Se la memoria non m'inganna, ma è roba di tanto tempo fa: un certo Eugenio Fascetti all'epoca allenatore della Lazio, parlando di un certo Antonio Elia Acerbis, diceva "Se solo fosse convinto dei propri mezzi, sarebbe un grande giocatore". E devo dire che il buon Fascetti c'aveva visto lungo... Acerbis era in grado di fare grandi cose, quando se la sentiva "calla"!
Ecco: la Lazio di ieri mi ha ricordato Acerbis, in un certo senso... Dopo il vantaggio juventino, c'è stata una reazione, di gioco e di cuore, da grande squadra, culminata in un meritato pareggio.
A quel punto, se la Lazio-Acerbis, fosse stata convinta dei propri mezzi, avrebbe dovuto continuare a battere il ferro, avrebbe dovuto sentirsela calla... Anche perché a lasciare il pallino alla juve, lo si era visto, si ballava parecchio.
Invece niente. Un secondo tempo globalmente rinunciatario, a parte qualche isolata fiammata, condito da una discreta dose di sfiga (a proposito, come sta Biava?), e chiuso in bellezza con una cappellata collettiva.
Resta in bocca l'amaro, una preoccupante sensazione di "vorrei ma non posso"... e la rabbia per una sconfitta in qualche modo "cercata".
IMHO, la mentalità del "prendiamoci il punticino", in questi casi, è più limitante che redditizia. Lo si è visto ieri, come lo si era visto a Cesena, ed anche all'Olimpico contro il Catania (e ricordiamoci che in quell'occasione c'è mancato un pelo a perdere anche il punticino sull'ultima azione). Cerchiamo quindi di imparare dagli errori, perché non mi pare nemmeno la prima volta che si sbaglia in questa direzione.