Non me la sento proprio di crocifiggerlo. Al momento, Baroni ha portato a casa risultati ben oltre ogni aspettativa. È comprensibile l'amarezza per l'eliminazione, ma ricordiamoci che un quarto di finale in una competizione europea, nell'era Lotito, lo avevamo centrato una sola altra volta — e con una rosa oggettivamente più forte, uscendo anche il quel caso per mano di una squadra, sulla carta, meno attrezzata della nostra.
Detto ciò, ho come la sensazione che finora abbiamo assistito a due versioni molto diverse di Baroni.
La prima era quella dell'allenatore umile, affamato, deciso a spazzare via con i fatti lo scetticismo — giustificato, viste le credenziali con cui si è presentato a Roma. Una Lazio che giocava un calcio coraggioso, offensivo, con rotazioni ragionate, cambi audaci anche quando avrebbe potuto accontentarsi, e soprattutto un gruppo coinvolto a pieno, in cui tutti si sentivano parte di qualcosa di vero.
Poi, qualcosa si è rotto. Forse si è sentito improvvisamente arrivato, ed ecco il Baroni 2.0: ostinato con gli stessi undici, anche a costo di mandarli al limite. Ostracismo inspiegabile verso gli innesti del mercato invernale, scelte che lasciano basiti (vedasi il caso Pellegrini), e una sensazione generale di crepe che si allargano dentro lo spogliatoio.
Il cambio di rotta si nota persino nelle conferenze stampa. I contenuti sono rimasti sempre gli stessi — frasi trite e ritrite come "tasche vuote", "livello prestativo" e compagnia — ma l'atteggiamento è cambiato. Dal Baroni rispettoso e umile siamo passati a una versione che sembra essersi autoproclamata guru. E questo, per uno che si era guadagnato rispetto col silenzio e con il lavoro, è forse il segnale più preoccupante.
La vera domanda, adesso, è se ci sia ancora margine per ritrovare il Baroni originale, quello che aveva fatto ricredere anche i più scettici e infiammato una piazza intera. Io, personalmente, questa speranza la serbo ancora. E spero davvero che riesca a stupirci con un risultato che oggi sembra pura utopia — non lo nomino per scaramanzia.
Anche perché lo sappiamo bene tutti: nella peggiore delle ipotesi — ovvero fuori dalle coppe e conseguente cambio in panchina — dietro l'angolo ci aspetta il Gilardino di turno. E lì sì, potremmo davvero rimpiangerlo fortemente...