Faticata ceca
Ammazza che squadraccia rognosa c'era capitata. Comunque missione compiuta
(Lazioletter)Il Viktoria Plzen ci ha dato fastidio peggio di un gatto attaccato agli zebedei, ma alla fine siamo riusciti a evitare di cascare nelle sue trappole. Dopo esserci illusi, vincendo in 9 in casa loro, che la pratica fosse ormai indirizzata, viste le condizioni del loro campo, i mezzucci usati e la qualità mostrata, media ma non eccelsa, li abbiamo ritrovati all'Olimpico più assatanati di un gremlin.
E in questi tempi di luna storta, acciacchi e affaticamenti non era una cosa facile venirne a capo. Di sicuro nessuno ha avuto modo di pensare al Bologna, dovendo stare sul pezzo fino al 93'.
In realtà la pratica si poteva risolvere da subito, con l'entrata spaccatibie di Dweh su Zaccagni, dopo 17 secondi, che l'arbitro sanziona soltanto con un cartellino giallo. Evidentemente per estrarre il rosso desidera sgorghi copioso il sangue dalle fratture scomposte del giocatore colpito: intensità del colpo, assurdità dell'entrata, postura, ubicazione del danno, che altro si deve fare per avere uno stracciaccio di tutela per un giocatore?
Fortunatamente Mattia non s'è fatto troppo male, ma il fatto rimane e si aggiunge ai mille episodi di un'annata particolarmente sfortunata con gli arbitri. Comunque loro aggressivi, come all'andata, noi a corrente alternata, in difficoltà, imprecisi, asfissiati dal pressing e dalla fatica.
Lampante la condizione dei giocatori se si guardava a Guendouzi, sempre piazzato, sempre lucido, mai un passaggio sbagliato in tante occasioni, oggi affrettato, impreciso, spesso in difficoltà, molto al di sotto del suo standard.
Condizione comune a molti, chi perché rientrava dopo lunga assenza, come il Taty, il cui impegno non manca mai, chi perché decisamente non in forma, come Nuno, chi non nella miglior serata, come Pedro, che pure qualche lampo l'ha regalato.
Isaksen defilato e poco cercato nel primo tempo, salito nella ripresa, come lo stesso Guendouzi, la Lazio s'è retta sulle spalle solide di Vecino, il migliore nella circostanza, e sulla tigna di Zaccagni, Patric, Romagnoli.
Subito il solito gol stupido, con Sulc, nel momento in cui sembrava prendere in mano la partita, all'inizio del secondo tempo, la squadra ha mostrato il solito buon sangue, reagendo, mettendo sotto gli avversari, raccogliendo un filotto di corner e il pareggio, sull'ennesimo cross dalla bandierina, con un colpo di testa di Romagnoli, difensore/bomber al terzo gol pesante consecutivo.
Finale in controllo con qualche affanno, poche occasioni, tanta voglia di combattere e poca benza nelle gambe.
Nel frattempo certi sogni s'infrangono a Bilbao, e quindi l'eventuale epilogo stracittadino nei paesi baschi non ci sarà. Spiaze.
La strada per Bilbao però è lunga e irta di pericoli: troveremo il Bodo Glimt, col suo campo sintetico, la trasferta lontanissima, il freddo cane, il ricordo della sveglia epocale rimediata dall'aesse. E il solito tema della fisicità che li mortacci de pippo quanto menano.
Io non gradisco giocare contro quelli che hanno suonato la roma di brutto, mi viene sempre da pensare che ci si ritorcano contro le prese in giro, quindi al Bodo preferivo l'Olympiacos, che non capisco come mai si scriva con la C se è greco. Ma è perché non sono colto.
Comunque meglio affrontare il Bodo del Real Madrid, eh.
Per il resto c'è tempo, ma a Bologna con questi chiari di luna l'impegno è durissimo. La squadra però se la gioca sempre, e quindi fiducia.