Volevo riportare un passaggio di un libro a cui avevo accennato qualche tempo fa parlando con ING.
Racecraft.
Nello spiegare cosa sia il
racecraft, quell'insieme di credenze e immaginari che diventano reali pur non avendo alcun riscontro materiale, le autrici fanno un esempio.
Questo qui:
https://www.nytimes.com/2009/05/29/nyregion/29cop.htmlUn poliziotto nero fuori servizio viene fatto fuori da un collega che lo scambia per un ladro.
Alcune considerazioni sul caso:
1) l'episodio viene raccontato (non dal NYT, ma nell'immediatezza dei fatti) dicendo che
l'errore è stato dovuto al colore della pelle della vittima.In questo modo si opera uno slittamento di causalità dal responsabile alla vittima.
La causa, nella comunicazione linguistica, si sposta dalla valutazione errata del primo al colore della pelle del secondo.
Eppure questi errori capitano solo con un colore della pelle, il che suggerirebbe che il problema non sta in esso, ma in chi lo valuta, dunque in chi spara se vede nero, non nella vittima perché nera.
Dalla pratica razzista alla razza
Questo slittamento è una caratteristica tipica del razzismo.
2) l'agente che ha sparato è rimasto a lungo in stato di shock e si è disperato enormemente una volta capito l'errore. Non voleva affatto farlo, lui non è in alcun modo razzista, non crede minimamente nella superiorità dei bianchi, quello era pure un collega. Non c'è niente nel suo passato che possa farci pensare che sia una persona minimamente razzista.
Le due autrici scrivono un passaggio rilevantissimo di cui molti qui dentro dovrebbero assumere consapevolezza:
Racism did not require a racist. It required only that, in the split second before firing the fatal shot, the white officer entered the twilight zone of America's racecraft.Traduco per chi non capisce l'inglese.
Il razzismo non ebbe bisogno di un razzista. Ebbe bisogno solo che, nell'attimo prima del colpo fatale, l'agente bianco entrasse nella zona crepuscolare del
racecraft americano.
Un nero vicino una macchina --> la vuole rubare --> lo devo fermare non perché nero, ma perché vuole rubare
Il razzismo non ha bisogno di un comportamento volutamente discriminatorio.
Basta che nell'operare delle scelte - linguistiche, evocative, pratiche - si utilizzino ANCHE AUTOMATICAMENTE delle convinzioni, un senso comune, una logica
produttori di razza.
Cosa che avviene spesso attraverso meccanismi per nulla irrazionali e che ci appaiono del tutto logici, come un poliziotto che vuole fermare un ladro. Più logico di così, è il suo lavoro.
Ripeto la frase più importante:
Racism did not require a racist.
Cercare di provare che non si è razzisti o che un determinato contesto non è razzista non è in alcun modo prova che non si eserciti razzismo.