Hernanes inserito nella top 11 verde-oro del 2010... ma sul ruolo Reja aveva ragioneFonte: Daniele Baldini -
Lalaziosiamonoi.itSessanta incontri giocati, 15 reti (10 nel San Paolo e 5 nella Lazio), 13 assist (tre con la maglia biancoceleste, compreso il gol di Kozak propiziato a Firenze) ed un'infinità di magie da leccarsi i baffi: il Brasile si inchina davanti ai numeri e alle perle di Hernanes che, in attesa di riconquistare definitivamente il commissario tecnico Mano Menezes, è stato inserito nella top 11 verde-oro del 2010. 175 giornalisti sportivi brasiliani hanno riavvolto il nastro dell'anno solare, votando ruolo per ruolo la Seleçao ideale degli ultimi 12 mesi. Il Profeta biancoceleste non poteva mancare e per l'occasione è stato inserito come mezz'ala in un ipotetico centrocampo a tre completato dal neo-Atletico Madrid Elias e dal biondo mediano in forza al Liverpool, Lucas. Nell'immaginario collettivo brasiliano, dunque, il numero 8 di Recife torna ad agire nella posizione di "volante", che ha caratterizzato la sua carriera fino all'avvento a Roma. "Mi sento un centrocampista puro, ma Reja mi utilizza in un ruolo più avanzato, dove mi sono trovato subito bene". Non solo parole, lo dicono i fatti: da trequartista, spesso schierato sulla stessa linea di Mauri e Zàrate alle spalle di Floccari, Hernanes è riuscito a rifinire con continuità la manovra capitolina e soprattutto ha fornito un contributo pesante in zona realizzativa. Pur convincendo nelle prestazioni, da questo punto di vista era partito con il freno a mano tirato: un paio di conclusioni insidiose dalla distanza contro la Samp, il rigore trasformato nel 3-1 casalingo ai danni del Bologna e rari tentativi dalla distanza, impreziositi però dagli assist sfoderati con Fiorentina e Milan. Due percussione centrali che hanno tagliato come il burro le retroguardie dei viola e dei rossoneri. Dribbling a testa alta, accelerazioni inattese, personalità spiccata, mancava solo maggiore continuità nel cercare personalmente la via della marcatura. La prima svolta con "capriola mortale" è arrivata il 17 ottobre a Bari, quando ha sorpreso alle spalle il quartetto difensivo dei galletti ed ha bucato Gillet con un diagonale secco e deciso. Altri tre punti pesanti marchiati Hernanes. Poi gli incontri con il Cagliari, il Palermo, la Roma vissuti in chiaro-scuro, l'esclusione precauzionale con il Cesena e la sensazione che le gambe iniziassero ad accusare un cedimento fisiologico. Macché, il bello stava solo per arrivare: "Hernanes sta facendo bene, ma da lui mi aspetto maggiore pericolosità nei tiri da fuori area, in questo fondamentale può risultare decisivo", disse Reja dopo il pareggio esterno con il Parma. Detto, fatto. Il buon profeta questa volta è stato proprio il tecnico goriziano. Qualche giorno più tardi contro il Catania è iniziata la sequenza di marchi di fabbrica: contro gli etnei ha riequilibrato allo scadere del primo tempo il vantaggio di Silvestre scagliando nell'angolino alla destra di Andujar un destro preciso, che ha culminato la solita iniziativa personale tutta classe. Nelle successive tre gare si è ripetuto altre due volte: ha definitivamente affondato l'Inter con un calcio di punizione a girare ed ha aperto la sagra del gol con l'Udinese con un bel mancino liftato dal limite. Ha chiuso l'anno raggiungendo Floccari a quota cinque reti (decisive quelle con Bari, Catania ed Udinese che valgono 7 punti) in vetta al gruppo dei marcatori laziali e ha dato ragione a Reja, che l'ha sempre voluto vicino alla porta avversaria: "Con le sue qualità è lì che può essere decisivo per le sorti della squadra". Ora si sta godendo gli ultimi giorni di vacanza con la sua famiglia nella sua nuova città e gongola per gli attestati di stima che provengono dal suo paese. Il Profeta ricarica le pile e punta i suoi obiettivi: "Migliorarmi, arrivare in alto nella Lazio e riconquistare la Seleçao". In parte per i giornalisti brasiliani c'è già riuscito. Ecco l'11 dei sogni del 2010 (4-3-3): Julio Cesar, Daniel Alves, Lucio, Thiago Silva, Marcelo; Elias, Lucas, Hernanes; Ganso, Pato, Neymar.