Ieri e oggi, per non turbare i festeggiamenti della vittoria dei pecoroni, mi sembra che nessuno - né Riccardo Di Segni, né Riccardo Pacifici, né la comunità che loro rappresentano (o dovrebbero farlo), né le associazioni dei giovani esponenti di quella comunità, né l'osservatorio sull'antisemitismo, né i giornalisti benpensanti inclini a stracciarsi le vesti a convenienza, insomma nessuno - abbia inteso non dico condannare, ma anche solo commentare lo schifoso striscione appeso dai loro vessilliferi a Corso Francia.
Non che mi stupisca. Non ho mai creduto alla loro indignazione e ho sempre pensato che, quando tali episodi rigurdavano altre squadre, si trattasse di facile strumentalizzazione di episodi gravi, sfruttati per tornaconto personale e non certo per spirito civico o per attaccamento ai diritti della persona. Oggi ho solo la conferma di quanto sin da principio sembrava palese.
Il razzismo, l'antisemitismo, la discriminazione sono cose serie e gravi e non possono essere lasciate nelle mani di persone tanto ipocrite e inaffidabili.
La prossima volta che proveranno a stracciarsi le vesti e a scagliare tutta la loro ipocrita indignazione contro il cretino di turno (che non indossi la loro sciarpetta) da parte mia riceveranno solo pernacchie e vaffanculi.