Scusate se posto questo articolo, ma direi che rispecchia la realtà e il mio pensiero dopo la conclusione del campionato e dopo aver sentito le dichiarazioni di lotito:
Forse non se ne rende conto. Forse il presidente della Lazio non ha ancora compreso come parole e fatti non vadano di pari passo. In zona mista ha ammesso i propri errori, ma, nel mentre, i casi Ledesma e Kolarov sembrano in procinto di ricalcare la telenovela Pandev. La rosa va sfoltita, e allo stesso tempo rinforzata. Un'impresa titanica per chi ha un'organigramma societario praticamente inesistente.
Le parole, oramai, sono accolte col giusto scetticismo. Fare passi indietro, vorrebbe dire "mollare" il pressing su una società che ha ridotto il tifoso laziale a soffrire per un possibile Scudetto dei cugini giallorossi, guardando il tutto, per l'ennesima volta, da un disavanzo di 34 punti. Un abisso che ha portato i biancocelesti a salvarsi solamente alle ultime giornate, dopo un'annata terrificante, orrenda, per cui qualsiasi aggettivo sembra riduttivo. Dopo la conquista dei trofei decantati da Lotito, arrivare a 46 punti, per il terzo anno consecutivo sotto i 50, è umiliante. L'ennesimo manifesto di una mediocrità da cui bisogna risollevarsi agendo in fretta.
Ed è un augurio anche per lo stesso presidente. Le sue parole, infatti, se volevano essere un'esortazione a credere nuovamente in lui, dopo l'ammissione degli errori commessi, provocano l'effetto esattamente pari e contrario. Vocaboli e proposizioni che riportano indietro di anni. Quella certezza di avere una briciola di responsabilità rispetto al marasma abbattutosi sul mondo biancoceleste. Il tono di chi non chiede scusa, ma proclama le sue scuse,e la cui sincerità, cosi, non è visibile e non può essere apprezzata. Il calciomercato dovrà essere un periodo in cui plasmare la rosa con certosini ritocchi, cessioni obbligate e anche qualche invito, con fervente decisione, ad andarsene da Formello.
Il tifoso laziale non chiede solo i laziali. Chiede gente competente. Manager, dirigenti e calciatori in grado di ricreare un feeling con tifoseria ed ambiente. Dopo sei anni, esser ringraziati per aver salvato la Lazio, sembra quasi il contentino richiesto da chi, evidentemente, non vuole far compiere alla società tutta un salto di qualità. Anche perchè, l'oculatezza da ragionere, e la capacità di gestire la contabilità del club, stanno venendo meno. Sono stati depauperati valori importanti, e sono stati persi milioni di euro in investimenti poco redditizi dal punto di vista tecnico, in estenuanti cause in tribunale, e con mancati rinnovi, vedi Pandev.
Finalmente è finita la stagione. Finalmente. Dall'altra parte si festeggia per un secondo posto, quasi fosse uno Scudetto. Una scena tanto osannata, quanto incredibile, che da l'idea di come, il calcio romano, viva oramai una dimensione "provinciale" in cui sguazza un campanilismo deprecabile. Un'assioma suffragato dalla scena finale di Lazio-Udinese, con la squadra biancoceleste in campo a festeggiare il termine di una delle annate più buie della storia biancoceleste. Per uscirne, la Lazio ha molta strada da fare. Rispolverare quella nobiltà perduta, tenuta in vita artificialmente, per forza d'inerzia, è un'impresa da "scalata dei Pirenei". La forza di lottare, non deve svanire. Non ora. Niente passi indietro.
Mirko Borghesi
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