Coppa scartataFebbraio corto e amaro, diceva mio nonno. Ma io la formazione non l'ho capita, caro mister
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Dal mio magazine)
Odio il febbraio laziale.
Mese del lockdown che ti spezza le gambe e ti abbatte i sogni di scudetto.
Ho persino evitato commenti per Venezia-Lazio, occasione perduta che costerà salato.
Detesto poi l'Inter ormai quasi più del roma, che percepisco come un disagio inevitabile, diffuso e serpeggiante tra amici conoscenti e parenti, impossibile da debellare.
l'Inter no, non me la merito, non se la merita nessuno.
Coacervo di facce brutte, traditori della patria, ex al veleno, assistito in tutte le maniere da arbitri sguaiati e compiacenti, commentato da giornalisti sciarpettati peggio di quelli giallorossi, che almeno lo fanno per passione tifosa. Protetto dal Palazzo dopo essersi atteggiato a vittima, nuova Juventus che si finge parte lesa dalle mani immacolate.
Ok. Dette le peggiori contumelie, e taciute le più irriferibili, però, mi chiedo: ma perché iniziare una gara secca, contro il generoso turnover dell'Inter, con un Pellegrini terzino e un Tavares in panca? Se l'hai depennato dalle liste in campionato e in EL perché pensi possa competere con la squadra più forte, fortunata e protetta del campionato italiano? Perché lasciare che si trascini per il campo, consegnando palla agli avversari, sparacchiando tiri velleitari, imbroccando tackle disperati, sempre al limite dell'infortunio fisico o calcistico?
Tavares mette paura persino a quella brutta persona di Dumfries, ma l'abbiamo lasciato fuori per un'ora.
E che dire del giovane Tchaouna, che stenta a ritagliarsi spazio nel suo ruolo di ala e viene schierato da centrattacco, con i 18 milioni di Noslin e i 25 trofei di Pedro seduti in panca? O della staffetta Romagnoli/Pellegrini con Gigot titolare? Non si poteva anticiparla a Venezia e mettere i migliori oggi?
Deduco: a) della Coppa Italia sticazzi, e nel caso chiederei: Marco, ma quante ne hai vinte in carriera? Wikipedia dice nessuna;
b) pensavi di giocartela con questi, e allora mi metto preventivamente l'anima in pace per l'Europa League, perché non credo che certe rotazioni siano proponibili quando il gioco si fa duro.
Così va avanti l'Inter, con un gol che Graziano Cesari dice essere in sospetto fuori gioco, al primo tiro in porta, con un arbitraggio imbarazzante (la perla il giallo intimidatorio a Isaksen, troppo intraprendente e fastidioso fino a quel punto), il solito rigore contro (regola fissa, ci sia o meno) e l'impegno che non manca.
Manca, semmai, Taty Castellanos, e si vede, poi c'è pure chi lo critica, come no.
Consola la prestazione di Isaksen? Certo, come la partita encomiabile di Guendouzi e Rovella, e Nuno e Gila e Zaccagni, eccetera.
Resta il senso di una partita giocata discretamente, finita con un'eliminazione inevitabile, da tutti auspicata, per poter celebrare il rito dell'intermilan di semifinale, diretta sul biscione che a quel punto almeno smetterà di fare l'Interchannel per esprimersi, forse, con maggiore equilibrio.
L'augurio è che finisca come gli altri derby di stagione: spiaze, ma il 5 maggio resta uno dei più bei momenti calcistici che ricordo.
In attesa di vedere la Lazio finalmente iscritta in Bundesliga, sfoglio il calendario sperando in una primavera biancoceleste.
Ma per l'ottimismo c'è tempo.
Adesso non mi pare aria.