Grazie degli interventi, sono davvero belli. Credo ci vorranno millenni per smontare la struttura che non è il patriarcato, perché patriarcato è un termine riduttivo. Anche i maschi erano sottoposti all'autorità paterna, il problema è che le donne erano (e lo sono ancora, sciaguratamente e in troppe parti di mondo) sottoposte a qualsiasi figura maschile. Ho pensato a un termine che trovo assolutamente più congruo, ma non posso dirlo, perché è oggetto di una trattazione inedita. E' il titolo.
Veniamo al perché mi sono incazzata come una iena (e mi spiace per coloro, che tra l'altro si spendono sempre, che ho travolto nella mia furia. Non ce l'avevo con voi, ma con le birre e i sorrisetti laidi di quelli che la sanno tanto lunga, i grandi saggi di questa minchia). La riduzione della figura femminile a soggetto dominato è come un castello drammaturgico, antico, fatto di archetipi, di diritti negati, di esclusione e reclusione ma, come ogni altro edificio, quel castello è fatto di mattoni. Beh, i termini che denigrano la donna sono una pietra angolare, non solo un mattone. Le parole, queste benedette e maledette unità di ogni possibile discorso e pensiero, queste parti drammaticamente centrali della comunicazione, sono cruciali per abbatterlo. Questo vale per il sessismo, per il razzismo e per qualsiasi modello che pretenda di avere diritto di mortificare. Perché la vera tragedia è, era e continuerà ad essere questa. Il diritto a disporre di una persona che è un mondo intero, il diritto a insultarla, a mortificare il suo mondo, a stuprarlo, a ucciderlo. Bisogna cominciare dalle parole. E io continuerò a incazzarmi, finché avrò un fiato in corpo.