Allora, mi frullava in mente un ricordo. Il ricordo è questo:
https://www.eius.it/giurisprudenza/2007/104Ossia, una campagna dimmerda, patrocinata da Vittorio Feltri, allora al Giornale, fondata sulle stesse trojate ripetute a pappagallo dall'attuale Presidente del Senato.
La cassazione, nel 2009, ha confermato la sentenza di appello che aveva condannato per diffamazione la testata, il giornalista e il direttore responsabile, sostanzialmente stabilendo che fermo il diritto di critica, il fatto assunto ad oggetto dell'esercizio di liberta d'opinione deve essere veritiero.
E, nel caso di Via Rasella, le stronzate sui musicisti in pensione, sulla "illegittimità" dell'attentato e sulla codardia dei gappisti che non si sarebbero consegnati dopo le minacce naziste erano, appunto, stronzate.
Questa sentenza non fissa la verità storica, ma serve a capire intanto quale sia il metodo, quale il collegamento, quale la funzione.
Anche io custodisco alcune riserve sull'azione di Via Rasella, ma mettere sullo stesso piano i nazisti e i partigiani del GAP non è accettabile.
La Russa deve dimettersi, questa è la mia conclusione. Non è una macchietta, lui disonora la Repubblica.
La polemica si è spenta incredibilmente troppo presto.