Citazione di: FatDanny il 01 Mar 2024, 07:25
Lo schema gramsciano per me andrebbe inserito nel contesto di maidan invece. Lasciamo da parte per ora i separatisti che si sono messi fuori.
Consenso e coercizione per me ci stanno in varie sfumature dentro maidan stessa. In quella piazza c'erano molti sentimenti, come ho gia detto e il tutto non è riconducibile ad un generico e assoluto consenso alle istanze della piazza o della maggioranza di essa.
A Place de la Concorde nel 1793 probabilmente non c'erano solo quelli che volevano vedere la testa di Luigi in una cesta, magari anzi molti in cuor loro se ne dispiacevano pure, ma citando gli squallor (!) "la folla non invitata, ma siccome è gratuita e non aveva niente da fare è intervenuta in massa". Ma quasi tutti sapevano che testa o non testa a loro non sarebbe cambiato un catzo (o quasi) e che di li a poco si sarebbe passati da una monarchia aristocratica ad una monarchia bonapartista.
Tornando a Gramsci anche riportando le sue parole all'alveo naturale e storico ovvero alla definizione del fascismo non ne sono cosi certo che il suo schema teorico si potesse già applicare rigidamente alla società italiana dell'epoca (tra le prime a sperimentare la cultura dei mass media) figuriamoci ad una società frammentata e polarizzata come quella odierna.
Il consenso è un sentimento troppo volatile, soggettivo e investe una moltitudine di situazioni fino a sconfinare nel "consenso coercitivo".
Il punto su cui io mi interrogo da parecchio e che mi porta a non dare un valore fondativo da "nascita di ua nazione" alla maidan è il fatto che 3 anni dopo zelensky è andato al potere contestando i partiti di maidan, le elite di maidan giudicate corrotte, con un programma populista e di pacificazione. Qui sta il punto della mia idea che maidan sia stata una enorme strumentalizzazione ai danni anche del popolo ucraino e che probabilmente neanche quella piazza voleva quello che è venuto dopo, ma sono stati trascinati dentro (il "consenso coercitivo" di cui sopra) da chi invece voleva lo scontro e lo aveva pianificato.
Io ho molti dubbi ancora su questa vicenda (non riesco ancora a fare pace con la Jugoslavia figuriamoci con l'ucraina) perchè la ferita è ancora sanguinante e noi stiamo continuando il lavoro del cronista (per altro tifoso), lavoriamo sull'oggi, sull'elemento scatenante, cerchiamo il Gavrilo Princip, non riusciamo a scavare col tarlo dello storico che va a risalire ai motivi scatenanti di quello che è venuto molto prima di maidan per risalire al grande enorme rimosso, all'elefante nella stanza: la spiegazione del perchè il crollo sovietico abbia generato in quasi tutti i paesi ex patto di varsavia (DDR compresa) la recrudescenza nazionalista che sfocia spesso in xenofobia e fascismo latente, dall'abbattimento delle statue sovietiche, si è passati alle profanazioni dei cimiteri gia negli anni 2000, i revival di pavelic, dell'ultranazionalismo baltico e ungherese, da bandera a codreanu e compagnia brutta stanno li, quasi a voler cancellare anche una parte della propria storia e riscriversene un altra immaginaria, hauntologica, una nostalgia per un tempo perduto che non è mai esistito.