La Lazio per i motivi che ben conosciamo tutti ha necessità di mantenere il conto economico in equilibrio. Aveva spinto abbastanza avanti il monte ingaggi e rimanendo fuori dalla UCL si rendeva necessario ridurlo. È stato fatto. Il rinnovamento era già in atto da due stagioni e prosegue, hanno fatto operazioni intelligenti dal punto di vista economico (leggi: sostenibili), non ultima la scelta del mister, preso atto dell'epilogo della storia con Sarri, che ancora non riusciamo a dipanare correttamente, viste le esternazioni di Fabiani e i silenzi di molti protagonisti. Quindi che si chiami ridimensionamento, riposizionamento, dimagrimento, riallineamento, riproporzione, boh, che importa? Questo si può spendere, questo si spende. Baroni incuriosisce perché non si trova uno manco a pagarlo che ne parli male. Ha espresso concetti molto diversi da quelli che si sente dire a Conte, o in passato a Sarri o a Mou, per chi li ha citati. Segno che è abituato a cucinare con quello che ha nella dispensa, un po' sottodimensionato per la Lazio, visto che a 61 anni arriva per la prima volta in una piazza importante. Io lì per lì ci ho visto un Reja più moderno, ma sto con i pop corn per vedere dove ci porta questo cambiamento. Per il momento noto che la forza si sta sostituendo alla qualità tecnica.
Per vincere ci vogliono tutte e due le cose, ma una squadra è un organismo che cresce.
Chissà dove si può arrivare.
Settimi? C'è modo e modo per arrivarci. Se è un punto di partenza, partiamo.