Citazione di: ThomasDoll il 22 Set 2024, 15:32
I rigori, visti i tempi che corrono, ci stanno, anche se Baroni dice giustamente che in mille partite non ha mai visto un rigore del genere, e Baroni è un uomo d'onore.
Detto questo, tifare arbitro è una malattia diffusa tra i laziali, contrabbandata per diversità dal cugino cicorione. Ci sta pure questo, ma non so immaginare un tifoso che non bestemmia dio e augura morte e malattia all'arbitro e alla federazione tutta, Aia compresa, dopo un rigore che arriva un minuto dopo una traversa presa e in fondo a una partita che si meritava ampiamente di vincere e poteva attestarsi su un pareggio comunque strettissimo. Se esiste, è un tifoso tiepido. Oppure un bastian contrario, eheheh 
Poi se si parla della fredda evidenza del campo, l'unico commento possibile è che è un calcio malaato.
E non si metta mano alla pistola del vittimismo se uno dice che vuole vedere questo rigore dato contro l'Inter. Se ne riparla il giorno che accade, quando usciranno i basilischi dalle crepe della terra.
Quanto a Gravina, sappiamo bene tutti. Non conta, ma aspettiamo arbitraggi favorevoli anche noi. Arriveranno, prima o poi.
E' anche vero che storicamente il Laziale ha sempre gestito l'odio verso il palazzo in maniera molto più netta quando i torti erano robe pazzesche che ci toglievano scudetti e coppe.
Il Laziale 2.0 dell'impero di Clavdivs I, a dirla tutta, sembra a volte una brutta copia di quelli dellà: l'arbitro diventa un mantra imprescindibile quando le cose vanno male, mentre a livello di calciomercato e di strategie societarie c'è sempre un garantismo quasi militante.
In questo senso è vero che i tempi cambiano: oggi quelli dellà contestano la società e, sospinti dalle redazioni sciarpettate a volte raggiungono anche lo scopo e non si curano troppo di menare il can per l'Aia.
Noi invece beviamo per non affogare, e nel frattempo ce la prendiamo con Gravina.
Magari sono io che non la leggo bene e questa si chiama "evoluzione". Ma a me il fegato brucia più di prima, e non capisco perché.