Non so se qualcuno lo ha già detto ma la differenza fondamentale che ho percepito ieri non era tanto nei nomi dei giocatori, negli schemi, nell'allenatore quanto nelle prospettive.
A un certo punto guardavo il Como, lo stadio, sentivo l'atmosfera intorno e mi è sembrato di vedere la prima Lazio di Cragnotti.
Non parlo di cifra tecnica, quella forse era ben più forte del Como attuale, ma di fiducia e "luce negli occhi".
Tutti, dal mister ai tifosi passando per i giocatori, era come se vedessero in lontananza una lucetta che non era l'uscita da un tunnel ma il bagliore della grandezza.
Erano tutti più o meno consapevoli che al netto del risultato, della partita o della stagione, la loro strada procedeva in avanti, verso il futuro.
Un futuro di "grandezza", grandezza relativa perchè bisogna anche vedere da quale punto parti, anche una qualificazione europea potrebbe essere l'apoteosi per loro.
Però in tutti c'era la segreta consapevolezza di aver appena iniziato un grande cammino.
Come ad inizio anni 90 per noi.
Per noi invece cosa c'era negli occhi di tutti, dal mister o noi poveri disgraziati allo stadio e davanti alla TV?
Un'altra consapevolezza, neanche tanto nascosta.
Quella lucetta non c'era, non c'era un punto di riferimento dove guardare se non la riva dove rimanere aggrappati per non andare alla deriva.
Meglio non muoversi per niente dal molo piuttosto che rischiare di non tornare.
Tutto condivisibile per carità.
Sicuramente resti vivo, anzi "non morto".