Allenatore Lazio 2024-25: sede vacante

Aperto da hafssol, 05 Giu 2024, 16:52

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secondo voi chi sarà l'allenatore della Lazio nella stagione 2024-25?

Allegri
33 (13.1%)
Sarri
44 (17.5%)
Pioli
6 (2.4%)
Baroni
43 (17.1%)
Juric
7 (2.8%)
Klose
21 (8.3%)
Vanoli
5 (2%)
Almeyda
5 (2%)
Conceição
68 (27%)
altro (specificare)
20 (7.9%)

Totale votanti: 252

Le votazioni sono chiuse: 20 Giu 2024, 17:03

Slasher89

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* 16.734
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Citazione di: tommasino il 08 Giu 2024, 09:17
Io non ho mai creduto che l'ingaggio di Sarri (che pur ho apprezzato ed ammirato per due anni) fosse l'inizio di un deciso salto verso i'alto; ed al tempo stesso non vedo come sinonimo di definitivo ridimensionamento l'arrivo di baroni.
Lo vedró se, ad esempio, dal mercato arriverà un tressoldi invece di un okoli (nomi a caso)
I problemi veri sono nella struttura societaria, nella mancanza di un ds importante, di una prestigiosa figura di raccordo fra società e giocatori, di un marketing serio, di un autorevole addetto stampa.
Questi problemi sarebbero stati risolti con l'arrivo di un Nesta o Klose? Non credo
La dimensione della Lazio di Lotito sarà sempre quella: a ridosso delle grandi. Che quando ti si allineano i pianeti fai meglio di alcune di loro e rischi di vincere lo scudetto; e quando non accade stai lì a lottare far il sesto ed il decimo posto.
Se mi chiedete se mi basta, rispondo no, non mi basta.
Se mi chiedete se la mia speranza è che Lotito venda rispondo si, spero che venda prima possibile.
Se mi chiedete di disertare lo stadio fino a che ció non accada, o per stimolare che ciò accada, vi rispondo no, forse sbagliando ma non ce la faccio.
Se mi chiedete se l'aspirazione è quella di vederlo al piu presto a prima porta, vi rispondo che mi sembra un pensiero brutto brutto.

Pensiero e posizione rispettabilissimi, qui si tratta solo di percezione personale di una mala gestione che ci vede tutti d'accordo.

C'è chi reagisce mollando tutto e chi reagisce come te ed entrambe le reazioni sono giustificate a mio modo di vedere.

Slasher89

Sostenitore
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Lazionetter
* 16.734
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Citazione di: AutumnLeaves il 08 Giu 2024, 09:23
Anche sta narrazione che er poro Baroni non ha nessuna responsabilità del caos, anche basta. Sa benissimo in che ginepraio si sta infilando, poi l'accettare in anticipo che dovrà sottostare ai diktat della società senza mettere becco, non dà assolutamente l'idea del professionista in grado di reggere l'urto delle responsabilità che gli cadranno addosso, né sembra curarsi dell'immagine che di lui si avrà all'interno di questo spogliatoio mangia-allenatori

Vabbè ma Baroni, esattamente che dovrebbe fa?

Anche io penso che sia un allenatore di medio-basso livello (più tendente al basso) ma ti offrono la panchina della Lazio a 61 anni dopo una carriera passata in provincia, tu che faresti?

Se poi trova la quadra e porta qualche buon risultato?

Gio

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* 10.864
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Citazione di: FatDanny il 08 Giu 2024, 07:44
Lotito, arrogante com'è, prima di parlare di ridimensionamento si cava un occhio. Ma parlano i fatti gio

Non abbassiamo l'obiettivo per stare sereni, ma perché non abbiamo i mezzi per fare più di così.
Se io a 30 anni potevo farmi la bmw, poi mi va male, il reddito si dimezza non è che siccome stavo bene compro la Fiat 500 per stare sereno, ma per consapevolezza dei mezzi attuali. Non è che ricompro bmw perché non posso accettare la realtà, sarei irresponsabile.
Non è vero che non abbiamo i mezzi. Non abbiamo le capacità. I mezzi sono il risultato di una gestione. La Lazio ha tutte le potenzialità per giocarsela con le prime. Ci sono anvhe fatti a supporto di questa tesi. Ora che l'incapacità di chi gestisce la Lazio si debba trasformare in accettazione consapevole della realtà è una scelta che ogni tifoso può fare. Non la mia. E Baroni se accetterà, dovrà portare risultati come tutti quelli prima di lui. O se ne può andare a vedere la tv pure lui.

Pomata

*
Lazionetter
* 13.856
Registrato
onestamente su baroni mi sono rassegnato, il problema e' comprare giocatori forti
accetterei anche 5 Tchaouna per fare un anno di ricostruzione e sperare che un paio ci diventino i nuovi immobile o SMS ma non so se siamo in grado di prenderli

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Picpus

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* 1.696
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Citazione di: Gio il 08 Giu 2024, 09:52
Non è vero che non abbiamo i mezzi. Non abbiamo le capacità. I mezzi sono il risultato di una gestione. La Lazio ha tutte le potenzialità per giocarsela con le prime. Ci sono anvhe fatti a supporto di questa tesi. Ora che l'incapacità di chi gestisce la Lazio si debba trasformare in accettazione consapevole della realtà è una scelta che ogni tifoso può fare. Non la mia. E Baroni se accetterà, dovrà portare risultati come tutti quelli prima di lui. O se ne può andare a vedere la tv pure lui.

Non abbiamo più le risorse necessarie per approntare una grande squadra. Il budget per il nuovo tecnico era di poco superiore al milione di € pertanto la scelta di Baroni era quasi obbligata.

RubinCarter

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Lazionetter
* 48.162
Registrato
Citazione di: tommasino il 08 Giu 2024, 09:17

Se auguri la morte a qualcuno qui sopra ti segnalano.

Cmq, io mi ritrovo in questo articolo :



Gli inutili malumori di sololamaglia83 (Corriere dello Sport)

di Massimiliano Gallo


La fortuna dei milanisti è stata che nel 1987 i social non esistevano. Altrimenti sai gli hashtag che avrebbero sommerso il signor nessuno Arrigo Sacchi ingaggiato da Berlusconi? Quasi trent'anni dopo, eravamo nell'estate del 2014, un po' di juventini pensarono bene di abbandonare la tastiera e di andare direttamente a prendere a calci e a sputare sull'auto che stava trasportando il nuovo allenatore bianconero: Massimiliano Allegri. Che poi vinse cinque scudetti di fila. Poveri milanisti e juventini se Berlusconi e Agnelli si fossero piegati alle grida sguaiate e maleducate di una minoranza ridottissima, per nulla rappresentativa, ma molto rumorosa. Potremmo pubblicare un'enciclopedia sulle sliding doors del pallone.
Ai giorni nostri il fenomeno è ormai quotidiano. Qualche settimana fa impazzavano i milanisti con il loro #Lopeteguiout. Ora tocca alla Lazio. Qui i tifosi prima hanno accompagnato Tudor alla porta (gli hanno dedicato un simpatico striscione) e ora pretendono di deciderne il successore. Baroni non lo vogliono. E stanno trasformando Twitter (pardon, X) nel consueto sfogatoio e florilegio di hashtag. #NoBaroni #RispettoperlaLazio. E così via. Forse vorrebbero che Lotito strappasse Guardiola al City. Come se non stessimo parlando di uno dei tecnici che più si sono messi in mostra in stagione: ha salvato il Verona in condizioni societarie precarie.
La nostra impressione è che il giocattolo stia sfuggendo di mano. In maniera preoccupante. I social non sono la realtà. Ma neanche lontanamente. Trecento persone - o anche mille, duemila, cinquemila - che dopo una sconfitta sfogano la loro frustrazione scrivendo #ciccioout, non sono rappresentativi di nulla. Non sono nemmeno l'equivalente pantofolaio di una contestazione a fine partita. Sono l'espressione di un rito che ormai rientra nella cornice abitudinaria legata all'evento calcio. Un tempo - tanti anni fa - a fine partita si controllava la schedina e si aspettava Novantesimo minuto. O si scendeva al bar per discutere e polemizzare. Oggi si va sui social a leggere che aria tira e a dire la propria. Magari quel giorno hai pure beccato una multa per divieto di sosta e allora sei più avvelenato del solito. Scrivere #ciccioout ti risolleva l'umore, anche perché è gratis.
È grottesco pensare che strategiche decisioni societarie, quale è la scelta di un allenatore, vengano prese sentendo gli umori o ascoltando le dritte di cuoreappassionato64 oppure sololamaglia83. Viene da ridere. O da piangere. Se De Laurentiis avesse ascoltato la parte urlante della piazza, non avrebbe mai vinto lo scudetto. Mai. Sbagliamo anche noi media a sovradimensionare il fenomeno: i commenti sui social sono ormai entrati stabilmente nella narrazione, in tv come sui quotidiani. Ma è come se negli anni Settanta e Ottanta nelle trasmissioni sportive si fosse dato conto del commento del tifoso XY che all'uscita dallo stadio sacramentava contro il presidente. Il giornalista sarebbe stato licenziato. Oggi manca poco alle sostituzioni decise col televoto, non ci meraviglieremmo se fosse una delle prossime novità del calcio.
Sarebbe ora di dire basta a queste continue concessioni agli umori del presunto popolo. Presunto perché ricordiamo che la stragrande maggioranza delle persone non trascorre la propria vita sui social. In ogni club dovrebbe campeggiare la frase di Kolarov: «Il tifoso può essere arrabbiato e può esprimere la sua opinione allo stadio, ma deve anche essere consapevole che di calcio capisce poco».
È ora di ammettere che uno non vale uno. Il tifoso è spettatore. Con i suoi diritti (di protestare, di contestare, di disertare) ma anche con i suoi confini. Mica Sorrentino consulta gli spettatori per sapere come girerà il prossimo film? I presidenti facciano lo stesso. Impongano la primazia della competenza. È l'unica strada da seguire per dirigere un'azienda. Altrimenti saranno travolti da quello stesso popolo che loro hanno accontentato con l'illusione di ingraziarselo.

FatDanny

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Citazione di: Gio il 08 Giu 2024, 09:52
Non è vero che non abbiamo i mezzi. Non abbiamo le capacità. I mezzi sono il risultato di una gestione. La Lazio ha tutte le potenzialità per giocarsela con le prime. Ci sono anvhe fatti a supporto di questa tesi. Ora che l'incapacità di chi gestisce la Lazio si debba trasformare in accettazione consapevole della realtà è una scelta che ogni tifoso può fare. Non la mia. E Baroni se accetterà, dovrà portare risultati come tutti quelli prima di lui. O se ne può andare a vedere la tv pure lui.

Le potenzialità eventuali non le ho mai negate e infatti dico che sbagliava chi confondeva critiche e mestizia. Ma se parliamo di breve periodo non si guardano le potenzialità, si guarda quel che hai nel portafogli

Nex1

*
Lazionetter
* 3.657
Registrato
Comunque andrebbero pure analizzati i comportamenti degli allenatori.
Io voglio proprio capire da quando va di moda sentirsi tutti allenatori integralisti, senza possibilità di variare il proprio sistema di gioco e le proprie convinzioni.
La Lazio aveva perso SMS ma aveva aumentato il numero di centrocampisti, Kamada, Guendouzi e Rovella, aggiunto Isaksen e Castellanos. Rotazioni più ampie per giocare anche in Europa (dove infatti non hai sfigurato) e giocatori da far crescere.
Ma Sarri non ha retto la pressione e Tudor, che a me non dispiaceva, si crede un fenomeno.
Chiedo: esistono allenatori che sanno anche adattarsi un po' al materiale che gli viene fornito?
Gli infortuni di Zaccagni e Rovella hanno di fatto, in quel momento della stagione, portato alle dimissioni di Sarri, secondo me ingiustificate.

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FatDanny

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Lazionetter
* 41.060
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Sarri non ha retto la pressione?
Maddai su, tutto si può dire tranne che il problema fosse questo.

Sarri, più semplicemente, non è stato accontentato e ha pagato le conseguenze di una società semi inesistente sul piano dell'organizzazione societaria. A vari livelli.

JoeStrummer

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Citazione di: RubinCarter il 08 Giu 2024, 10:02
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Gli inutili malumori di sololamaglia83 (Corriere dello Sport)

di Massimiliano Gallo


La fortuna dei milanisti è stata che nel 1987 i social non esistevano. Altrimenti sai gli hashtag che avrebbero sommerso il signor nessuno Arrigo Sacchi ingaggiato da Berlusconi? Quasi trent'anni dopo, eravamo nell'estate del 2014, un po' di juventini pensarono bene di abbandonare la tastiera e di andare direttamente a prendere a calci e a sputare sull'auto che stava trasportando il nuovo allenatore bianconero: Massimiliano Allegri. Che poi vinse cinque scudetti di fila. Poveri milanisti e juventini se Berlusconi e Agnelli si fossero piegati alle grida sguaiate e maleducate di una minoranza ridottissima, per nulla rappresentativa, ma molto rumorosa. Potremmo pubblicare un'enciclopedia sulle sliding doors del pallone.
Ai giorni nostri il fenomeno è ormai quotidiano. Qualche settimana fa impazzavano i milanisti con il loro #Lopeteguiout. Ora tocca alla Lazio. Qui i tifosi prima hanno accompagnato Tudor alla porta (gli hanno dedicato un simpatico striscione) e ora pretendono di deciderne il successore. Baroni non lo vogliono. E stanno trasformando Twitter (pardon, X) nel consueto sfogatoio e florilegio di hashtag. #NoBaroni #RispettoperlaLazio. E così via. Forse vorrebbero che Lotito strappasse Guardiola al City. Come se non stessimo parlando di uno dei tecnici che più si sono messi in mostra in stagione: ha salvato il Verona in condizioni societarie precarie.
La nostra impressione è che il giocattolo stia sfuggendo di mano. In maniera preoccupante. I social non sono la realtà. Ma neanche lontanamente. Trecento persone - o anche mille, duemila, cinquemila - che dopo una sconfitta sfogano la loro frustrazione scrivendo #ciccioout, non sono rappresentativi di nulla. Non sono nemmeno l'equivalente pantofolaio di una contestazione a fine partita. Sono l'espressione di un rito che ormai rientra nella cornice abitudinaria legata all'evento calcio. Un tempo - tanti anni fa - a fine partita si controllava la schedina e si aspettava Novantesimo minuto. O si scendeva al bar per discutere e polemizzare. Oggi si va sui social a leggere che aria tira e a dire la propria. Magari quel giorno hai pure beccato una multa per divieto di sosta e allora sei più avvelenato del solito. Scrivere #ciccioout ti risolleva l'umore, anche perché è gratis.
È grottesco pensare che strategiche decisioni societarie, quale è la scelta di un allenatore, vengano prese sentendo gli umori o ascoltando le dritte di cuoreappassionato64 oppure sololamaglia83. Viene da ridere. O da piangere. Se De Laurentiis avesse ascoltato la parte urlante della piazza, non avrebbe mai vinto lo scudetto. Mai. Sbagliamo anche noi media a sovradimensionare il fenomeno: i commenti sui social sono ormai entrati stabilmente nella narrazione, in tv come sui quotidiani. Ma è come se negli anni Settanta e Ottanta nelle trasmissioni sportive si fosse dato conto del commento del tifoso XY che all'uscita dallo stadio sacramentava contro il presidente. Il giornalista sarebbe stato licenziato. Oggi manca poco alle sostituzioni decise col televoto, non ci meraviglieremmo se fosse una delle prossime novità del calcio.
Sarebbe ora di dire basta a queste continue concessioni agli umori del presunto popolo. Presunto perché ricordiamo che la stragrande maggioranza delle persone non trascorre la propria vita sui social. In ogni club dovrebbe campeggiare la frase di Kolarov: «Il tifoso può essere arrabbiato e può esprimere la sua opinione allo stadio, ma deve anche essere consapevole che di calcio capisce poco».
È ora di ammettere che uno non vale uno. Il tifoso è spettatore. Con i suoi diritti (di protestare, di contestare, di disertare) ma anche con i suoi confini. Mica Sorrentino consulta gli spettatori per sapere come girerà il prossimo film? I presidenti facciano lo stesso. Impongano la primazia della competenza. È l'unica strada da seguire per dirigere un'azienda. Altrimenti saranno travolti da quello stesso popolo che loro hanno accontentato con l'illusione di ingraziarselo.

Articolo banale, infarcito di luoghi comuni e di snobismo d'accatto.

Ora ti favorisco un tweet dello stesso genio che l'ha partorito, con oggetto però la sua squadra, il Napoli:

Si chiude l'anno peggiore di De Laurentiis. Conte all'orizzonte vuol dire che Aurelio ha capito la lezione

Sarebbe un grande colpo calcistico, ambientale e anche aziendale. La ricostruzione non sarà un pranzo di gala. @maxgallico

Slasher89

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Citazione di: Nex1 il 08 Giu 2024, 10:06
Comunque andrebbero pure analizzati i comportamenti degli allenatori.
Io voglio proprio capire da quando va di moda sentirsi tutti allenatori integralisti, senza possibilità di variare il proprio sistema di gioco e le proprie convinzioni.
La Lazio aveva perso SMS ma aveva aumentato il numero di centrocampisti, Kamada, Guendouzi e Rovella, aggiunto Isaksen e Castellanos. Rotazioni più ampie per giocare anche in Europa (dove infatti non hai sfigurato) e giocatori da far crescere.
Ma Sarri non ha retto la pressione e Tudor, che a me non dispiaceva, si crede un fenomeno.
Chiedo: esistono allenatori che sanno anche adattarsi un po' al materiale che gli viene fornito?
Gli infortuni di Zaccagni e Rovella hanno di fatto, in quel momento della stagione, portato alle dimissioni di Sarri, secondo me ingiustificate.

Sarri ha pagato un casino gigantesco di Lotito.

Picpus

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Citazione di: RubinCarter il 08 Giu 2024, 10:02
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di Massimiliano Gallo


La fortuna dei milanisti è stata che nel 1987 i social non esistevano. Altrimenti sai gli hashtag che avrebbero sommerso il signor nessuno Arrigo Sacchi ingaggiato da Berlusconi? Quasi trent'anni dopo, eravamo nell'estate del 2014, un po' di juventini pensarono bene di abbandonare la tastiera e di andare direttamente a prendere a calci e a sputare sull'auto che stava trasportando il nuovo allenatore bianconero: Massimiliano Allegri. Che poi vinse cinque scudetti di fila. Poveri milanisti e juventini se Berlusconi e Agnelli si fossero piegati alle grida sguaiate e maleducate di una minoranza ridottissima, per nulla rappresentativa, ma molto rumorosa. Potremmo pubblicare un'enciclopedia sulle sliding doors del pallone.
Ai giorni nostri il fenomeno è ormai quotidiano. Qualche settimana fa impazzavano i milanisti con il loro #Lopeteguiout. Ora tocca alla Lazio. Qui i tifosi prima hanno accompagnato Tudor alla porta (gli hanno dedicato un simpatico striscione) e ora pretendono di deciderne il successore. Baroni non lo vogliono. E stanno trasformando Twitter (pardon, X) nel consueto sfogatoio e florilegio di hashtag. #NoBaroni #RispettoperlaLazio. E così via. Forse vorrebbero che Lotito strappasse Guardiola al City. Come se non stessimo parlando di uno dei tecnici che più si sono messi in mostra in stagione: ha salvato il Verona in condizioni societarie precarie.
La nostra impressione è che il giocattolo stia sfuggendo di mano. In maniera preoccupante. I social non sono la realtà. Ma neanche lontanamente. Trecento persone - o anche mille, duemila, cinquemila - che dopo una sconfitta sfogano la loro frustrazione scrivendo #ciccioout, non sono rappresentativi di nulla. Non sono nemmeno l'equivalente pantofolaio di una contestazione a fine partita. Sono l'espressione di un rito che ormai rientra nella cornice abitudinaria legata all'evento calcio. Un tempo - tanti anni fa - a fine partita si controllava la schedina e si aspettava Novantesimo minuto. O si scendeva al bar per discutere e polemizzare. Oggi si va sui social a leggere che aria tira e a dire la propria. Magari quel giorno hai pure beccato una multa per divieto di sosta e allora sei più avvelenato del solito. Scrivere #ciccioout ti risolleva l'umore, anche perché è gratis.
È grottesco pensare che strategiche decisioni societarie, quale è la scelta di un allenatore, vengano prese sentendo gli umori o ascoltando le dritte di cuoreappassionato64 oppure sololamaglia83. Viene da ridere. O da piangere. Se De Laurentiis avesse ascoltato la parte urlante della piazza, non avrebbe mai vinto lo scudetto. Mai. Sbagliamo anche noi media a sovradimensionare il fenomeno: i commenti sui social sono ormai entrati stabilmente nella narrazione, in tv come sui quotidiani. Ma è come se negli anni Settanta e Ottanta nelle trasmissioni sportive si fosse dato conto del commento del tifoso XY che all'uscita dallo stadio sacramentava contro il presidente. Il giornalista sarebbe stato licenziato. Oggi manca poco alle sostituzioni decise col televoto, non ci meraviglieremmo se fosse una delle prossime novità del calcio.
Sarebbe ora di dire basta a queste continue concessioni agli umori del presunto popolo. Presunto perché ricordiamo che la stragrande maggioranza delle persone non trascorre la propria vita sui social. In ogni club dovrebbe campeggiare la frase di Kolarov: «Il tifoso può essere arrabbiato e può esprimere la sua opinione allo stadio, ma deve anche essere consapevole che di calcio capisce poco».
È ora di ammettere che uno non vale uno. Il tifoso è spettatore. Con i suoi diritti (di protestare, di contestare, di disertare) ma anche con i suoi confini. Mica Sorrentino consulta gli spettatori per sapere come girerà il prossimo film? I presidenti facciano lo stesso. Impongano la primazia della competenza. È l'unica strada da seguire per dirigere un'azienda. Altrimenti saranno travolti da quello stesso popolo che loro hanno accontentato con l'illusione di ingraziarselo.

Gallo dimentica che i tifosi sono i principali stakeholder di questo meccanismo e non solo passivi spettatori. Portano bei soldini tra abbonamenti, PayTV, merchandising..manca un bel pezzo nella riflessione del giornalista.

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Slasher89

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Citazione di: RubinCarter il 08 Giu 2024, 10:02
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Gli inutili malumori di sololamaglia83 (Corriere dello Sport)

di Massimiliano Gallo


La fortuna dei milanisti è stata che nel 1987 i social non esistevano. Altrimenti sai gli hashtag che avrebbero sommerso il signor nessuno Arrigo Sacchi ingaggiato da Berlusconi? Quasi trent'anni dopo, eravamo nell'estate del 2014, un po' di juventini pensarono bene di abbandonare la tastiera e di andare direttamente a prendere a calci e a sputare sull'auto che stava trasportando il nuovo allenatore bianconero: Massimiliano Allegri. Che poi vinse cinque scudetti di fila. Poveri milanisti e juventini se Berlusconi e Agnelli si fossero piegati alle grida sguaiate e maleducate di una minoranza ridottissima, per nulla rappresentativa, ma molto rumorosa. Potremmo pubblicare un'enciclopedia sulle sliding doors del pallone.
Ai giorni nostri il fenomeno è ormai quotidiano. Qualche settimana fa impazzavano i milanisti con il loro #Lopeteguiout. Ora tocca alla Lazio. Qui i tifosi prima hanno accompagnato Tudor alla porta (gli hanno dedicato un simpatico striscione) e ora pretendono di deciderne il successore. Baroni non lo vogliono. E stanno trasformando Twitter (pardon, X) nel consueto sfogatoio e florilegio di hashtag. #NoBaroni #RispettoperlaLazio. E così via. Forse vorrebbero che Lotito strappasse Guardiola al City. Come se non stessimo parlando di uno dei tecnici che più si sono messi in mostra in stagione: ha salvato il Verona in condizioni societarie precarie.
La nostra impressione è che il giocattolo stia sfuggendo di mano. In maniera preoccupante. I social non sono la realtà. Ma neanche lontanamente. Trecento persone - o anche mille, duemila, cinquemila - che dopo una sconfitta sfogano la loro frustrazione scrivendo #ciccioout, non sono rappresentativi di nulla. Non sono nemmeno l'equivalente pantofolaio di una contestazione a fine partita. Sono l'espressione di un rito che ormai rientra nella cornice abitudinaria legata all'evento calcio. Un tempo - tanti anni fa - a fine partita si controllava la schedina e si aspettava Novantesimo minuto. O si scendeva al bar per discutere e polemizzare. Oggi si va sui social a leggere che aria tira e a dire la propria. Magari quel giorno hai pure beccato una multa per divieto di sosta e allora sei più avvelenato del solito. Scrivere #ciccioout ti risolleva l'umore, anche perché è gratis.
È grottesco pensare che strategiche decisioni societarie, quale è la scelta di un allenatore, vengano prese sentendo gli umori o ascoltando le dritte di cuoreappassionato64 oppure sololamaglia83. Viene da ridere. O da piangere. Se De Laurentiis avesse ascoltato la parte urlante della piazza, non avrebbe mai vinto lo scudetto. Mai. Sbagliamo anche noi media a sovradimensionare il fenomeno: i commenti sui social sono ormai entrati stabilmente nella narrazione, in tv come sui quotidiani. Ma è come se negli anni Settanta e Ottanta nelle trasmissioni sportive si fosse dato conto del commento del tifoso XY che all'uscita dallo stadio sacramentava contro il presidente. Il giornalista sarebbe stato licenziato. Oggi manca poco alle sostituzioni decise col televoto, non ci meraviglieremmo se fosse una delle prossime novità del calcio.
Sarebbe ora di dire basta a queste continue concessioni agli umori del presunto popolo. Presunto perché ricordiamo che la stragrande maggioranza delle persone non trascorre la propria vita sui social. In ogni club dovrebbe campeggiare la frase di Kolarov: «Il tifoso può essere arrabbiato e può esprimere la sua opinione allo stadio, ma deve anche essere consapevole che di calcio capisce poco».
È ora di ammettere che uno non vale uno. Il tifoso è spettatore. Con i suoi diritti (di protestare, di contestare, di disertare) ma anche con i suoi confini. Mica Sorrentino consulta gli spettatori per sapere come girerà il prossimo film? I presidenti facciano lo stesso. Impongano la primazia della competenza. È l'unica strada da seguire per dirigere un'azienda. Altrimenti saranno travolti da quello stesso popolo che loro hanno accontentato con l'illusione di ingraziarselo.

Articolo che non tiene conto di un'equazione semplicissima però.

Dare in pasto ai tifosi dei sogni, permettergli di credere che si potrà vincere qualcosa, genera incassi per qualsiasi società, genera entusiasmo.

Dimenticarsi completamente dei tifosi, non avere il polso della situazione, non percepire gli umori, non è possibile.

neogrigio

*
Lazionetter
* 3.899
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Citazione di: tommasino il 08 Giu 2024, 09:17
Io non ho mai creduto che l'ingaggio di Sarri (che pur ho apprezzato ed ammirato per due anni) fosse l'inizio di un deciso salto verso i'alto; ed al tempo stesso non vedo come sinonimo di definitivo ridimensionamento l'arrivo di baroni.
Lo vedró se, ad esempio, dal mercato arriverà un tressoldi invece di un okoli (nomi a caso)
I problemi veri sono nella struttura societaria, nella mancanza di un ds importante, di una prestigiosa figura di raccordo fra società e giocatori, di un marketing serio, di un autorevole addetto stampa.
Questi problemi sarebbero stati risolti con l'arrivo di un Nesta o Klose? Non credo
La dimensione della Lazio di Lotito sarà sempre quella: a ridosso delle grandi. Che quando ti si allineano i pianeti fai meglio di alcune di loro e rischi di vincere lo scudetto; e quando non accade stai lì a lottare far il sesto ed il decimo posto.
Se mi chiedete se mi basta, rispondo no, non mi basta.
Se mi chiedete se la mia speranza è che Lotito venda rispondo si, spero che venda prima possibile.
Se mi chiedete di disertare lo stadio fino a che ció non accada, o per stimolare che ciò accada, vi rispondo no, forse sbagliando ma non ce la faccio.
Se mi chiedete se l'aspirazione è quella di vederlo al piu presto a prima porta, vi rispondo che mi sembra un pensiero brutto brutto.
Hai scritto tutto quello che penso

Hicks

*
Lazionetter
* 10.042
Registrato
Citazione di: RubinCarter il 08 Giu 2024, 10:02
Se auguri la morte a qualcuno qui sopra ti segnalano.

Cmq, io mi ritrovo in questo articolo :



Gli inutili malumori di sololamaglia83 (Corriere dello Sport)

di Massimiliano Gallo


La fortuna dei milanisti è stata che nel 1987 i social non esistevano. Altrimenti sai gli hashtag che avrebbero sommerso il signor nessuno Arrigo Sacchi ingaggiato da Berlusconi? Quasi trent'anni dopo, eravamo nell'estate del 2014, un po' di juventini pensarono bene di abbandonare la tastiera e di andare direttamente a prendere a calci e a sputare sull'auto che stava trasportando il nuovo allenatore bianconero: Massimiliano Allegri. Che poi vinse cinque scudetti di fila. Poveri milanisti e juventini se Berlusconi e Agnelli si fossero piegati alle grida sguaiate e maleducate di una minoranza ridottissima, per nulla rappresentativa, ma molto rumorosa. Potremmo pubblicare un'enciclopedia sulle sliding doors del pallone.
Ai giorni nostri il fenomeno è ormai quotidiano. Qualche settimana fa impazzavano i milanisti con il loro #Lopeteguiout. Ora tocca alla Lazio. Qui i tifosi prima hanno accompagnato Tudor alla porta (gli hanno dedicato un simpatico striscione) e ora pretendono di deciderne il successore. Baroni non lo vogliono. E stanno trasformando Twitter (pardon, X) nel consueto sfogatoio e florilegio di hashtag. #NoBaroni #RispettoperlaLazio. E così via. Forse vorrebbero che Lotito strappasse Guardiola al City. Come se non stessimo parlando di uno dei tecnici che più si sono messi in mostra in stagione: ha salvato il Verona in condizioni societarie precarie.
La nostra impressione è che il giocattolo stia sfuggendo di mano. In maniera preoccupante. I social non sono la realtà. Ma neanche lontanamente. Trecento persone - o anche mille, duemila, cinquemila - che dopo una sconfitta sfogano la loro frustrazione scrivendo #ciccioout, non sono rappresentativi di nulla. Non sono nemmeno l'equivalente pantofolaio di una contestazione a fine partita. Sono l'espressione di un rito che ormai rientra nella cornice abitudinaria legata all'evento calcio. Un tempo - tanti anni fa - a fine partita si controllava la schedina e si aspettava Novantesimo minuto. O si scendeva al bar per discutere e polemizzare. Oggi si va sui social a leggere che aria tira e a dire la propria. Magari quel giorno hai pure beccato una multa per divieto di sosta e allora sei più avvelenato del solito. Scrivere #ciccioout ti risolleva l'umore, anche perché è gratis.
È grottesco pensare che strategiche decisioni societarie, quale è la scelta di un allenatore, vengano prese sentendo gli umori o ascoltando le dritte di cuoreappassionato64 oppure sololamaglia83. Viene da ridere. O da piangere. Se De Laurentiis avesse ascoltato la parte urlante della piazza, non avrebbe mai vinto lo scudetto. Mai. Sbagliamo anche noi media a sovradimensionare il fenomeno: i commenti sui social sono ormai entrati stabilmente nella narrazione, in tv come sui quotidiani. Ma è come se negli anni Settanta e Ottanta nelle trasmissioni sportive si fosse dato conto del commento del tifoso XY che all'uscita dallo stadio sacramentava contro il presidente. Il giornalista sarebbe stato licenziato. Oggi manca poco alle sostituzioni decise col televoto, non ci meraviglieremmo se fosse una delle prossime novità del calcio.
Sarebbe ora di dire basta a queste continue concessioni agli umori del presunto popolo. Presunto perché ricordiamo che la stragrande maggioranza delle persone non trascorre la propria vita sui social. In ogni club dovrebbe campeggiare la frase di Kolarov: «Il tifoso può essere arrabbiato e può esprimere la sua opinione allo stadio, ma deve anche essere consapevole che di calcio capisce poco».
È ora di ammettere che uno non vale uno. Il tifoso è spettatore. Con i suoi diritti (di protestare, di contestare, di disertare) ma anche con i suoi confini. Mica Sorrentino consulta gli spettatori per sapere come girerà il prossimo film? I presidenti facciano lo stesso. Impongano la primazia della competenza. È l'unica strada da seguire per dirigere un'azienda. Altrimenti saranno travolti da quello stesso popolo che loro hanno accontentato con l'illusione di ingraziarselo.


Certo, era Baroni o Guardiola per il tifoso laziale, risaputo.

Del resto li capisco un po' al corriere dello sport, si stanno divertendo come non mai in questi giorni, poi leggono di laziali vagamente compatti e incazzati e alla paura (del tutto ingiustificata, specifichiamo) che magari si possa tornare indietro ci mettono una bella pezza come possono, tra questo e l'altra raffica di tweet/articoli sul tema.

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Citazione di: JoeStrummer il 08 Giu 2024, 10:10
Articolo banale, infarcito di luoghi comuni e di snobismo d'accatto.

Ora ti favorisco un tweet dello stesso genio che l'ha partorito, con oggetto però la sua squadra, il Napoli:

Si chiude l'anno peggiore di De Laurentiis. Conte all'orizzonte vuol dire che Aurelio ha capito la lezione

Sarebbe un grande colpo calcistico, ambientale e anche aziendale. La ricostruzione non sarà un pranzo di gala. @maxgallico

Ma poi l'incipit è totalmente sbagliato.
Sacchi e Allegri (già vincitore di uno scudetto all'arrivo alla juve) non possono essere paragonati all'arrivo di Baroni.

E non parliamo del milan berlusconiano e della juve.

'na marea di caxxate

JoeStrummer

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In sintesi: per la mia piazza va bene Conte, il top del top.

Per voi pezzenti va benissimo un nonno di provincia che il giovedì fino ad oggi andava a letto alle 21 con il playd alle ginocchia e ora si troverà in qualche campo Europeo che non sà neanche dove sta per giocare una competizione internazionale.

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Citazione di: Slasher89 il 08 Giu 2024, 10:11
Sarri ha pagato un casino gigantesco di Lotito.

Sarri ha pagato il suo carattere. Simone Inzaghi nella comunicazione lo batte 10 a 0.

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claudio1

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Ci sono novità in merito? Se arriva subito Baroni risparmio 400€ di abbonamenti e li aggiungo al budget vacanze...

FatDanny

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Citazione di: Hicks il 08 Giu 2024, 10:17
Certo, era Baroni o Guardiola per il tifoso laziale, risaputo.

Del resto li capisco un po' al corriere dello sport, si stanno divertendo come non mai in questi giorni, poi leggono di laziali vagamente compatti e incazzati e alla paura (del tutto ingiustificata, specifichiamo) che magari si possa tornare indietro ci mettono una bella pezza come possono, tra questo e l'altra raffica di tweet/articoli sul tema.

Peró posso dire che un conceicao (che poi secondo me è più il nome a fomentare che la conoscenza dell'allenatore in sé) avrebbe mantenuto l'ambiguità  sul nostro attuale livello di competitività?
Si sarebbe continuato a pensare che l'obiettivo della Lazio era "rientrare tra le prime quattro" mentre i nostri bilanci e una voce ricavi che è la metà delle prime cinque dicono altro.

A me pare che molti laziali siano incazzati non per baroni, ma perché qualcuno li ha svegliati di colpo mentre dormivano beati, sognando Sergio in panca e stengs in attacco. E infatti la reazione pare proprio di quel tipo.
Capisco il senso di doccia fredda, ma è il primo passo verso una nuova scalata. O almeno a me viene da vederla così.

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