Citazione di: kelly slater il 08 Mag 2023, 19:10
C'è solo il dato numerico che loro sono 2,5 volte noi,tutto qua.
Che è una proporzione che non trova, va detto, nessuna proiezione in dati più concreti. Nel senso che non fanno 2 volte e mezza le nostre presenze allo stadio, 2 volte e mezzo i nostri trofei, 2 volte e mezzo i nostri incassi.
Il che ci porta ad aggiungere una valutazione qualitativa al semplice aspetto quantitativo.
Il tifoso medio della Lazio vale, probabilmente, in termini qualitativi molto di più del tifoso delle merde.
Per gran parte delle ragioni che ha indicato FD in questo topic. C'è un'appartenenza esclusiva alla squadra di calcio che rafforza il rapporto con la nostra squadra. Perché parliamo di squadre di calcio, non di proloco. Nel 1926/27 non nascono solo Napoli e merde, nasce anche il Bari, il fascismo sfrutta il calcio come strumento per aggregare popolazioni dimenticate da aggregare attorno a simboli che ricordano entità geografiche. Tranne un sassolino in questo meccanismo che si chiama SS Lazio. Sassolino che trova la sua unica ragione di vita nell'essere quel sassolino, che poi tanti
ino non è.
Mettersi a rincorrere il gonfalone, oggi, nel tempo del villaggio globale, nel tempo della partita visibile in tempo reale su uno smartphone anche in Nuova Guinea, è una stupidaggine abbastanza inutile. Anche perché partiresti su una strada senza uscita inseguendo chi già lo fa da 90 anni e, probabilmente, ci si è impantanata. L'SPQR che appare sulle loro maglie è anche, e soprattutto, il senso del loro fallimento, visto che il munifico sponsor non li paga più. Quei colori, quel simbolo, li frena più di esaltarli.
La nostra storia è una storia di una società sportiva aperta al mondo. Se è vero che nasciamo in pieno centro è anche vero che la nostra storia è una storia universale in cui le figure più importanti che hanno costruito le tappe vengono da Pisa, da Carrara, da Nerviano, da Sovico, da Torre Annunziata, da mille altri posti che non sono Roma. Ma sono la Lazio.