato una sorta di aristocrazia)
3. l'isola ha un passato differente da quello della Cina continentale
4. la cultura di Taiwan (proprio in virtù di Chiang Kai-shek) cinese
5. Taiwan non ha ancora sviluppato una propria cultura, anche se ci sta provando
6. La Cina non ha alcun diritto su Taiwan, anche in virtù degli accordi tra Zhou Enlai / Kissinger.
7. Taiwan è una spina nel fianco per la Cina, che non vuole più rispettare l'accordo (tacito e non) con gli USA, perché fino a quando Taiwan sarà in mano americana i cinesi saranno sempre junior partner
P.S. l'immigrazione verso Taiwan è proseguita, e questo mina ulteriormente la legittimità delle pretese cinesi. In teoria 
Vado solo sui punti che emendo:
2. l'aveva già cambiata il colonialismo cinese.
Ma quell'immigrazione ha cambiato la composizione politica e lo status dell'isola (da provincia a sede del governo legittimo o illegittimo che dir si voglia)
3. L'isola ha un passato da provincia di confine, dunque contesa, della cina continentale.
Tanto che il kuomintang ha omogeneizzato l'isola a forza nel secondo dopoguerra.
6. La Cina ha diritto su Taiwan quanto l'Inghilterra ce l'aveva sulle colonie USA degli stati dell'est.
Non lo decise il diritto, ma un conflitto. Con la differenza che lì c'era un oceano di distanza.
Premettendo che io non sono un fan degli Stati, per me il mondo dovrebbe essere organizzato in un'unica grande rete di comunità di base relativamente indipendenti, quindi figurati se ho un problema con l'indipendenza di Taiwan.
Dico però che nel sistema attuale degli stati nazioni se la Cina avrà la forza di riprendersi Taiwan non avrà fatto nulla di scandaloso.
Il problema è all'origine (ce l'ho in particolare con Mate).
Mettiamola così: tu dici che questo sistema è più libero sulla base di alcuni fattori che prendi in considerazione. Tipo la libertà di espressione e associazione.
Allo stesso tempo reputi del tutto legittimo che io non sia libero di avere uno yacht se non ho i soldi per comprarlo. Ossia la limitazione della libertà costituita dal valore non solo la accetti, ma la trovi legittima. Se non hai i soldi è GIUSTO che tu non sia libero di avere un dato bene o servizio.
Semplicemente, questo discorso non lo consideriamo un fatto di libertà, eppure lo è. è una limitazione alla libertà assoluta, quel che cambia è che ci sembra un criterio condivisibile, anzi addirittura oggettivo nella sua fredda numericità (seppur non lo sia, perché la gerarchia sociale non è affatto oggettiva, discrimina. Dieci euro non sono la stessa cosa per tutti anche se la loro apparenza lo sembra).
Un cinese potrebbe dirti che la tua società è molto meno libera se non hai diritto ad una casa.
Ti puoi astrattamente riunire ma non sei libero di avere un tetto se non hai i soldi per pagarlo?
Questa è una limitazione alla libertà enorme eh.
E hai una fetta di popolazione occidentale, fissata con la logica proprietaria, che dirà che è proprio così, che visto che loro se la so' pagata casa, è giusto che chi non ha soldi non abbia tale libertà.
Si fotta, dicono. "Vada a lavorare", senza considerare che - come molti negli USA - magari lavora ma comunque non può permettersi una casa.
Ecco, perché faccio questo discorso?
Perché occorre sempre considerare che il concetto di libertà fa riferimento alla propria prospettiva culturale.
Per noi essere liberi è potersi muovere entro un perimetro che ha dei vincoli, ma che noi riteniamo legittimi. Altri vincoli che si pongono in quello che consideriamo il nostro spazio di azione li riteniamo autoritari.
Ma se cambiamo prospettiva culturale, come nel caso dell'abitazione, un'altra persona potrebbe contestare quello che noi consideriamo libertà e dire che vincolare la possibilità di un tetto al poterselo permettere è una prova enorme di autoritarismo e tirannia.
Tirannia del denaro, del capitale e non del dittatore politico. Ma sempre tirannia è, perchè ti costringerà ad agire in un modo, ad esempio lavorare un minimo di tot ore.
Il dittatore politico russo ti costringe a non riunirti e a sottostare al suo volere. Ma pure il capitale, se vuoi mangiare e avere una casa. Non sei "davvero libero". Ti costringe ben otto ore al giorno, cazzo oh, più dittatoriale di così. E no, non si è liberi affatto di non farlo, a meno che non si abbia un privilegio, delle risorse già accumulate, a cambiare le cose.
Per chi non ne dispone, la tirannia del denaro e del capitale è concretissima.
Ma tu dirai che questa non è assenza di libertà, perché "è ovvio che se vuoi mangiare e avere una casa devi lavorare".
Questo avviene semplicemente perché nell'essere educato hai appreso questa prospettiva culturale e dunque il tuo spazio di libertà si muove dentro il perimetro di funzonamento del capitale.
Stessa cosa avviene in Russia o in Cina, dentro un'altra prospettiva culturale e entro il perimetro di funzionamento di un altro regime.
Lavorare alle condizioni imposte dal capitale ai working poor è preferibile come limitazione ad altre?
Io non so rispondere con certezza a questa domanda, dico la verità. Per fortuna ho una condizione migliore che mi consente di dribblare il dubbio che per molti altri invece è decisamente presente.
è del tutto comprensibile la ragione per cui tu noti l'assenza di libertà altrui nei tuoi confronti.
Quello meno comprensibile a molti è come altri potrebbero notare l'assenza di libertà che nel proprio contesto non si nota perché le norme di quel contesto sono state assimilate, a meno che non si sia dissidenti.
I dissidenti, tutti i dissidenti (me compreso), sono coloro che per una ragione culturale o politica non condividono l'ambito lecito di libertà del proprio paese e dunque notano la tirannia e dunque la contestano.
é così altrettanto ovvio che noi vediamo la tirannia denunciata dal dissidente russo, mentre prendiamo il dissidente italiano per un pericoloso estremista, magari un black block, che ha pretese assurde di libertà per quelli che sono i nostri canoni.
Mentre invece magari un cinese capisce molto di più la pretesa di una casa gratuita o di un reddito di base che alcune libertà occidentali.
Scusate la lunghezza, ma questo mi sembra un punto filosoficamente dirimente nel rapporto con l'Oriente e più in generale con l'Altro che spesso e volentieri in capo non ci entra.
La libertà non è un assoluto, ma è una funzione che muta al mutare dei criteri culturali e sociali che ha a riferimento.