Boh...
Non so che dire e nemmeno da dove cominciare...
Contro la Turchia il dio velasco estrae dal cilindro delle sue magie Giovannini prima e Fersino poi.
Gli avversari, tutti tirati a lucido per l'appuntamento contro l'Italia, giocano sui nostri punti deboli (la seconda banda) e sull'infortunio di Sara Fahr.
Brasile e Turchia giocano due partite strepitose: Gabi e Vargas quasi (quasi....) immarcabili, i centrali sia di una che dell'altra fanno male a muro e/o in attacco e i liberi, per una sera, si travestono da Monica De Gennaro.
Due avversari fortissimi, tostissimi, incazzatissimi e che giocano ben oltre le loro reali capacità.
Il tutto contro un'Italia stanca, ferita, incerottata.
Un'Italia insolitamente imprecisa, che fatica, che mura poco e male, che gioca a sprazzi e dove le sue giovani bande sembrano cedere davanti al sovraccarico che gli avversari ci impongono.
Invece l'Italia regge l'urto, resta attaccata alla partita, non molla mai.
Gioca più di cuore che di tecnica ma nessuna ci sta a perdere.
Con il Brasile esce fuori il cuore: la paura paralizza la Bergmann, Fahr e Giovannini (la più piccola e inesperta) bloccano di cattiveria prima Julia, e poi Rosamaria (che fino a quel momento ci avevano fatte a striscie) la Egonu sente l'odore del sangue e non trema. Brasile a casa.
Con la Turchia, invece, Vargas, Erdem e Gunes fanno letteralmente il cazzo che vogliono in attacco, muro e battuta. Fino al quinto set, dove ritroviamo tutto a un tratto il nostro muro, la nostra difesa, il nostro gioco. E per la Turchia si fa notte fonda.
Semifinale e finale non siamo stati bellissimi, non siamo stati travolgenti, non siamo stati sempre puliti e ordinati.
Ma era un'Italia stanca, ferita e incerottata.
PS Antropova tra due anni sarà immarcabile, come lo era la Boskovic.