Fabio Licari sulla Gazzetta ci ricorda che quello che decidono i Tribunali sportivi italiani sarà pressochè ininfluente, perchè, di fatto, la UEFA la sua decisione l'ha già presa:
L'Uefa svolge da tempo un'indagine parallela e autonoma rispetto a quella italiana. Ha già ricevuto tutti i documenti dalla Procura di Torino. Sta esaminando le carte processuali. A Nyon sono abbastanza ottimisti sul fatto che la decisione italiana possa arrivare entro fine giugno, un patteggiamento velocizzerebbe i tempi. In ogni caso il Collegio di garanzia del Coni ha confermato le condanne dei dirigenti e l'antisportività (il famoso articolo 4): sono attese una nuova motivazione e una penalizzazione ridotta. Se però la giustizia italiana andasse a rilento, sarà allora la commissione del Fair Play Uefa a decidere.
Punti fermi, dicevamo, la condanna dei dirigenti e l'antisportività acclarata. Ma dal punto di vista Uefa ci sarebbe altro. La Juve ha infatti patteggiato sul Fair Play perché era fuori dai parametri. Se l'inchiesta dovesse dimostrare che le cifre comunicate sono false, il patteggiamento non sarebbe stato concesso. O forse non a quelle condizioni. Praticamente impossibile sfuggire a una punizione. Questo è un caso grave. Il Milan era fuori dai parametri. Psg e City hanno gonfiato i valori degli sponsor, ma le entrate erano reali. Qui si tratterebbe di bilanci falsi comunicati a revisori dei conti, azionisti, Figc, Uefa. Lo spettro di una squalifica incombe. Cominciando, naturalmente, dalla prima coppa alla quale la Juve si qualifica. Ecco perché un successo in Euroleague, o un piazzamento utile in campionato, sarebbe fondamentale. Per evitare che una possibile assenza dall'Europa si prolunghi con effetti drammatici anche sui conti.